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vero definire; onde la canzone (o piuttosto quella chiusa) dovendo essere stata scritta prima, tanto potrebb'esserlo nel '304 (alla qual epoca l'attribuisce infatti lo Scalvini nel Comento alla divina Commedia del Tommaseo), come nel 1309, o qual altra prossima data. «E poichè siffatta Canzone per noi va esclusa dalle nove morali perdute, trattando di un amore sensibile, di quello appunto che riguarda Gentucca degli Antelminelli, possiamo ancora ritenerla scritta ai principii del 1307, contemporaneamente alla chiusa in quistione ». Dunque, perchè una canzone non è delle morali, dee riguardare Gentucca; riguardando Gentucca, dev'essere stata scritta ai principii del 1307; essendo chiusa e canzone contemporanee, devono appartenere ad un unico componimento! Questo sì che mi pare un metodo molto facile di sciogliere le difficoltà. Ammetto anch' io che questo componimento possa essere stato scritto per la Gentucca alla quale, per le ragioni calzantissime del Serafini nel suo discorso, è a credere che diverse altre s'indirizzino; ma badiamo, per carità, di non aggiungere, alle buone, delle altre ragioni, che facciano scappar la voglia di credere anche alle prime.

1. A' tre men rei di nostra terra Quel nostra par meno proprio, non essendo la canzone di alcuna terra. Ma abbondano in Dante i riferimenti di un complemento, anzichè al soggetto, all'oggetto, o ad altro complemento, o perfino, come qui, a concetto sottinteso, avuto in mente o anticipato.

9. Gli ultimi due versi il Fraticelli li interpreta « che vive in timore soltanto quegli che ha paura di prender guerra contro il male; perchè fuggendo il male si procura il bene ». Ma chi rammenti quel del II, 88 d'Inf., Temer si dee di sole quelle cose Ch' hanno potenza di fare altrui male, Dell'altre no, che non son paurose, e legga tutto il rimanente di questa chiusa, troverà assai più ragionevole quella che abbiamo posto nella parafrasi. Una variante possibile però sarebbe, Che quegli teme, invece di Chè, ove il rincalzo delle persuasioni è maggiore.

Sono ben lungi dal lusingarmi che in questo tentativo di restituzione e comento di una delle più belle canzoni di Dante tutto deva essere accolto; mi basterà solo di avere, e sia pure in piccolissima dose, contribuito al lavoro critico, ancora tutto da fare, sul Canzoniere del nostro massimo poeta.

Roma, 15 di marjo, 1893.

F. RONCHETTI

CHIOSE DANTES CHE

LE “ TRE DONNE BENEDETTE. ,,

Inferno, I, 124.

Dopo che Virgilio si fu offerto a Dante di trarlo dalla diserta piaggia, ed essergli guida al suo fatale andare fin dove lo può condurre la sua scuola, accoglie questi premuroso la cortese proposta, e muovono insieme sul cader del giorno alla volta dell' Inferno; ma nel far via per quella oscura costa, pensando all' alta impresa a cui s'accingeva, e che egli stima impari alle sue forze, ritorna dal suo buon volere,

si che dal cominciar tutto si tolle.

A tal segno di scoraggiamento a l'ombra di quel magnanimo », per infondere coraggio nel suo protetto, gli narra come egli venne a lui e come lo mandò in suo aiuto

La donna di virtù, sola per cui

l'umana spezie eccede ogni contento
da quel ciel ch' ha minori i cerchi sui;

nel ridirgli del colloquio avuto con essa, nota fra altro le seguenti parole di lei:

Donna è gentil nel ciel, che si compiange

di questo impedimento, ov' io ti mando,

si che duro giudicio lassù frange. Questa chiese Lucia in suo dimando,

e disse: ora abbisogna il tuo fedele

di te, ed io a te lo raccomando.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse, e venne al loco dov'io ra,

che mi sedea con l'antica Rachele.
Disse : Beatrice, loda di Dio vera,

che non soccorri quei che t'amo tanto,
ch'uscio per te dalla volgare schiera ?

