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Il fascicolo secondo contiene: Leonardi Aretini ad Petrum Paulum Istrum dialogus. Pubblicato per la prima volta nella sua integrità.

Kradolfer, I. Die antiklericalen Stellen bei Dante (I passi anticlericali nelle opere di Dante). Studio pubblicato nella « Protestantische Kirchenzeitung », Berlino, Reimer, 1892, num. 46-50.

Lilienkron, Rochus: Die Insassen des vierten Dante' schen Sünderkreises (Gli abitatori del quarto cerchio dell' Inferno dantesco). Pubblicato nella « Zeitschrift für vergleichende Lit. teraturgeschichte und Renaissance-Litteratur », 1889, III, p. 24-45.

Paur, Theodor : Das früheste Verständniss von Dante's Commedia. Nach den Glossen der alten Commentare su den zwei ersten Gesängen des Inferno (L'interpretazione primitiva della Commedia di Dante, secondo le chiose dei commenti antichi ai due primi canti dell' Inferno). Estratto dal « Neues Lausitzische Magazin », vol. LXIII, p. 251 e segg. Görlitz, Remer, 1888, 59 pag. in-8° grande. Frontespizio. Prefazione, p. 3.

I. Senso letterale ed allegorico. I commenti antichi, p. 5. II. Schizzo letterale dei due primi canti dell'Inferno, p. 9. III. Chiose anonime pubblicate dal Selmi, p. 11. IV. Commento di autore anonimo (Ser Graziolo, cancelliere di Bologna), p. 12. V. Iacopo di Dante e Bosone d' Agobbio, p. 14. VI. lacopo della Lana, p. 16. VII: L' Ottimo commento, p. 18. VIII. Pietro di Dante, p. 19. · IX. Gio. vanni Boccaccio, p. 22. - X. Chiose attribuite al Boccaccio, p. 32. XI. Benvenuto Ram

XII. Commento d'anonimo pubblicato dal Fanfani, p. 45. — XIV. Guiniforte delli Bargigi. Landino, Vellutello, Daniello da Lucca, Castelvetro, p. 48. XV. Particolarità, P. 51 XVI. Schizzo allegorico. Conclusione, p. 56. — Indice, p. 59.

Paur, Theodor : Dante uber den Adel (Dottrine di Dante sulla nobiltà). Estratto dal « Neues Lausitzische Magazin » Vol. LXVI. S. l. et a. (Görlitz, 1891). 12 pag. in-8° grande.

Seeber, I. Ueber die « neutralen Engel » bei Wolfram von Eschenbach und Dante (Gli Angeli neutrali » nelle opere di Wolframo da Eschenbach e di Dante). Nella « Zeitschrift für deutsche Philologie », 1891. XXIV, p. 32-37.

Simmel. Georg: Dante's Psychologie (La psicologia di Dante). Studio pubblicato nella a Zeitschrift für Völkerpsychologie und Sprachwissenschaft», Vol. XV, 1884, pag. 18-69 e 239-276.

Thoma, A. Danle und Johannes (Dante e S. Giovanni). Articolo stampato nella « Prote: stantische Kirchenzeitung », Berlino, Reimer 1886, num. 15.

Zehle, Heinrich: Laut-und Flexionslehre in Dante's divina Commedia (Glottologia della Divina Commedia). Marburg, Elwert 1886. 79 pag. in-8° gr.

baldi, p. 33

10. STUDI SULLE OPERE MINORI DI DANTE.

Maas, A. Dante's Monarchie (La Monarchia di Dante). Tübingen, Conrad, 1891. 56 pag. in 8o. Dissertazione doctorale (cfr. Wegele).

Schirmer, W. C Dante Alighieri's Stellung zu Kirche und Staat, Kaiserthum und P.ipsthum. Eine Studie (Dottrine di Dante Alighieri concernenti la Chiesa e lo Stato, il pa. pato e l'impero. Studio). Düsseldorf, Schrobsdorff, 1891. 3; pag. in 8'.

Tobler, A. Zu Dante's Convivio IV, 12 (Sopra un luogo di Dante nel Convivio, IV, 12). Studio pubblicato nella « Zeitschrift für romanische Philologie », Vol. XV, 1891, p. 514-517.

