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possano meritare il nome di lungo scoglio, di sasso (XXIII, 134) o di muro (XXIV, 73). Lo scoglio non ha pendenza, ma segue una curva concentrica agli altri gradi infernali, perchè sia agevole camminarvi su. Le sommità degli argini poi si vanno allontanando dalla linea superiore del lungo scoglio, sempre più verso il pozzo; così le varie fughe di ponti sollevati sul declivio degradante delle ripe circolari han forma di viadotti giganteschi. - Cap. IV. Il pozzo dei traditori. Il pozzo dei traditori deve misurare molto più di trenta braccia : e di vero, se il nono cerchio avesse, come vorrebbe il Giambullari, il cui disegno fece fortuna, un diametro di seimila braccia e solo una profondità di trenta, meriterebbe, propriamente, il nome di pozzo ? L'ottavo cerchio non può avvicinarsi al centro d'una quantità minore del raggio della sua massima circonferenza, che è più di diciotto miglia. - Cap. V. Il tempo nell' «In. ferno ». L'orario dell' Inferno va modificato a questo modo: Dante è nella selva oscura la notte che segue al mercoledì santo; a piè del colle la mattina del giovedì; per lo cammino alto e silvestro la sera del giovedì; al quarto cerchio dopo la mezzanotte (ore 2 circa) che preceda il venerdi; per abbandonare il sesto cerchio la mattina del venerdi alle 4; giù pel burrato e attraverso i gironi dei violenti durante il giorno di venerdì; sulle spalle di Gerione entro l'alto burrato e sulle prime quattro bolge dei fraudolenti la notte avanti il sabato; è per passare alla bolgia quinta di sabato dalle 6 e 45 alle 7, ecc., Da queste indicazioni emergono due fatti che dovrebber molto importare a chi studia il senso allegorico del poema : 1.o Dante scende fra i violenti il venerdì, giorno anniversario della violenza patita in terra dal figliuolo di Dio; 2.o il viaggio dell'uomo che si incammina alla perfezione dura, dall'entrata nell'inferno alla contemplazione della Trinità, sette giorni, corrispondenti alla settimana di passione, ed all'iter septem dierum de' mistici. Riassumendo, Dante impiega otto ore dalla selva al quarto cerchio, due dal quarto al sesto, ventisette dal sesto alla bolgia quinta, cinque dalla quinta alla nona e sei dalla nona a Lucifero: in tutto, quarantotto ore. Cap. VI. Ar. chitettura dell'« Inferno ». Un'esatta misura dell' Inferno è impossibile; perchè, se Dante, come poeta, si compiacque troppo della matematica, come architetto fu parco e indeterminato: e la precisione, trattandosi di un luogo imaginario, non gioverebbe nè alla geografia nè alla Com. media. Il cammino alto e silvestro corrisponde a via profonda, inclinati e sotterranea, e la porta d'inferno si apre in fondo a questa via, lungi dalla superficie della terra, presso il vestibolo degli ignavi. Il vestibolo si può ideare ampio a piacere, perchè v'è spazio a gran dovizia ; l' Acheronte si può allungare di tanto quanto larga si imaginerà la caverna degli ignavi. Quanto ai cerchi, i primi sei e il nono son larghi miglia 1.75; cinque volte tante il settimo; dieci l'ottavo. L'alto burrato discosta l'ottavo dal settimo cerchio d' una distanza che il Landino, solo dei commentatori, aveva intuito, quando le assegnava 2213 miglia. Però Malebolge non è tanto vicina al centro da congiungersi quasi con la gelatina : tra la frode contro colui che fidanza non imborsa e la frode in colui che si fida, vi è non lieve differenza di colpa, e, per conseguenza, maggiore o minor vicinanza a Lucifero. La