Parole che concordate a quelle di Bernardo, là dove questi descrive a Dante i sedenti nella a candida rosa »

di cui sono più speciale oggetto i versi 4-9 e 118.138 del canto XXXII del Paradiso – discoprono, quasi per corrispondenza matematica, col mezzo delle conosciute Lucia e Beatrice, chi sia la innominata Donna gentile, e conseguentemente che cosa rappresenti fra le tre Donne benedette che hanno cura » di Dante « nella corte del cielo ».

Fra i più antichi commentatori, B venuto Rambaldi, dopo di aver fatta la distinzione teologica di « grazia operante » e « cooperante o la lascia in disparte, e, tacendone il nome, interpreta la Donna gentile per grazia preveniente; predicato che non sembra proprio al caso, poichè veramente la donna non previene, ma scioglie un impedimento. Di Lucia, se non ho frainteso, ne fa la grazia cooperante, e di Beatrice la teologia. Venendo quindi ai più mo. derni mi restringerò a notare Brunone Bianchi', che scelgo spesso di preferenza, siccome quegli che molte cose raccolse dai predecessori, e leggo nelle sue annotazioni al canto II dell'Inferno, che la Donna gentile è la Vergine Madre di Dio, e figura la divina clemenza, a cui duole » l'ombra d'ignoranza e di morte in cui siedono gli uomini, e il disordine e la miseria che » li contrista, sebbene per giusto giudizio ciò loro avvenga ».

Dimostrerò in seguito come la Donna gentile non sia la « Vergine Madre di Dio , nè figuri la « divina clemenza », ma osservo intanto: che cosa ha che fare quì tutto questo motivare di ignoranza, di disordine e di miseria che contrista gli uomini?.... Dante non è oscurato dall'ombra dell'ignoranza e della morte, chè anzi si accinge ad onorata impresa qual'è quella di volere ammaestrar gli altri coll' esperienza; nella deserta piaggia egli è contristato dalla Lupa che gli impedisce la sua via, non già per colpe proprie giacchè gli è porto dal cielo premuroso aiuto, e Virgilio sulla riva di Acheronte lo dice anima buona; sopra di lui infine non pesa sentenza di castigo divino, e si vedrà più tardi in prò di chi la Donna gen. tile franga nel cielo il giusto giudizio.

« Lucia, continua il Bianchi, è la santa martire siracusana, a cui un'antica credenza po» polare porta che fossero cavati gli occhi. In altro senso, derivata l'idea da lux, rappresenta » la grazia illuminante che è mossa dalla divina misericordia a soccorso dei ciechi mortali ». Ma come mai si è scoperto che la Lucia della Commedia voglia essere proprio la storica martire siracusana uccisa nell' anno 304? L'autore non ne porge in alcuna delle sue opere il menomo indizio, e nel Convito attribuisce questo nome con quello di Maria a due città che egli immaginava nei due punti opposti della terra, i quali or si chiamano poli? onde ci vien mostrato che occorrendogli di indicar cose nuove, eleggeva talvolta nomi che non alcuna relazione colle medesime. Cosi avviene riguardo alla Lucia di cui qui si ragiona, che da quel nome non si è punto legati per etimologia ad indurre ciò che la cosa possa rappre. sentare, siccome intendono molti chiosatori, derivando Lucia da lux, luce, per farne la figura della grazia illuminante.

Premesse queste brevi osservazioni sui commenti più in uso, debbo ora condurre il lettore a rivedere la « candida rosa » nel cielo, acciò più fresca ne abbia la immagine, e vi riconosca come siedono a rispetto loro alcuni dei principali personaggi che quivi hanno gloria.

Quella forma generale di paradiso adunque, che nel cielo di pura luce è quasi un grandissimo anfiteatro circolare cui manca l'arena, nel suo visorium conta ben più di mille gradini. Nel più ampio e supremo ha la sua sede augusta la Regina

avevano

di cui quel regno è suddito devoto;

ai suoi piedi sta Eva, e

Nell'ordine che fanno i terzi sedi,

siede Rachel di sotto da costei,
con Beatrice si come tu vedi.

