Slike stranica
PDF
ePub

SUL VERSO RELATIVO A BONIFACIO ARCIVESCOVO DI RAVENNA

1.

" CHE PASTURÒ COL ROCCO MOLTE GENTI,,

Purgatorio, XXIV, 29-30.

A G. L. PASSERINI.

Onorevole signore.

Ho letto nel suo Giornale dantesco (quad. I, pag. 47) che il signor Corrado Ricci ha promesso una chiosa sul verso relativo a Bonifacio arcivescovo di Ravenna (1274-1294) che pasturò col rocco molte genti. Ora io penso che ogni ravennate, un poco istruito sulle cose della sua città, possa dare la chiosa vera. Che cosa infatti sia il ròcco non solo lo sappiamo, ma lo vediamo. Esso è l'antico pastorale dei nostri arcivescovi, il quale è sormontato non dal solito riccio ma da una specie di tempietto o ròcca. Nel nostro museo classense ve ne ha uno visibile a tutti. Il dottor Ricci potrebbe darne la fotografia.

Alla parola pasturò alcuni hanno dato significato di biasimo: ma il verso dantesco riferito di sopra inchiude, a mio vedere, tanto biasimo quanto quello relativo a Martino IV che ebbe la santa Chiesa tra le braccia (Purg., XXIV, 22). E se del nostro arcivescovo la storia non dicesse nulla in proposito, quel verso si potrebbe spiegare ragionevolmente nel significato che Bonifacio, essendo arcivescovo di Ravenna, governò e resse molte popolazioni. Ma la storia vuole che s'intenda la cosa in modo diverso. Ecco quello che ne scrive il nostro sto. rico Girolamo Rossi : « Non desunt qui huius Bonifacii Archiepiscopi meminisse; cum de abdominis voluptatibus addictis, verba facit, in altera sui operis parte, Dantem putent. Sed fuit Bonifacius christiana liberalitate maxime insignis, quod ostendit vel illud, quod in magna annonae caritate, qua haec omnis laborabat Provincia, cum Argentani plurimum amictarentur, ipse et horrea quae ibidem habebat aperiri, et cum neque illa sufficerent, et opido etiam Chatolica frumentum illuc suum conveni et in populum, ex sui Vicecomitis » (così, o Visdomini si chiamavano gli amministratori della mensa arcivescovile residenti a Ferrara, Argenta, Cattolica, Cesena, ecc. ecc.), « praescripto distribui iussit. Extant adhuc in Ursiano tabulario illius hac de re litterae ad Vicecomitem argentanum Caesenae scriptae ».

Or bene: la fania di questo grande atto di liberalità cristiana non poteva essere dimenticato dai ravennati quando tra loro si rifugiava Dante Alighieri : il quale, facendone memoria ne' suoi versi immortali, pagava un bel tributo di affetto alla ospitale Ravenna, ad onore della quale ridondava la lode data al suo pastore.

i Publichiamo di buon grado questa lettera del can. Savini, rettore del Seminario arcivescovile di Ravenna, nella speranza di far cosa grata agli studiosi e per ricordare al dr. Ricci la gentile promessa di una sua chiosa a questo verso dantesco.

La direzione. 2 Hier, Rubei, Hist. Rav. Venetiis, 1589, lib. VI, pag. 186.

Se poi qualcuno trovasse da ridire perchè Dante, mentre racconta i peccati degli altri golosi, di questo, invece, non che narrare i vizi, loda le virtù : io risponderei che, quanto al lodarlo, il poeta ha motivi particolari, e quanto al tacerne le colpe fa con costui nè più nè meno di quello che ha fatto con Bonagiunta (versi 19-20).

Perdoni la libertà che mi sono preso, e mi tenga, onorevole signore, per suo obbligatiss.

FERDINANDO SAVINI.

VARIETÀ

Ricerche piccine, da fare, da poter fare.

To thee I send this written embassage to witness duty, not to show my wit.

Shak, Sonn., XXVI, 3.