profondità del pozzo anche per ciò dev'esser considerevole, non quale si pensò dopo il Giambullari e il Vellutello. Quanto è profondo il Tartaro ? Esso si sprofonda giù dalle viscere della terra due volte tanto, quanto noi distiamo dal cielo. Delle tre ultime ripe infernali la più grande, senza confronto, è l' alto burrato. Ognuno deve convenire che il volo di Gerione resterebbe un puro artificio di rettorica, se quella distanza fosse appena doppia delle altre che il poeta da cerchio a cerchio aveva attraversato coi propri piedi. Il discendere per cento ruote e il posarsi alla fine come il falcon che è stato assai sull' ali, non può essere spiegato coi vecchi disegni dei commentatori. Dopo le idee generali si può meglio determinare la distanza tra i varii gradi. Dante, non senza ragione, disse in più luoghi; è l' ora tale, o la tal altra. Se noi potessimo indagare il principio da cui egli fu regolato nelle indicazioni del tempo, giun. geremmo presto a trovar le misure dello spazio. Conosciamo, infatti, la distanza tra la superficie e il centro della terra (miglia 3250); la somma del tempo impiegato a percorrerla (ore 4S); l'ora approssimativa in cui ha principio il viaggio, e in cui si arriva al quarto e al sesto cerchio, alla quinta bolgia dell' ottavo, e via di seguito. Queste ultime indicazioni son come tante pietre migliari su cui è descritto il cammino percorso: quindi, a determinare la profondità dei cerchi appare meglior mezzo d'ogni altro quello di accordare insieme il tempo e lo spazio. Ora la ricerca andrebbe come a seconda giù l' andar per nave se il viaggio fosse stato compiuto dal poeta senza frequenti indugi qua e colà : ma egli si ferma a guardare o ad interrogare i dannati di sovente: perchè mentre per risalire da Lucifero al purgatorio impiega ventidue ore, ci mette del doppio di tempo per arrivare a Cocito. Non poteva accadere altrimenti : a percorrere cinque sole delle male bolge passano sei ore, in media, cioè, un'ora e un quarto per ciascuna; con proporzione eguale sarà scorso il tempo sulle altre zone. Detraendo dalle ore di tutto il viaggio un numero corrispondente alla somma delle fermate, avremmo per la sola discesa un avanzo di diciott' ore; ma chi ci autorizza a far calcoli sopra una cifra ipotetica ? Perchè gli indugi, come appare chiaramente dal testo, non sono eguali: ed il racconto della Francesca avrà, di sicuro, trattenuto i poeti più che la profezia di Ciacco, Farinata più che Filippo Argenti, Niccolò III più degli adulatori. Non è quindi da ricercare una assoluta precisione matematica, ma sol delle misure approssimativo alle quali è di grande utilità il confronto dello spazio e del tempo. Comunque poi si prenda ad esaminare il problema, o sottraendo dall'intero una parte delle ore, o considerando alla grossa tutta la somma, è chiaro che se al sesto cerchio son passate circa dieci ore e all'ottavo Trentasette, la distanza tra il principio del viaggio e gli eresiarchi sarà, su per giù, un quarto di quello che va dalla selva oscura a Malebolge. Da un calcolo approssimativo si ritrae che il sesto cerchio si allontana dall' Acheronte per settanta miglia in linea perpendicolare; i primi sei cerchi sono tra di loro egualmente distanti, per una profondità brevissima rispetto alle grandi proporzioni (poniamo miglia 1,75). Dagli eresiarchi ai violenti in linea perpendi. colare corrono ottocento miglia, e dai violenti alle Malebolge poco più di duemila. Il pozzo è profondo poco meno di novanta miglia.