1 Già nei suoi lavori precedenti, fra i quali è ormai conosciutissima per grande originalità la topocronografia della divina Commedla (La Visione di Dante Alighieri considerata nello spazio e nel tempo. Torino, 1881) l'autore ci ha fatti avvertiti che i commenti da lui citati non devono servire, come alcuno erroneamente ha creduto, di mostra bibliografica, ma soltanto di base e di punto di partenza alla discussione.

N. d. D. 2 La terra nel mondo tolemaico, che é pure il mondo dantesco, essendo considerata immobile nel centro dell'universo, non poteva aver poli, che sono necessariamente le estremità dell'asse di un corpo in rotazione, Non esistevano per gli antichi che i poli del cielo.

Or guarda ai due lati della vergine Madre, e vi ritroverai vicinissimi, a sinistra, Adamo e dall'altra parte il Padre vetusto di santa chiesa. Nello stesso superno grado sopra cui sie. dono quei grandi patrizi, e in parte diametralmente opposta vedrai ancora sedenti due donne che ci interessano assai, cioè Anna di fronte a Pietro, e Lucia contro ad Adamo, così che tra loro si trovano vicine.

Accertata la posizione di questi beati, sarà ora molto agevole di conoscere chi sia la Donna gentile, sol che rileggendo la parte del colloquio da Virgilio riferito a Dante di cui è fatto cenno nel principio, si tenga conto com'essa per chiedere Lucia in suo dimando a raccomandarle lo smarrito pellegrino, non si muove dal proprio luogo, onde appare la loro con. tiguità, che poi è resa indubbia dalla espressa mossa di Lucia per andare dov'è Beatrice ad eccitarla in soccorso « di quei che l'amò tanto ». Dunque la Donna gentile non sarebbe già la vergine Madre di Dio quale figura della divina clemenza, sibbene Anna, il cui nome, se. condo ne scrive Sant'Agostino (Città di Dio, libro XVII, cap. IV), annuncia la grazia.

A caratterizzare quindi la Lucia pare che si debba procedere per deduzione, traendo, dai passi che di lei fanno motto, quel tanto di cui l'insieme possa guidare alla scoperta di ciò che l'autore abbia inteso di farle rappresentare fra le tre Donne benedette; e dappoichè si è conosciuto che la Donna gentile è Anna il cui nome figura la grazia, rimane ragionevolmente escluso che l'altra possa simboleggiare, secondo che vuole il Bianchi, la grazia illuminante, (la quale non sarebbe che parte emanata da quel tutto che il nome di Anna già significa) ma si rappresentare tal cosa, che colla grazia e la scienza (Beatrice), formi una trinità quasi a similitudine della divina.

Ora, se questa mia idea che prepongo all' argomentare sopra la seconda figura tuttor ve. lata, abbia o no ragione di sussistenza, lo si vedrà dalle spiegazioni, dove occorrono, alle pa. rafrasi dei seguenti passi :

1.° Riferisce Virgilio le parole dettegli da Beatrice (Inf., II, 94:108) « Donna assoluta Signora di favorire secondo il suo beneplacito – la grazia, è magnanima nel cielo, la quale deplora che l'amico mio sia impedito così nel suo cammino che volto è per paura, e tanto

deplora questo impedimento a riscontro del quale io ti mando, che severo giudicio – qual'è » quello che tienti fra i sospesi – lassù frange, interrompe. Questa chiese Lucia che le sedea » dappresso, in soccorso del suo volere, e le disse: in questo punto il tuo fedele abbisogna di

te, del tuo benigno aiuto, ed io a te lo raccomando pregandoti di averlo in tua cura. Lucia » nemica a qualsivoglia crudeltà di persona o di cosa, tosto si mosse attraverso la massima » ampiezza del nostro convenuto per venire al luogo dov'io sedeva coll'antica Rachele, ed

esponendomi la penosa condizione di quegli che mi amò tanto, mi mosse in suo soccorso ». Ma Beatrice che in cielo è la scienza divina, pur essa non porge aiuto immediato al minacciato viatore, chè a far ciò sapientemente muove ancora, siccome più affine al di lui intendimento, la ragione arricchita di scienza ed arte nella persona di Virgilio, che deve essergli maestro e guida sino alla soglia della conoscenza perfetta di quel Vero nel quale si quieta l'anima umana.