Wegele, F. X. War der Dichter der Göttlichen Komödie der Verfasser der Schrift « De Monarchia? (il poeta della divina Commedia l’autore del trattato De Monarchia ?) Pubblicato nella « Deutsche Zeitschrift für Geschichtswissenschaft», Vol. VI, 1891, p. 78-80. Combatte l'opinione del Maas, il quale sostiene che il De Monarchia non sia roba di Dante.

Wiokhoff, Franz: Die Gestalt Amors in der Phantasie des italienischen Mittelalters (La forma di Amore nella fantasia del medioevo italiano). Stampato nel « Jahrbuch der K. preus. sischen Kunstsammlungen », Vol. XI, 1890, pag. 41-53.

Fahrwangen, giugno, 1893.

Dr. Soartazzini.

BOLLETTINO

Agresti Alberto

Dante e Vanni Fucci. (In Atti della r. Accademia pontaniana, Vol. XXII).

Per il Dilli che non mucci di Dante, Inferno, XXIV, 127, l'autore spiega : digli che non nasconda, che non accia ; intendendo che Vanni, tuttochè scaltro svelto e raggiratore, non riusci ad ingannare l’Alighieri che lo conobbe uom già di sangue e di corrucci, e lo tenne sempre colpevole del sagrilego furto commesso, o tentato, nella sagristia de' belli arredi. Si può tuttavia dubitare sempre se il pistojese fu un malfattore vulgare o un delinquente po. litico.

(103 Filomusi-Guelfi Lorenzo.

Il verso

« Che quel dinanzi a quel di retro gitta ». (In La Biblioteca delle Scuole italiane. Anno V, no. 18).

Di questo verso (Paradiso, XII, 117) son tre interpretazioni; la prima nettamente formulata dal Talice ista familia (francescana), quae primo est mota recte, ita mutata est, quod proicit lapides sequente, idest contradicit ei; la seconda del Landino: e' soi frati (di san Francesco) e' quali da principio si mossono drieto a l'orma di san Francesco seguitando e' suoi precepti et exempli sono tanto rivolti, che pongono le dita de' piedi dove lui ponea el calcagno : vanno al contrario colla vita et co' costumi; la terza, che è di pochissimi, dal Biagioli e dal Cesari. Il Biagioli : « che quel dinanzi », ecc. va a ritroso come i gamberi. L'espressione del testo «gitta quel », ecc. s'ordina cosi: «gitta(pone) quel dinanzi » (la parte anteriore del piede) « a quel di retro » (al luogo dove san Domenico (sic) pose

quel di retro », cioè la parte posteriore del piede ; il Cesari: cioè, come il Poeta fe' camminare indovini (Inferno, XX) de' quali, per esser travolti, ognuno « Di retro guarda e fa ritroso calle » : e vuol dire che camminando i suoi frati sopra le orme del Padre in contrario, posano le dita de' loro piedi sopra il calcagno di lui; e il calcagno loro sulle sue dita. Ci sarebbero anche altre due interpretazioni : quella del Tommasèo e quella dell'Andreoli: ma non sono da prender sul serio. Delle tre interpretazioni riportate, la prima è