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Sanesi Ireneo. - Un documento inedito su Giovanni Boccaccio. [In Rassegna biblio. grafica della letteratura italiana. Anno I, no. 4).

È un istrumento del 17 di maggio 1351 (R. acquisto Fontani nell'Archivio centrale di Stato di Firenze) pei quale sono eletti curatori delle pericolanti sostanze di Giovanni Boccaccio e del fratello Jacopo, suo pupillo, ser Domenico di ser Jacopo e ser Francesco di Vanello. Ai due notari il certaldese, che si dichiara conscriptus in matricula artis iudicum et notariorum civitatis Florentie, dà piena facoltà di trattar cause, presentare i testimoni, addurre prove, chiedere od accettar dilazioni, sottoporre ad arbitri le controversie, far contratti, stipulazioni, patti, convenzioni, promettendo di tener valido totum et quicquid per dictos actores .... in predictis vel aliquo predictorum factum fuerit sive gestum: e i due notari, da parte loro, promettono omnia ipsius pupilli negotia bene et legaliter exercere et eum indefensum non relinquere.

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Scartazzini Giovanni Andrea. Danie-Literatur. (In Beilage-Nummer 184 zur Allgmeinen Zeitung. Agosto, 1893).

Parla del Giornale dantesco del quale non crede conveniente, come collaboratore, di dare un giudizio determinato: ma lo ritiene indispensabile sussidio a chi voglia seriamente occuparsi del divino poeta. Loda il metodo onde è redatto, e a quelli degli illustri collaboratori

attuali spera si aggiungano presto i nomi dei più reputati dantisti tedeschi, inglesi e ameri. cani. Il bollettino bibliografico che il direttore compila per ogni numero del giornale gioverà molto agli studi se di ogni opera citata porgerà sempre, sommariamente, il sunto e le conclu. sioni (Bollett. no. 120). Passa quindi a ricordare l'opuscolo di Carmine Gioia intorno all'edi. sione Nidobentina della divina Commedia, nella quale è chiaramente raccontata la storia di quel rarissimo libro (Bollett. no 62): e lo studio del Micocci intorno a Dante nella mo. derna letteratura italiana e straniera (Milano, 18.0) che è una ristampa del libro publicato dal medesimo autore a Firenze nel 1891 sotto il titolo La fortuna di Dante nel secolo XIX; operetta che se non offre nulla di nuovo ai dantisti, può tuttavia essere in qualche modo utile agli ammiratori del nostro poeta (Bollett. ni. 33 e 67). Il libro di Giuseppe Mazzoni in. titolato Alcune osservazioni sul commento della divina Commedia pubblicato dal dottor G. A. Scartazzini (Lugo, Melandri, 1893), reca molti importanti appunti critici dei quali l'autor del commento promette di tener conto per la seconda edizione del suo lavoro. Del padre Marco Giovanni Ponta ben fece il Gioia a ripublicare i tre importanti studi : Dell' età che in sua persona Dante raffigura nella divina Commedia (Torino, L. Roux e c.', 1891); Due studi danteschi (Roma, Armanni, 1891]; Orologio dantesco e tavola cosmografica (Città di Castello, S. Lapi, 1892). Tutti questi lavori sono giudicati di alta importanza e meritevoli dell'attenzione degli studiosi di Dante. Alberto Buscaino-Campo ha ne' suoi Studi danteschi [Trapani, 1892) un certo numero di articoli notevolissimi ad illustrazione di alcuni passi difficili del poema di Dante, dei quali l'autore di questo scritto confessa che si sarebbe valso volontieri, se li avesse conosciuti prima, pel suo commento alla divina Commedia (Bollett. ni. 10 e 78). Ottimo e stimato è il libro del Crescimanno Figure dantesche che l' Olschki, attivo ed intelligente editore, ha publicato a Venezia nel 1893. In questo lavoro sono ricordati Celestino V, Nicolò III, maestro Adamo, Catone, Sordello e Cacciaguida così magistral. mente, che può ben dirsi accader di rado di poter leggere un libro intorno a Dante altrettanto importante e dilettevole. Questo lavoro merita tutta l'attenzione degli studiosi, perchè contiene molte osservazioni acute ed originali. (Bollett. no. 131]. Del conte Ruggero della Torre si ri. cordano due recenti lavori : La quarta egloga di Virgilio commentata secondo l'arte gram. matica (Udine, 1892) e La pietà nell' « Inferno » dantesco : saggio d' interpretazione (Mi. lano, 1893). Nel primo è trattata la questione: perchè Dante abbia scelto il pagano Vergilio a duca e maestro nel viaggio per l'inferno e pel purgatorio; nel secondo si discorre sull'importante problema: perchè Dante sì pietoso nelle alte sfere infernali si mostri nelle basse si duro, impassibile e quasi inumano verso i dannati (Bolletl. no. 14). Degne di attenzione son giudicare le Note dantesche del prof. Marco Funai (Gravina, 1890), sull'episodio della Francesca e sui passi dell'Inferno, I. 83 e Purgatorio, V, 37 (Bollett. ni. 129 e 181]: e i tre studi sul veltro di Dante di Ruggero della Torre, Poeta-veltro (Cividale, 1887-"'90), di Silvio Scaetta Il veltro (Camerino, 1893] e della signorina Vincenzina Inguagiato Dantes Xristi Vertagus (Girgenti, 1893] che si occupa del cinquecento dieci e cinque del XXX canto di Purgatorio (Bollett. no. 63). Cita quindi le illustrazioni dantesche di Janitschek ( Bollett. ni. 95 e 126), Kraus (Bollett. ni. 95 e 107], Lippmann, Schuler, Volkmann, alle quali non si potrebbe porre a riscontro nessun lavoro italiano. Il signor Bernhard Schuler ha publicato di recente magnifica edizione illustrativa, la più bella, senza dubbio, che sia stata eseguita sinora, della divina Commedia, in centoventicinque tavole, Dante 's Göttliche Komödie (125 marchi), con un volume contenente: La divina Commedia di Dante Alighieri compendiata nella parte narrativa e descrittiva ad illustrazione dell'opera in centoventicinque figure tratte dall'edizione fiorentina dell' Ancora (München, 1893; marchi 7), e un'edizione popolare delle sole illustrazioni (al prezzo di 10 marchi]; e il dottor Ludwig Volkmann ha publicato un trattato sui ritratti di Dante Bildliche Darstellungen zu Dante's divina Commedia bis zum Aus.