A conquistare la bellezza si va in frotta, con eserciti di nazioni; ma ciascuna ha il ca. pitano dei capitani, che non cede la bandiera o la spada: il nostro è, sarà, l'Alighieri. Le foglie d'oro della sua ghirlanda le colse e mise in capo da sè; noi gli offriamo, con timida renerazione, le ghirlandelle di stagno e di carta: e c'è chi tiene il registro. Ma anche fuori dell'accampamento, se ne raccontano le gesta altri soldati: si ricombattono, con armi diverse, in terra diversa, le battaglie combattute da quel forte e se ne fanno i commentari. Anche di questa opera, ogni di cresciuta, di volgarizzatori e di critici, c'è il registro. E non basta: o almeno, non mi basta. Quando, di volo, in una pagina che la rimpiatta ad occhi meno indagatori, una parola d'oro discorre del nostro poeta non vorrei che andasse dimenticata. Bisogna darsi la mano, amicamente e festosamente, a frugare, a raccogliere, a rimettere agli occhi del sole: se molti ci si industriano, si ha di più, si ha meglio, e si fa presto. Non vanno poste che due leggi, due regole: gettare da banda gli scritti che, tutti e dirittamente, si rivolgono a studiare l'uomo e le opere di lui, badando solo all'impreveduto: non tener conto che dei giudici di pregio grande, nei quali sia larga, fonda e feconda la erudizione, sia antica e nuova la sapienza, sia rapido e misurato il volo della fantasia. Qua e là basta un accenno: ora nudo e brullo il pensiero che viene fuori, ora vestito di un po' di commcnto, alla nostrale: ora le parole schiette di ogni lingua, ora vederle rifatte da un altro che le condensa, le discioglie, le tramuta. Altri vegga che cosa, e quando, giovi di più.

Gli studi fatti intorno all’Alighieri da Federico Cristoforo Schlosser sono conosciuti da un pezzo, ed è bene non trascurarli. Occhio di forestiero vede quello che, a casa nostra, non si vede più: e vivo era l'occhio di quel contadino frisone, uomo di ferro e di fuoco. Ma non so che, nella famiglia di Dante, se posso dire così, si rammenti che cosa dell' amico morto, morto appena, scrivesse un altro grande, il Gervinus: parole meditate a lungo, e che la morte dello Schlosser fece tramutare in discorso da funerale, ma di quelli che durano (F. CH. SCHLOSSER. Ein Nekrolog, von G. G. GERvinus. Leipzig, 1861).

Lo Schlosser s'innamora presto di Dante; è un'anima la sua che non vuole comperarsi il cielo, o raggiungerlo, coi miracoli: un cielo è per lei il conoscersi, nella sua pace. Legge, rilegge: meglio, e più, s'addentra nelle due ultime cantiche, dove è dipinta la beatitudine di intima e pura vita, contemplatrice della divinità, e che insegna a morire alle gioie del mondo. Voli di poeta arditi, franchi passi di filosofo: operare ed intendere; due fotenze in un'anima sola; onde l'agitarsi fra le parti della città e insieme levare gli occhi all'amore divino. Dopo l'amore ideale della età prima, Dante è travolto nella fiumana della vita pubblica, ma torna alla poesia nel poema: lo Schlosser, strappato alla vita intima, dalle cose di fuori non riesce più a far ritorno in sè stesso: è un contemplatore che sa tutto essere vanità del mondo, e di esso mondo scrive la istoria. Conoscerlo e poterne far senza, ecco la virtù dell'Alighieri, che il suo fervoroso discepolo ammira di più. Al maestro somiglia, negli alti suoi pensieri, nella sua natura di uomo: e il corpo suo non somiglierebbe? S'accostino le due immagini: ecco lo sguardo acuto e dolce, il maschio naso, il mento in fuori, le labbra affilate e ben chiuse : quello che di Dante il Boccaccio e il Villani tu puoi dire del forte tedesco: alquanto presuntuoso e schifo e isdegnoso e quasi a guisa di filosofo mal grazioso non bene sapea conversare co' laici; come pare a Giovanni Villani (IX, 136) che è laico, e dello Schlosser pareva ai laici paesani. Alla memoria di lui dieno i suoi quel tributo di gloria che Italia diede al poeta, al più fiero di tutti i flagellatori de' costumi.

Dei pensieri del Gervinus questo è lo scheletro; veggano di che carne è vestito quanti ammirano lo storico vigoroso che sa agitare, minacciosa e punitrice, la sferza.