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affatto arbitraria, la seconda, per quanto accettata dai più, non si regge su troppo solide basi; la terza è, per non dir altro, prova manifesta di una gran leggerezza. In conclusione, secondo il Filomusi-Guelfi, l'interpretazione letterale del terzetto 113-117 del XII di Paradiso La sua famiglia che si mosse dritta Coi piedi alle sue orme, è tanto volta. Che quel dinanzi a quel di retro gitta, è questa : la famiglia di san Francesco, che seguì dritta le orme del maestro, oggi è tanto volta, che rivolge il davanti al di dietro : supplendo all'ellissi, rivolge il davanti al luogo ove prima era rivolto il didietro. In altri termini: i francescani d'oggi son volti completamente, fanno strada diametralmente opposta a quella che facevano prima; e per usare un modo dello stesso Dante (benchè ad altro proposito) tengono il viso ove prima tenevano il dosso; o, ancora, con maggior brevità, son volti retrorso, come lo stesso Dante, anche a proposito d'ordini monastici, scrive del fiume Giordano (Paradiso, XXII, 94). Si potrà obiettare che quel gitta per rivolge è un po' duro. Ma si rifletta, anzitutto, che è in rima : e poi, che nelle frasi gettar lo sguardo, la voce, gettarsi al cattivo o all' avaro, gettare in faccia un'accusa, gettar l'occhio a terra, e simili, il verbo gettare vale, appunto, rivolgere. Anzi se, più che rivolgere, il verbo gelare in queste frasi significa rivolger bruscamente, con impeto, o con violenza, o che so io: anche questa sfumatura di significato calza a maraviglia ; poichè può benissimo essere stato nell'intenzione di Dante l'accenno a un rivolgersi rapido, brusco, quasi violento de francescani; come certo dovè pensare a un rapido e brusco rivolgere degli occhi, quando di Venedico Caccianimico, pauroso d'esser riconosciuto, ebbe a scrivere (Inferno, XVIII, 48): tu che l'occhio a terra gette. Infine, fosse anche un po' duro quel gitta per rivolge, sarà sempre men duro che per pone, come nella interpretazione comune.

(104 Fontana V, - La difesa di Dante di Gaspare Gozzi, nuovamente pubblicata da A. Galassini. (Recensione in Nuovo risorgimento. Vol. III, ni. 9 e 10).

Buona cosa ha fatto il professor Galassini ripublicando, con una bella e dotta prefazione e l'aggiunta di molte note, questa difesa di Dante scritta più che un secolo fa da Gaspare Gozzi, ben noto maestro nell'arte di dire in modo arguto e piacevole cose pensate e gravi. Il valente professore ottimamente pensò che la Difesa fosse fra le operette utili ai giovini delle scuole secondarie classiche, lasciando agli insegnanti la cura di illustrare quei veri che non vide lo scrittore del secolo scorso, e di spiegare quelli ch'egli soltanto intravide e che la scienza ha posto più tardi in piena luce. Così lo scritto del Gozzi può fornire materia anplissima ed utile al commento della divina Commedia: utile sopra tutto a' giovini scolari. (105

Galassini A. Ctr. no. 105

Gambinossi-Conte Teresa. I luoghi d'Italia rammentati nella divina Commedia raccolti e spiegati alla gioventù italiana. (Recensione firmata B. in La Cultura. Anno II della nuova serie, ni. 19-20; e in Roma letteraria. Anno I, no. 15). Favorevoli. Cfr. no. 85.

(106 Gozzi Gaspare.

Cfr. no. 105. Krau: Franz Xaver. Luca Signorelli's Illustrationen zu Dante divina Commedia. (Recensione firmata R. d. T. in La Cultura. Anno II della nuova serie, ni. 19-20).

Il volume del Kraus contiene più di quanto promette il titolo. Infatti, dopo un sul duomo d'Orvieto e dopo la riproduzione dell'interpretazione data dal Crowe e dal Ca. valcaselle dei mirabili freschi di soggetto dantesco del Cortonese, il Kraus tratta della loro fortuna e nota come sfuggissero ad una esatta e compiuta valutazione. Le tavole che adornano questo splendido libro ci offrono il piacere di ritemprarci in quello spirito robusto e in quel genio artistico di una volta : esse ingentiliscono l'animo e il costume e ci persuadono che il più bel mezzo di unificare la patria ce lo lasciarono i letterati e gli artisti che in ogni parte d'Italia diffusero il culto di Dante messaggero di pace.

Ctr. no 95.

(107

cenno

Levantini-Pieroni G. La cattedra dantesca. (In Studi storici e letterari di G. Levan. tini-Pieroni. Firenze, Successori Le Monnier, 1893).

Prende occasione da una lettera di Giosuè Carducci al Lemmi per dichiarare che una cattedra dantesca in Roma sarebbe utile e decorosa all'Italia. Questo scritto fu publicato la prima volta nella Nazione l'8 di ottobre 1887.

