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state riservate alla disposizione de' pontefici, decernentes ex tunc irritum et inane, si secus super his a quoque, quavis auctoritate scienter, vel ignoranter contingerit attentari; poscia soggiungendo che il Rapiccio gli è stato presentato da Carlo arciduca d' Austria, a cui compete la nomina, come si riscontra da autentica copia di detta bolla (b). L'imp. Massimiliano II. avendo avuta notizia che il vescovo Rapicio era per pren

(b) Erra il Mainati (chron. di Triest. Tom. III. p. 112) portando la bolla pontificia all'epoca 1568, mentre questa vi precede di un anno: un poco di riflessione, che avesse fatto ai suoi stessi scritti, ne avrebbe riscontrata l'implicanza e la contraddizione, mentre la lettera di Massimiliano dei 7 ottobre 1567 indica, che il Rapiccio celebrerà in breve le di lui primizie. Non poteva ciò indicare il Rapiccio se prima non avesse ricevuta la Bolla da Roma, la quale doveva precedere la lettera dell'imperatore, che accompagnava il dono, e destinava la deputazione; così fu diffatto, mentre la Bolla è

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di 21 agosto 1567, ed è la lettera dei 7 ottobre di detto anno, perciò la lettera di Massimiliano è posteriore di 47 giorni alla data della Bolla.

dere possesso della sua sede deputò suoi nuncii il conte Francesco della Torre, ed il conte Atimis capitano di Gradisca, perchè assistessero alle di lui primizie, e gli presentassero in pubblico una sottocopa o tazza d'argento (pecar) come dono, che la M. S. gl' inviava, in segno della sua grazia e benevolenza per i servigi prestati ad esso, od al di lui genitore Ferdinando. La lettera dell' imperatore è segnata in Vienna il giorno 7 ottobre 1567, cioè 47 giorni dopo la data del breve pontificio, e se ne ha copia autentica in lingua tedesca.

Lo spirito di partito sembra che dominasse in Trieste, e che il nostro vescovo esercitasse del rigore, e forse anche imprudentemente, e che poscia gli divenne fatale. L'arciduca Carlo d' Austria con lettera (originale) di Gratz 7 novembre 1567 risponde al Rapiccio, lodando certa azione, actionem seguita in Trieste tra esso e certi settarii, dal vescovo frenati; ma gl'ingiunge che in avvenire per castigare que' settarii si debba servire del braccio secolare, cioè del capitano, dei giudici, o del senato, vel sena

tus di quella città; affinchè: ne si vos ipsi immediate in eos animadvertatis, scandalum aliquod, seu inconveniens exoriatur ; e dice di avere dato ai giudici ed al senato su di ciò gli ordini opportuni: ed aggiunge che in quanto agli usurai trovava necessario attendere il parere della di lui reggenza per stabilire debitamente quanto vi è di uso, aspettando che a Gorizia gli spediscą su di ciò il di lui voto, in quanto alle cose spirituali.

Da lettera (originale) di Gratz, 5 luglio 1568, si rileva che l'arciduca Carlo, rispondendo al nostro vescovo sopra l'inchiesta se pubblicar dovesse la bolla in cana domini spedita dal patriarca di Aquileja da eseguirsi nella cattedrale di Trieste, ne loda la prudente di lui condotta, gl' insinua di usare un silenzio sino a che il patriarca rinovi l'ordine, nel qual caso risponda di non averlo eseguito per timore di non incontrare nella mente del suo principe, mentre non fu pubblicata giammai tal bolla in quella chiesa, ed avere anzi inteso, da persone degne di fede, che da varii principi d'Ita

lia, e specialmente dai veneziani non fu accettata, e che perciò, a maggior di lui sicurezza significherebbe la cosa all' arcidued in tal modo esimersi dal pubblicarla, che se poi insistesse il patriarca, debba in allora scrivere ad esso arciduca, ed attenderne le di lui risoluzioni.

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Il nostro Rapiccio fu pertanto famigliare, ministro, segretario, aulico consigliere, e commissario nel Friuli per l'Imp. FERDINANDO I., morto nel mese di luglio 1564; incarichi non indicati dal Mainati, il quale lo porta soltanto segretario di Massimiliano e consigliere dell'arciduca Carlo d'Austria. Sopra il di lui ritratto esistente in casa Rapiccio a Pisino vi ha la seguente epigrafe.

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PRO. EADEM.MAIESTATE. IN. FOROIVLII, FINIBVS. COMMISSARIVS ANTISTES. AC. COMES. TERGESTINVS. 1566.

Fu egli innoltre consigliere dell' arciduca Carlo, e sembra che fosse stato peranco segretario di Massimiliano, poichè nella

lettera che gli accompagna il dono della sottocoppa, oppure bicchiere, lo chiama nostro antico, e fedele segretario. Il Mainati dice che fu anche in una missione a Roma per parte di Ferdinando I., onde ottenere la dispensa dell' arciduca Carlo colla duchessa di Baviera.

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Tutti i scrittori convengono, che il vescovo Rapiccio morì avvelenato nel giorno 31 decembre 1573; ma ch' egli fosse stato avvelenato innocentemente e per equivoco, in un convito destinato a sedare le discordie di alquanti cittadini, e con bicchiere preparato col veleno per uno della parte avversaria, come dice il Mainati, avrei molto da dubitare; poichè ad un vescovo che tiene il primo luogo ad una tavola, ed assistito anche da' suoi servi, è difficile il concepire un' equivoco, col far passare ad esso il bicchiere di un'altro. Io ritengo piuttosto, ch'egli espressamente sia stato avvelenato.

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Abbiamo osservato, che in Trieste vi era una turba di settarj, ed un'altra di usuraj, e che a questi il Rapiccio dava di

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