Chi vuole un altro esempio, meno aspettato di certo, legga le parole di Augusto Böckh, uno dei principi delle umanità, erede anche di ricchi italiani, ma, pur troppo, morti da un pezzo. Il cadergli nella mente il nome del poeta, mostra come nella sua gioventù non lo tra. scurasse; quando ancora non soprabbondavano i cultori della poesia nostra del trecento di là dalle Alpi: Dantes pontificum larvas delictorum poenas luentium, ecclesiam squalore horridam, flagitiorum pondere obrutam apud inferos monstrat (L'orazione è del 1817 e si legge nelle Orationes, Lips. 1858, p. 49), e Dante e lo Shakespere erano fra i moderni soli degni che il Böckh li comparasse ad Eschilo (Encyklopädie u. Method d. phil. Wissenschaf. ten. Leipz., 1877, p. 642). Quando cominciasse a dirlo, nessuno può dire; gli appunti che, morto il maestro, furono stampati dal Bratuscheck, gli avevano servito di guida alle lezioni dal 1809 al 1865.

E codesto a che cosa gioverebbe? A legare assieme gli intelletti delle nazioni: un nome, una parola basta. Fu detto in molti modi quello che giudica il Taine della Commedia; ma tu godi a sentirlo giudicato da lui: « probablement, par l'imagination, encore à présent ce tableau est le plus exact comme le plus coloré du monde humain et divin tel que le conçoit l'église catholique » Rev. d. d. Mondes. vol. CV, pag. 499); allo stesso modo che, giunta improvviso, una voce di commento va sopra le altre, ed è voce del Goethe. Il Goethe, discorrendo alla buona, come egli usava, delle lettere di Fr. H. Jacobi, conchiude: « Ben posso lodare il nostro Dante (unsern Dante) che ci permette di cercare la nipote di Dio», e poi traduce (Inf., XI, 100-105).

Von Gott dem Vater stammt Natur

ei pochi versi che seguono.

E. T.

RIVISTA CRITICA E BIBLIOGRAFICA

BIBLIOGRAFIA DANTESCA ALEMANNA

DELL'ULTIMO DECENNIO (1883-1893;

1. COLLECTANEA.

Delitzsch, Franz: Zwei kleine Dante Studien (Lue piccoli studi danteschi). Lavoro inserito nella « Zeitschrift für kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben », 888, IX, pag. 41-50, e Supplemento, ivi pag. 382-384.

Nel primo di questi due studi si parla delle relazioni tra Emanuele ben Salomone, poeta ebreo autore del Machberoth, e Dante, giovandosi dei quattro sonetti scoperti e pubblicati dal Mercuri. Il secondo esamina la singolare e stravagante questione, se il Veltro dantesco non sia per avventura un anagramma del nome Lutero (VELTRO-LVTERO).

Di Francesco Delitzsch, insigne orientalista e teologo luterano, e delle sue opere vedi De Gubernatis « Dictionnaire international », pag. 801 e seg.

Miscellanea di filologia e linguistica, in memoria di Napoleone Caix e Ugo Angelo Canello. Firenze, Succ. Le Monnier, 1886; in 8° di XXXVIII e 478 pag.

Registriamo questo volume, perchè contiene due importanti articoli danteschi di due professori alemanni. L'uno, di Adolfo Mussafia tratta di « Una particolarità sintattica della lingua italiana dei primi secoli » (p. 255-261); l'altro, di Ermanno Suchier, tratta « C'eber die di Tenzone Dante 's mit Forese Donati (Sulla tenzone di Dante con Forese Donati; p. 289-291). Cfr. Giornale storico della letterat. ital., Vol. IX, p. 266-279.

2. BiblioGRAPHICA.

Bassermann, Alfredo: Luca Signorelli's Illustrationen zu Dante's Divina Commedia, zum ersten Mal herausgegeben von Franz Xaver Kraus. Ragguaglio favorevole dell'insigne lavoro del prof. Kraus, inserito nel « Literaturblatt für germanische und romanische Philologie », 1892, num. 10 (quattro colonne in-4°).

Grauort, Hermann : Novitätenschau (Rivista delle novità letterarie). Sotto questo titolo il dotto professore di Monaco registra nei fascicoli dello « Historisches Jahrbuch », grave rivista scientifica 'rimestrale da lui diretta, una grande quantità di nuove pubblicazioni dantesche. Di alcune dà il semplice titolo, di altre un breve sunto, delle più importanti recensioni im. parziali ed accurate. Il più dei fascicoli contiene cose di bibliografia dantesca. Ordinariamente le recensioni sono firmate dal prof. Gauert; i brevi sunti sono invece di solito anonimi, e ve n' ha di quelli dettati in lingua italiana, forniti per avventura da altri collaboratori dello Jahrbuch ». Il registrare qui tutti questi articoli sarebbe affatto inutile; onde basti questa breve notizia, poichè il nome del Grauert, non voleva esser passato sotto silenzio.

