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damente predicare nella sua diocese, che era suo vero fratello cosi di spirito come di carne, e che, se avesse vivuto, col temро havria gittata la mitra, poteva bene ed il fratello Pietro Paolo, ed i frati, e qualunque altro ricordare i sacramenti a G. B., ch' egli li avrebbe fermamente ricusati; ma non avendoli alcuno ad esso ricordati, ed anzi avendo maliziosamente P. P. cercato ogni via, perchè non gli fossero ricordati, dobbiamo ragionevolmente conchiudere, che G. B. non aveva i sentimenti di P. P., nè quanto ha milantato l'apostata dopo la sua apostasia; e che P. P. è un mentitore, e che G. B. è morto cattolico.

Dalle notizie intorno Ottoniello Vida del marchese Gir. Gravisi (pag. 24) ritroveremo ancora P. P. contradicente con se stesso, e che scrivesse per riscaldo di mente e di partito secondo le circostanze a lui proprie, mentre dopo aver egli nel 1554 proclamato il fratello G. B. come di sentimenti ad esso uniformi, nel 1559 ovvero 64 nel suo Postremus catalogus, nel quale esamina le cinque edizioni dell'indice de' li

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bri proibiti, degli anni 1548, 52, 54, 59, 64, nei quali scopre diffatto molti errori nel nome degli autori, e nel titolo de' libri, come assicura Apostolo Zeno (Annotaz. alla Bibliot. della Letterat. Ital. T. 1. p. 16), ci se ne lagna (pag. 15), dicendo, che suo fratello G. B. vi fosse inserito ingiustamente per la Parafrasi da esso fatta sopra il salmo 118 Beati immaculati in via ec., ed essere passato a silenzio ch'esso fu vescovo, ut sane fuit per duodeviginti anet quidem honoratissimæ civitatis, cioè di Pola; gloriandosi con ciò che suo fratello fosse stato vescovo, quando prima ne fece uno sprezzo; e che fosse cattolico, quando in precedenza disse ch' era a lui eguale in dottrina. Singolare stravaganza, e contraddizione in chi abbraccia un partito. L'essere poi stato G. B. inscritto nell' indice de' libri proibiti attribuir dobbiamo ai motivi stessi per i quali fu inserto Ottoniello Vida, e tant' altri per equivoco, o per aver dato retta a' di lui nemici, e spezialmente ai riscaldi del Muzio : ma che questa Parafrasi non cóntenesse sentimenti con

trarii alla cattolica religione, e che G. B. autore non fosse del trattato de Avaritia ministrorum ecclesiæ papistica, come qualcuno aveva sospettato, ragionevolmente dobbiamo ritenere, poichè il Muzio che tanto si affaticò a trovar motivi di attacco contro il vescovo G. B., non fa alcun cenno di queste opere in alcuno de' suoi scritti, e questo solo, se vero, sarebbe stato sufficiente, ed anzi, unico fondamento per portarne pieno trionfo; nè il Muzio l'avrebbe ommesso.

Quarto. In quanto alla qualità dell' esequie, si sa bene, che i morti non comandano ai vivi, e che per confessione di P. P. queste ristrette esequie furono dal medesimo dirette, quindi non imputabili a G. B. D'altronde tre o quattro messe sono sufficienti per un cattolico funerale; nè vi ha di necessità che v'intervengano frati e monaci; nè che vi si presti una pompa funebre per comprovare che un morto sia

cattolico.

Quinto. Noi ignoriamo il tempo preciso in cui fu atterrato il sepolcro di G. B., e gettate le ossa nel mare; na sappiamo che

questa operazione era il vivo desiderio del Muzio, e del Grisoni; e che il Muzio la inculcava con trasporto eccedente. Nel mese di maggio 1550 all' 1550 all' apostata P. P. successe nel vescovato di Capodistria M. Tommaso Stella, prelato pio e rispettabile per dottrina, per costumi, e per esperienza di governo. Conviene credere che il Muzio si dirigesse al medesimo per questo effetto, e che i di lui fanatici trasporti non ne riportassero l'intento, perchè nella più volte citata lettera al cardinale di Napoli del 1554 se ne lagna, dicendo, che il corpo di questo eretico, cioè di G. B.... di quanto scandalo sia stato, sia, e possa essere a cattolici, ognuno lo si può immaginare, veggendosi massimamente che si lungo tempo si comporta da chi (cioè da M.' Stella) vi dovrebbe provvedere. Io GLE NE HO SCRITTO: MA HO CANTATA LA CANZONE AL SORDO. Nel 1556 a M. Stella successe il vescovo Valentino, ed a questo M. Antonio Elio patriarca, e vescovo di Pola nel 1572, ed essendo M. Elio di eguali sentimenti del Muzio, e del Grisoni, come lo era di loro amico, e per opera di lui, qual

segretario pontificio, essendo sortiti da Roma tutti i decreti contro l'apostata, dobbiam congetturare che al di lui arrivo alla patria sede, dal medesimo sia stato dato luogo al desiderio del Muzio contro quel sepolcro e quelle di modo che non bastando le acerossa, be vessazioni usate contro i viventi, si volle eziandio da animi cristiani, religiosi, e prelati distinti estendere il furore contro le ossa de' morti..

In qual modo insinuasse il Muzio l'esecuzione, apparisce dal seguente periodo di detta lettera. A me pare, che quando una tale impresa a me appartenesse..... quando non avessi ardire di far pubblicamente ardere quelle ossa in piazza, le havrei fatte almeno celatamente gittare dove si gittano quelle delle altre bestie, per levare quella abominatione del luogo santo.

Con quanto fondamento, e con quanta ragione ciò sia stato eseguito, dal contesto di quanto abbiamo finora esposto, apparisce ad evidenza; come risulta chiaramente la falsità di quanto ne disse l' Ughelli, l'impo

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