(108 La questione sociale nella divina Commedia. (Ivi). Sommario : Abuso della critica nell'interpretare la divina Commedia. Nuova interpretazione proposta dal signor Mauro D'Aloja. Difetto capitale di essa. Che cosa è la questione sociale. Miti di essa nelle antiche epopee. L'intendimento sociale dell'Eneide. Presentimento del cristianesimo in Virgilio. La società pagana e la cristiana nel principio dell'impero. Il cristianesimo prevenne e risolvè la rivoluzione sociale. Condizioni della società nella quale nacque Dante e fu eseguita la Commedia. Parte obbiettiva della divina Commedia : essa è tutta cattolica. Parte soggettiva : questa è come presagio de' nuovi tempi. La Commedia è rappresentazione poetica del perfetto ordinamento morale, secondo il cattolicismo, come unico rimedio a rendere meno gravi le disuguaglianze sociali. L'Inferno è lo specchio di ciò che produsse il mondo antico governato da una sola potestà; il Purgatorio è simbolo della redenzione sociale; il Paradiso rappresenta il perfetto ordine, dove ciascuno è al suo posto e riceve il frutto di quel che ha dato. Perchè Virgilio doveva essere necessariamente la guida di Dante insieme colla Beatrice. La Selva è il disordine sociale. La Lonza, il Leone, la Lupa esprimono tre vizi propri del tralignato ghibellinismo, del corrotto guelfismo, dello sbrigliato comunalismo che si opponevano al perfetto ordine sociale. Il Veltro è tipo dell'ottimo ordi. natore di stato. La forma nella divina Commedia risponde mirabilmente alla materia. Perché il ricorso del numero tre. Studi che si richiedono a spiegare la divina Commedia. Necessità della cattedra dantesca. Quanto sia utile la lettura della divina Commedia a tenere in freno le passioni che fomentano la rivoluzione sociale. La gran vendetta di Dante. L'aristocrazia del dovere prenunciata da Dante. Il simbolo nella Beatrice. Questo lavoro fu letto nel Circolo filologico fiorentino la sera del 19 di decembre 1887 e, con qualche variante, in quello livornese la sera del 21 di gennaio 1888: l'anno di poi fu publicato in Firenze dai successori Le Monnier.

(109 Masotti Franoesoo. Della fama postuma di Dante: conferenza detta al « Circolo degli studi sociali » di Modena. (Resoconto nel Diritto cattolico. Anno XXVI, no. 103).

Segue la varia fortuna dell' Alighieri e indagate le cause del presente ritorno agli studi danteschi fa una rapida rassegna della letteratura dantesca presso gli stranieri. Notevole l'ac. cenno al Witte e al Gladstone del quale riferisce le memori parole scritte all'abate Giuliani: Chi serve Dante, serve l' Italia, il cristianesimo, il mondo. Giudica la moderna dantomania non tutta di buona lega ed esamina a lungo i fatti relativi alla istituzione delle due cattedre dantesche in Roma, la ponteficia e la governativa. Conclude plaudendo alla sapienza ristoratrice e alla munificenza sovrana di Leone XIII, glorioso restitutore della filosofia cattolica ed alto mecenate delli studi danteschi.

(110 Mastella Giuseppe Angelo. Intorno a quel Niccolò a cui Folgore da san Gemignano dedicò la corona dei sonetti dei mesi. Venezia, tip. Cordella, 1893, in 16°, di pagg. 56.

L'autore dimostra che i sonetti di Folgore son diretti a quel Niccolò Salimbene, capo della brigata godereccia sienese che la costuma ricca Del garofano prima discoperse Nel. l'orlo dove tal seme s'appicca. (Inferno, XXIX, 127-129). Recensione favorevole in La Cultura. Anno II della nuova serie, ni. 17-18.

(111 Mazzoleni Achille. La ruina nel cerchio dei lussuriosi. Acireale, Saro Donzuso tip.. editore, 1893, in 8°, di pagg. 20.

