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il quale si riferisce, più propriamente, al mestiere della coloritura de disegni stampati. In questo suo libro il Robert ha mostrato di non aver saputo leggere Dante quando ha scritto che gli italiani, si fieri del loro Risorgimento, hanno detto, per bocca del divino poeta, che a Parigi è stata eccelsa l'arte del decorare i libri. Letti da chi sa l'italiano e da chi non è accecato di boria nazionale, i versi di Dante dicono tutt'altra cosa :.... non se tu Oderisi L'onor d' Agobbio e l'onor di quell' arte Ch'alluminare è chiamata in Parisi ? Frate, diss'egli, più ridon le carte Che pennelleggia Franco bolognese: L'onore è tutto or suo, e mio in parte. (Purgatorio, X1, 79-84). Ora in Italia la gentile arte, ricordata dall'Alighieri, è risorta: e una prima scuola feminile di miniatura è fondata in Anagni da Giovanni Ca. riati, che sospinto dalla forza dei suoi ideali artistici ed animato dall'amore alle patrie cose, con lo studio indefesso e paziente ha rivendicato all'Italia l'onore di essere stata maestra anche nell'arte della miniatura.

(115 (Rambaldo). La divina Commedia illustrata nei luoghi e nelle persone. (In Folchetto. Anno III, no. 98).

Corrado Ricci, studioso e ricercatore infaticabile, a forza di lettere, di sollecitazioni, di spese si è procurato una bella e copiosa raccolta delle fotografie de' luoghi e delle persone citati dall' Alighieri nel suo poema. La collezione meschina e per buona parte inutile che l'onorevole Filippo Mariotti iniziò quand' era sotto segretario di stato alla publica istruzione mostra quale e quanto sia il pregio di questa del dr. Ricci cui pure difettano i sussidi, l'autorità e le relazioni che abbondano ad un ministro. La fatica del Ricci è stata aiutata da parecchi in Italia e fuori: molti cortesi promisero l'opera loro. Tuttavia mancano alla pre. ziosa raccolta alcune poche vedute che il paziente e dotto compilatore si aspetta di poter, presto o tardi, ottenere a vantaggio della sua illustrazione dantesca che, una volta publicati, sarà senza dubbio la più originale che siasi pensata e condotta a buon fine dopo parecchi secoli di studio, di tentativi e di prove. Ecco, per regola dei lettori, il piccolo indice delle mancanze che è necessario cercar di colmare: Acqua Sparta, in quel di Terni; fonti del Te. vere; Bisenzio ; Campi, castello in val di Bisenzio ; Caprona; Castello del pisano; Cecina di Maremma; la Capraia e la Gorgona; bocca d'Arno; le rovine di Luni sopra la Spezia ; Valbona e Corneto della Faggiola, castelli presso il Bagno di Romagna ; Ivrea ; Casalmon fer. rato; Tagliacozzo; i promontori Pachino e Peloro.

(116 Ricoi Corrado. Cfr. no. 116. Signorelli Luoa.

Cfr. 10. 107 Volante Alessandro. Il IV centenario colombiano celebrato da una diva, con nuove rivelazioni mondiali, ovverosia i poli e Dante : studio anatomico, sperimentale della terra, ccc. Torino, tip. Camilla e Bertolero, 1893, in 4', di pagg. 22, con II tav.

(117

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La casa editrice G. C. Sansoni di Firenze publicherà prossimamente la prima parte di un'opera del prof. Oddone Zenatti intitolata Dante e Firenze: prose antiche raccolte e annotale. Vi saranno raccolti il proemio del Bambaglioli al commento sopra l' Inferno, la ru. brica dantesca del Villani e il capitolo corrispondente del Pucci, il trattatello in laude di Dante del Boccaccio e la Vitu e costumi di Dante del Bruni, aggiuntevi come saggio della leggenda dantesca otto narrazioni di vari autori antichi, dal Sacchetti al Borghini Il concetto dell'autore è stato, crediamo, di presentare riuniti e illustrati tutti gli elementi per ricreare quasi la figura di Dante uomo e scrittore quale la vide la generazione degli uomini a lui più prossimi nel tempo; ottimo conceito, che il prof. Zenatti, a giudicarne dai fogli che abbiamo visto del suo lavoro, ha saputo attuare degnamente, ricollegando queste antiche testimonianze con lo stato presente degli studi per mezzo di molteplici ed eruditissime note, molte delie quali sono veri e propri excursus biografici e critici, e alcune potrebbero dirsi altrettante speciali monografie sopra questo o quel punto della biografia dantesca. Riserbandoci di parlare distesamente di quest'opera non appena ne sarà publicata la prima parte, abbiamo voluto se. gnalarla fin d'ora agli studiosi di Dante come la più recente e compiuta esposizione delle ilttuali nostre conoscenze intorno ai falli della vita del poeta.