Hettingér, Franz: Die deutsche Dante-Literatur jiingter Zeit (La recente letteratura dantesca alemanna). Articolo inserito nel periodico « Literarischer Haudweiser », 1887, num. XXVI, pag. 1-8.

Parla del « Dante Alighieri » di F. Sander; delle « Abhaudlungen über Dante » di G. A. Scartazzini; del « Aus Dante 's Verbannung » di P. Scheffer-Boichorst; del « Die Göttliche Komödie " di G. Gietmann; della nuova edizione della traduzione del Kopisch rifatta dal Paur, della edizione economica della traduzione dello Streckfuss, e finalmente di due articoli danteschi pubblicati nel periodico « Der Katholik ».

Koeppel, Emil: Dante in der englischen Literatur des 16. Jahrhunderts (Dante nella letteratura inglese del secolo decimosesto). Articolo inserito nella « Zeitschrift für vergleichende Litteraturgeschichte und Renaissance-Litteratur ». 1890, fasc. 3, pag. 426-453.

Vuol mostrare che in parecchi lavori inglesi del cinquecento si vedono le traccie dello studio di Dante nella Gran Brettagna.

Koerting, Gustav: Encyklopädie und Methodologie der romanischen Philologie. Vol. III, Heilbronn 1886. Le pag. 716-720 sono dedicate alla letteratura dantesca.

Kra's, Franz Xaver: Zur Dante-Literatur. Sotto questo titolo l'illustre professore di Friburgo va pubblicando dal 1891 in quà nel periodico « Literaturblatt für germanische und romanische Philologie una serie di recensioni severamente scientifiche delle più importanti pubblicazioni dantesche che si vanno pubblicando nell' Europa e nell' America. Registriamo le seguenti: 1891 num. 3: I prolegomeni dello Scartazzini, 5 pag. in-4', a due colonne. 1892 num. 2 e segg.: La Beatrice di Isidoro Del Lungo; la Topo-cronografia dell'Agnelli; l’Ultimo rifugio del Ricci; la traduzione inglese della Commedia e del Canzoniere del Plumptre; il Catalogo della biblioteca dantesca del Lane; la traduzione di undici lettere « dantesche » del Latham; il Danle-Handbuch dello Scartazzini, ecc.

Locella, Barone G.: Zur deutschen Dante-Litteratur mit besonderer Berüchsichtigung der Uebersetzungen von Dante's Göttlicher Komödie. Mit mehreren bibliographischen und statistichen Beilagen (Letteratura dantesca alemanna con riguardo speciale alle traduzioni della divina Commedia di Dante. Con diverse appendici bibliografiche e statistiche). Lipsia, B. G. Teubner, 1889; VI e 108 pag. in-8° con due tavole.

Contiene: Prefazione, p. III-IV. Indice, p. V. Prospetto generale della letteratura dan. tesca alemanna, p. 1-12. Le traduzioni tedesche della divina Commedia ed i loro autori, p. 13:38. Bibliografia delle traduzioni tedesche della divina Commedia con brevi cenni biogra. fici dei traduttori, p. 39-73. Il canto XXVII dell'Inferno, col commento del Filalete in lin. gua italiana, p. 73-88. Gli Albums danteschi della R. biblioteca pubblica di Dresda : 1. L'Album romano, p. 88-90, Regia Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, p. 90-92. II. Biblioteca Mediceo-Laurenziana, Firenze, p. 92-95. III, Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, p. 95. IV. Biblioteca Nazionale di Napoli, p. 95. V, Biblioteca Nazionale di Palermo, p. 95. VI. Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma, p. 96. VII. Biblioteca Nazionale di Torino, p. 96. VIII. Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia, p. 97. IX. Biblioteca Estense di Modena, p. 97-98. X. Biblioteca Palatina di Parma, p. 98. XI. Biblioteca Angelica di Roma, p. 99. XII. Biblioteca Universitaria di Bologna, p. 99. XIII. Biblioteca dell' Università di Cagliari, p. 39.

« PrethodnaNastavi »