I lussuriosi si trovano nel cerchio secondo ed il poeta descrive il modo della loro pena

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nei versi 34-36 del V d' Inferno: Quando giungon davanti alla ruina Quivi le strida, il compianto e il lamento, Bestemmian quivi la virtù divina. Or qual è la ruina dinanzi alla quale gli spiriti dannati gridano e imprecano ? Il luogo d'ingresso al secondo cerchio come intende il Magalotti seguito dal Blanc e dal Camerini; non bensì come il punto al quale gli spiriti son colti dalla bufera, ma come il luogo da cui son giù volti, ruinati, dopo il giudicio di Minosse, e dinanzi a cui i lussuriosi, passando in balia del turbine, ricordano la giustizia di Dio personificata nel re di Creta simbolo, per loro, della coscienza rimorditrice. È alla vista di quell'entrata, ammessa da Dante stesso (verso 20) e per la quale furono precipitate, rammentante loro più intensamente il peccato, che le anime urlano e piangono più disperatamente. Il poeta ha parlato poco prima dell'ingresso al cerchio ed ha descritto (verso 15) le anime che dicono e odono e poi son giù volte; sta quindi ancor presente al pensiero del lettore il giudizio e 'l modo del giudizio, il che rende logico l'articolo determinativo alla innanzi a ruina; questa osservava bene il Cesari, deve valer cosa nota, o che al lettore debba correre tosto dinanzi agli occhi. Che tal senso sia più logico si può argomentare anche dalle bestemmie degli spiriti usi a dare in imprecazioni sempre ove vedano od odano cosa che rammenti loro la loro eterna condanna (cfr., per esempio, Inferno, Ill, 103) e dal fatto che la pena materiale, essendo già stata descritta dal poeta ed esaurita nelle precedenti terzine (versi 25-33), qui deve aggiungersi per le anime anche la pena morale : e ciò avviene allorquando, trasportate dalia bufera infernal che mai non resta, giungono alla vista del luogo che rammenta loro l'atto della condanna e il fiero castigo col quale furono giù ruinate in balia del turbine violento. A sostegno di questa opinione l'essere l'ingresso del cerchio effetto del crollo avvenuto o per la caduta degli angioli e di Lucifero o per la morte di Gesù non è elemento indispensabile ma condizione puramente superflua.

(112 Natoli Luigi. La divina Commedia esposta con tre tavole ad uso delle scuole. (Annunzio bibliografico firmato F. G., in La Biblioteca delle scuole italiane. Anno V, no. 15). Poco favorevole.

(113 Overmann Alfred. – Die Besitzungen der Grossgräfin Mathilde von Tuscien nebst Regesten ihrer Urkunden. Berlin, Mayer und Müller, 1893, in 8°, di pagg. 83.

. Risalendo a le fonti, l'autore indaga con diligenza quali furono i possedimenti di Matilde di Toscana, e determina, per quanto glielo consentono i documenti rintracciati da lui qua e là, i confini e le estensioni delle terre sopra le quali il dominio della gran contessa si stese.

Ne fa recensione favorevole la Cultura, anno II della nuova serie, ni. 17-18. (114

Piccion e Enrico. La miniatura e la nuova scuola d'Anagni. (In Fanfulla della do. menica. Anno XV, no. 20).

Compagna della pittura è la gentile arte della miniatura, della quale in Italia furon pure anticamente dettate le regole. Si hanno, in fatti, tre libri intorno ai colori e alle arti dei romani di un monaco a nome Eraclio vissuto nel secolo oitavo o nel nono, un trattato intorno alla tecnica dell' arte di miniare di un ignoto del secolo nono, e Schedula diversarum artium di un prete o frate di nome Teofilo, del secolo decimoterzo. Superò tutti il Cennini che vissuto nel trecento scrisse il libro dell' arte o trattato della pittura, il quale, come dicono Gaetano e Carlo Milanesi, che ne curarono l'edizione nel 1859, è il solo libro che s'abbia intorno alla manualità e al pratico esercizio dell'arte dopo il rinascimento delle belle arti. Il trattato cenniniano fu tradotto in inglese dalla signora Merrifield nel 1844 e in francese dal Mottez nel "58. In Francia la miniatura, risorta, è stata ed è esercitata più che altrove, per lo spirito ¿'iniziativa industriale che onora quel popolo e che della miniatura sviluppa la parte pratica. Ivi il Bastardt ha dato una raccolta di riproduzioni di documenti della quale ciascuna copia è stata pagata quarantamila lire; il Molinier ha publicato uno studio mal fatto sui ma. noscritti e le miniature e il Robert un trattato pratico dell'arte che è una specie di ricettario

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