– Sotto la presidenza del professore Vittorio Scialoja la sera di martedi 19 di giugno si riunì l'assemblea generale del comitato romano della Società Dante Alighieri che riusci numerosissima. Preso atto del continuo incremento dato dall'attuale consiglio alla società, fu approvato il resoconto morale ed economico dello scorso esercizio, presentato dal professor Ga. lanti, segretario. Quindi furono nominati i delegati al prossimo congresso dei comitati in Firenze, riuscendo eletti i signori Barzilai, Ostini, Pasanisi, Scialoja, Dal Medico, Amici, Ma. rucchi, Ottolenghi, Vaglieri ed Ojetti. Per coinpletare il consiglio furono, in fine dell'assemblea, eletti i signori pofessore Scolari, avvocato Mazza, Ottolenghi, Avogadro, Amici, Reboa e Viviani.

Con decreto reale del 18 di luglio la Società Dante Alighieri è stata eretta in ente morale.

Ad Arcireale, sotto la direzione di M. Puglisi-Pico e R. Platania d'Antoni, si è re. centemente inaugurata una Rassegna della letteratura siciliana. Nel primo no. è il principio di uno studio del prof. A. Mazzoleni su La Sicilia nella divina Commedia.

È aperta l'associazione al secondo volume del Muratori, pregevole raccolta di documenti storici inediti o rari della quale non più tardi del 30 di settembre usciranno ad un tempo, e sotto un unica copertina, tre fascicoli.

La Società dantesca italiana di Firenze, dalla quale molto di bene si aspettano gli studi nostri, ha recentemente publica to i ni. 13.14 del suo Bullettino. Oltre agli atti e comunicazioni della società, alla nota de' libri ricevuti in dono, alle norme per la descrizione e lo spoglio dei mss. della divina Commedia, questo fascicolo contiene una diligente descrizione de' codici Riccardiani a cura del dr. Salomone Morpurgo.

Con decreto del 23 di gennaio p. p. il Ministro della publica istruzione ha conceduto alla Società dantesca italiana un assegno di mille lire, come contribuzione alla spesa occorrente pella promessa ed attesa publicazione delle opere di Dante,

Il signor Enrico Cernuschi ha offerto alla Società dantesca italiana la somma di cinquecento lire, meritando così di essere ascritto tra i soci benemeriti di quell'istituto.

Dal Beith di Freiburg si sono publicati recentemente i fascicoli III-IV del vol. I de La divina Commedia secondo la scolastica a cura del padre Berthier.

Proprietà letteraria.

Venezia, Prem. Stab. tipografico dei Fratelli Visentini, 1893.

Leo S. OLSCHKI, edit. e propr.

G. L. PASSERINI, direttore.

Massaggia Luigi, gerente respons.

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Il nostro Giornale Dantesco esordi con un lavoro opportuno ed interessante di Michele Barbi, dal titolo: Gli studi danteschi e il loro avvenire in Italia ».

Non intendo di darne la recensione, che in questa rivista sarebbe più che superflua; ma mi permetto soltanto di osservare sopra una disposizione, quivi letta, presa dalla Società Dantesca italiana, la cui sede d'onore rimane in Firenze, patria di Dante, ma che, per dichiarazione del municipio fiorentino e dell'Accademia della Crusca, i quali così la costituirono, può avere stanza in ogni città e terra dove nel nome di Dante si raccolgano connazionali del grande Poeta.

Questo nobile sodalizio che ha per iscopo principale di dare un indirizzo comune agli studi di tutte le opere di Dante, e di facilitare la diffusione dei veri contributi e di renderli quindi più efficaci, volendo provvedere alla mancanza di edizioni veramente critiche, tanto necessarie al progresso degli studi, deliberò di assegnarne il pericoloso carico a singoli: e l'opera De Vulgari Eloquentia fu data al professore Raina, il Convivio al prof. E. G. Parodi, la Vita Nuova a M. Barbi.

Giornale Dantesco

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Non possiamo certo vantarci di avere nell'edizione della Commedia ridotta a migliore lezione da Giov. Battista Niccolini, Gino Capponi, Giuseppe Borghi e Fruttuoso Becchi il testo originale di Dante, che, per quanti studi si faranno, non lo si avrà mai; credo anzi che, se per caso, si trovasse un manoscritto per il quale vi fossero prove non dubbie essere esso l'originale di Dante, sorgerebbe ben tosto chi, non potendo in pugnarne l'originalità, lo direbbe una copia delle prime, fatta dall'autore stesso, e non ancora ben corretta. Eppure quell'edizione, detta ora la vulgata, è tale che in essa si troveranno pochissimi luoghi, la lezione dei quali, quando anche di molte varianti, non ci dia un senso che ne richiede il contesto.