2.o. (Purg., IX, 19-32 e 55-57). Nella valletta della speranza, là dove a notic già inoltrata cra il Poeta stato vinto dal sonno, e quando presso il mattino la mente più dalla carne sciolta e meno occupata dai pensieri,

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alle sue vision quasi į divina,

gli pareva in sogno d' essere sul monte Ida da dove l'uccel di Giove rapi all' olimpo Gani

mede, e di vedere un'aquila nel ciel remota con penne d'oro, l'ale aperte ed a calare in» tesa. Fra se pensava: Forse questa batte solamente qui per uso, e forse da altro luogo

» disdegna di portare in su coi piedi la gente. Poi gli pareva che, terribile come folgore, di. » scendesse e lo rapisse su infino al fuoco, cioè insino al cielo di fiamma, al cielo empireo. » Ivi parevagli ch' ella e lui ardessero, e tanto fu forte l'immaginato ardore che gli ruppe » il sonno».

In quel sogno, quasi presagio di sua andata al sommo dei cieli a cui gli sono scala le tre Donne benedette, l'aquila vestita di penne d'oro, cioè di splendore della divina bontà, coll' ale aperte in segno di benignità, e con propria virtù affettiva, intesa a scendere per ra. pirlo in alto, è nella realtà Lucia che lo piglia dormente per agevolarlo nella sua via.

3." (Parad., XXXII, 136-138). Bernardo venuto a Dante in luogo di Beatrice, gli mostra la disposizione della « candida rosa », e termina l' assunto ufficio di dottore colle seguenti parole:

E contro al maggior Padre di famiglia

siede Lucia che mosse la tua Donna,
quando chinavi a ruinar le ciglia.

4.° E per ultimo (Inf., II, 67-69) la donna del contrariato pellegrino ordina a Virgilio di muovere in suo aiuto, e per farlo più pronto ad obbedirla le si discopre dicendo:

lo son Beatrice che ti faccio aadare :

vegno da loro ove tornar disio :
Amor mi mosse che mi fa parlare.

Or a seguito delle spiegate citazioni conviene notare che Anna mosse Lucia, che Lucia mosse Beatrice, e questa per ultimo mosse Virgilio; e mentre si mettono a riscontro le espres. sioni « Siede Lucia, che mosse la tua Donna », « Amor mi mosse che mi fa parlare , ne deriva per modo quasi assiomatico, che siccome nei due luoghi e per la medesima circostanza, quella che è mossa è la stessa Donna, debba equipararsi il movente quantunque diversamente denominato, così che per conseguenza Lucia debba significare amore.

A tale intendimento suffraga già, se bene si considera, il fare dell' aquila veduta in sogno dal poeta, l'ardore comunicatogli quando in su l'ebbe tratto, nonchè l'opera e le parole benevoli della donna. Ma se tuttavia ciò non bastasse a determinare il dedotto significato, spingo la mia investigazione con mettere in rapporto le parole: « Ora abbisogna il tuo fedele di te ed io a te lo raccomando » parte dalla Donna genuile a Lucia, e quelle del Poeta al S. XII della Vita Nuova, dove, chiamando misericordia alla Donna della cortesia, disse: « Amore aiuta il tuo fedele » ; dal quale s’induce ancora che la fedeltà di Dante sia nei due luoghi rivolta ad un medesimo obbietto. Laonde Lucia, chiamata pur nemica di ciascun crudele, è proprio figura d'amore, carità, virtù della quale san Paolo enumera gli attributi nella sua prima epistola ai Corinti. Formato di tal guisa quel trino consorzio di potestà, amore e scienza con sì chiara similitudine alla suprema triade di cui già toccai in addietro, resterebbe ch'io dicessi pure della Beatrice che ho soltanto indicata per quanto conveniva alla dichiarazione delle altre due donne; ma siccome il trattare di questa non comporta brevità, dappoichè s'ha da pigliare nella Vita Nuova, passare con essa attraverso il Convito e spaziare in sua compagnia nella Commedia, mi riservo, occorrendo, di farne soggetto speciale in un'altro studio.

G. G. VACCHERI

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