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chiesa della villa del di lui monastero eleuteropolitano presso Gerusalemme, diocesi di

cioè tutte quelle che sono comprese tra Costantinopoli, e le Alpi Giulie, tra le quali e Costantinopoli certamente era inclusa anche l'Istria. Nell' epistola scritta ad Isidoro nel 396 dice: Viginti et eo amplius sunt anni, quod inter Constantinopolim, et Alpes Julias quotidie romanus sanguis effunditur: così pure in più luoghi delle sue opere ripete lo stesso. Dal deserto della Calcide scrive a Giuliano diacono di Stridone, di non sapere colà neppure se la sua patria esista. Hic ubi nunc sum, non solum quid agatur in patria, sed an ipsa patria perslet, ignoro; e ciò intorno l'anno 374; ed allo stesso raccomanda la di lui sorella ch'era caduta nell'incontinenza, e la raccomanda agli aquilejesi, ed allo stesso vescovo S. Valeriano, il quale era il vescovo pure dell'Istria, non essendovi peranco instituita alcuna sede a quel tempo in questa provincia. Nella Cronaca, all' anno 359, indica che Gallo Cesare fu ucciso nell' Istria : Gallus Cæsar. . . in Istria occiditur: ed eragli cognita CISSA, oggidì Ponta-Barbariga, mentre scriCastruzio pannone: S. Filius meus Heraclius diaconus mihi retulit, quod cupiditate nostri CISSAM usque venisses; et homo pannonius; idest terrenum animal; non timueris Adriatici maris æstus, et Egæi, atque Jonii subire discrimina.

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Giovanni vescovo di Gerusalemme, seguace di Origene, e successore di S. Cirilo.,

Questa consacrazione richiesta da S. Girolamo, perchè nel monastero di Betlemme non vi era alcun sacerdote, diede occasione al vescovo Giovanni d'inveìre contro S. Epifanio, e S. Girolamo, ponendo l'interdetto al monastero, e proibendo a ciascuno di riconoscere Pauliniano per sacerdote. S. Epifanio declama contro gli origenisti in Gerusalemme alla presenza del vescovo Giovan ni, e gli scrive una lettera in greco, con cui giustifica l'ordinanza in aliena diocesi, appoggiato alla consuetudine e reciproco uso, e perchè fatta nel proprio monastero; la qual lettera San Girolamo tradusse in latino, e la rese pubblica. Maggiormente s' irrita Giovanni, e sogna calunnie contro S. Epifanio e S. Girolamo, il quale scrive contro il medesimo, già infetto di arrianismo, e gli presenta la professione di fede, indicando che la questione dell' ordine non era che un puro pretesto alla persecuzione; sorge quindi fermento e discordia tra il vescovo, e que' monasteri. Il conte Archelao s'interpone

mediatore, ma il vescovo Giovanni lo rifiuta, perchè attendeva Isidoro monaco di Nitria, e poscia prete, spedito legato da Teofilo vescovo di Alessandria, il quale era pure infetto della pece di Origene. Di questa facetamente S. Girolamo ne dà conto. Post duos tandem menses venit Isidorus, potens (incessus tamen, ed habitus gravitate), et cui Hieronymus cum pannosa turba, et sorditatis gregibus ansus est respondere; ne crederet, opprimi se presentia, et mole corporis sui.

In questo frattempo scrive la vita di S. Ilarione, si scaglia contro gli eretici, de' quali, come asserisce Canisio, n'era il martello, fulmina perciò co' suoi scritti Gioviniano, che chiama l'Epicuro del Cristianesimo: atterra Vigilanzio, che chiama Dormitanzio, e Montano: combatte Ruffino aquilejese suo vecchio amico, per la traduzione del libro dei Principii, ossia il Peri - archon, in cui rinnovava con grave scandalo i vaneggiamenti di Origene. Null' altro S. Girolamo da esso chiedeva, che la unità nella fede;

ed a questo motivo si dichiara acerrimo nemico degli eretici (n).

S. Girolamo era in stretta amicizia con S. Agostino, il quale nel 395 fu ordinato, per forza (o), vescovo d' Ipona; ma avendogli scritta un' anonima lettera, in cui era contrario ai sentimenti di S. Girolamo, nacque tra loro qualche disgusto. Provocato da S. Agostino gli rispose, che dichiarasse se quello scritto era suo, e se pro

(n) Nell' apologia contro Ruffino. In extrema epistola scribis manu tua: opto te pacem diligere: ad quæ breviter respondebo. Si pacem desideras, arma depone blandienti possum quiescere: non timeo comminantem. SIT INTER NOS UNA FIDES: et illico pax sequetur In uno tibi consentire non potero, ut parcam hæreticis, ut me catholicum non probem. Si isla est causa discordia, MORI POSSUM, TACERE NON POSSUM. Nel principio dei Dialoghi contro Pelagio. Adversus eos respondebo, numquam me ho reticis pepercisse, et omni egisse studio, ut hostes Ecclesia, mei quoque hostes fierent.

(o) Queste ordinazioni per forza furono proibite non solo dalla cattolica Chiesa romana, ma pure dall'imperatore Maggiorano nella Novella seconda.

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fessasse quella dottrina, mentre non conveniva ch'egli scrivesse contro un vescovo, et eum episcopum quem ante cepi amare quam nosse: qui me primus ad amicitiam provocavit: quem post me orientem in scripturarum eruditione lætatus sum: e soggiunge che se astretto fosse di farlo, sarebbe a di lui colpa per averlo provocato; com'egli dice nell' epistola 13. Ut si in defensionem meam aliqua scripsero, in te culpa sit; non in me, qui respondere compulsus sum : e poscia ætate fili, dignitate parens: e quindi: Superest, ut diligas diligentem te, et in scripturarum campo, juvenis senem non provoces. Pentito S. Agostino dell'errore commesso gli risponde coll'ep. 15. Atque ita superest, ut agnoscam peccatum meum, qui prior, te in illis litteris læserim; quas meas esse, negare non possum: obsecro ergo te per mansuetudinem Christi, ut si te læsi, dimittas mihi; nec me vicissim lædendo malum pro malo reddas lædes autem me, si mihi tacueris errorem meum, quam forte inveneris in factis, vel dictis meis: e nel epis. 19 dice: quam

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