Ma quell'edizione è un lavoro di quattro ; e chi sa quanti confronti e quante discussioni avranno loro causato le varianti per fissarla, appunto perché quattro.

Si considerino tra le tante difficoltà, dall'autore accennate nella citata monografia, quelle che ci presentano le sole varianti dei manoscritti e che deve superare chi si accinga a darne un'edizione critica di un'opera; e si giudichi se non sia preferibile di affidarne il lavoro a parecchi. Per un'edizione critica poi della Commedia, della Vita Nuova, del Convivio, di alcune Epistole pure, sulle quali opere fu tanto scritto specialmente nella seconda metà del nostro secolo; quali difficoltà, oltre a quelle che darà la scelta della variante, non porgeranno all'incaricato il gusto, la prevenzione, l'autorità, il difetto nell'esame e nei confronti, non raro l'amor proprio, i riguardi d'amicizia e che so io, per riuscirvi felicemente? Si crede forse che tutte le varianti siano per distrazione ed ignoranza dei copisti? Io credo che alcune siano state introdotte per malizia, come si fa anche oggidi nel trascrivere negli archivi certi documenti storici ; non poche per i surriferiti motivi personali; moltissime poi dalla troppa presunzione di sè e dal soverchio zelo di riprodurre la lezione originale; come pure quelle, in favore delle quali si pronunciarono già scrittori autorevoli ed amici rispettabili.

Quando il Giuliani, che studiava pur Dante con amore, e lo conosceva, diede la sua edizione della Commedia raffermata nel testo, da quanti mai fu egli lodato per avervi, dopo molto studio, corretto da sè presso a venti luoghi, nei quali non v'erano varianti? Ed è forse più facile scegliere bene tra molte varianti, che il darne una da sè? Non credo.

Egli è quindi che, parmi, non solo più prudente, ma necessario di affidare l'edizione critica desiderata a parecchi, non però a molti; e di non permettere che la variante prescelta sia intrusa nel testo, ma sia riportata la prima tra le poche migliori in nota. Meritano forse l'immortalità gli errori palesi dei copisti? Chi è idoneo a fare la scelta della migliore tra le riportate, saprà ritrovarla ; e chi no, che importa a lui dell’una piuttosto che dell'altra? Per costui basterà che la lezione gli dia un senso conforme al contesto.

Ad avvalorare questo mio parere, per certo non nuovo, prendo a dimostrare l'opposto di quanto è detto dal Barbi nel tratto che qui riporto; e lo farò provando, che non sono da incolparsi quelli che sostengono, nei due esempi dal Barbi ivi addotti, le opinioni da lui riprovate, ma quelli appunto che le difendono e delle quali, come pare, intende egli di valersi per la sua edizione critica della Vita Nuova; e ciò per non aver osservato quel canone critico, necessario a far la buona scelta della variante da preferirsi. E voglio sperare che l'autore non se ne avrà a male; poichè ritengo ch'egli, mosso dall'amore per Dante, siasi imposto quel carico a fino principalmente di scoprire i veri intendimenti del poeta, e in pari tempo di adoperarsi perché riesca all'Italia di non rimanersi più a lungo tenuta inferiore (p. 1) ai forestieri nel dare contributi per facilitare l'intelligenza del suo sommo Poeta.

Il Barbi scrive : «Non per tutto sincero è però da credere il suo (della Vita Nuova) testo; e ad ogni modo son da raccogliere le prove che sicuramente confermano una variante piuttosto che un'altra, essendo noto quanto importi la sicura lezione di quell'operetta per le molte questioni a cui ha dato luogo in quest'ultimi tempi. Basta ricordare ad esempio, che l'accertamento della lezione va in luogo di andava nel S. XLI ha dato la causa vinta a coloro che vogliono la Vita Nuova essere stata composta avanti l'anno 1300; e che la sostituzione della lezione genuina Arabia alla volgata Italia nel S. XXX, ha offerto, spostando la data della morte di Beatrice, un'altra notevole prova in favore della realtà storica di essa ».

Si, la lezione va dev'essere preferita all'andava per ciò che la Vita Nuova, dedicata a Guido Cavalcanti, al quale in essa si accenna più volte e sempre come vivo, mai altrimenti, dev'essere stata composta innanzi alla morte di Guido, avvenuta il 28 agosto 1300, e innanzi al priorato di Dante, che fu dal 15 giugno al 15 agosto dello stesso anno; nel quale priorato fu Guido con altri della sua fazione confinato a Serrazzana, ove contrasse la malattia che gli

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