una

gang der Renaissance [Leipzig, 1892), che fa veramente onore agli studi danteschi in Germania essendo il più completo lavoro venuto a luce fino ad oggi sull'importante argomento. La rassegna dello Scartazzini si chiude con pochi cenni intorno al libro del dottor Prompt Les æuvres latines apocryphes du Dante. La Monarchia, la lettre à Can Grande, la que. stion de l'eau et de la terre, les églogues (Venise, L. S. Olschki], del quale il critico non si dimostra soddisfatto (Bollett. no. 165].

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Cfr. no. 95.

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Soire-Lagana Filippo. – L'ideal

L'ideale nella divina Commedia. Parte prima, « Inferno ! : riflessioni. Catania, tip. Giuseppe Riccioli, 1893, in 8°, di pagg. 8o.

Il presente discorso si occupa dell' « Inferno » solamente, e chiarisce soltanto i punti di partenza in quest illustri personaggi, che formano il soggetto della Commedia in dieci giorni. Così l'autore !

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Seeok 0. Die Anfänge Constantin 's des Grossen. (In Deutsche Zeitschrift für Ge. schichtswissenschaft, 1892, fasc. 1 e 2).

Ritesse sulle fonti la storia di Costantino dai principii fino all' ultima'guerra con Licinio rifacendosi da Diocleziano e specialmente soffermandosi sull'ordine di successione stabilito da questo imperatore e sulla sua abdicazione, per meglio chiarire la successiva politica costantiniana. Di questo lavoro è una recensione favorevole, con alcune osservazioni, di Amedeo Crivellucci, nel fasc. 3o del II vol. degli Studi storici.

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Stradano Giovanni. Illustrazioni alla divina Commedia (1587) riprodotte in fototipia dall' originale conservato nella r. Biblioteca medicea laurenziana di Firenze, con una prefazione di Guido Biagi. [Recensione firmata M. B. nella Rassegna bibliografica della letteratura italiana. Anno I, no. 4).

L'opera dello Stradano non è riuscita così compiuta e felice come quella di Federigo Zuccaro : pure è importante nella storia della fortuna di Dante anche perchè è d'un fiammingo fattosi italiano nel culto di Michelangiolo e del nostro più gran poeta. I disegni dello Stradano (ventiquattro per l'Inferno, cinque pel Purgatorio). riprodotti nel libro che qui si annunzia (Firenze, frat. Alinari, 1893), si conservano nel codice mediceo palatino 75, con altre dodici illustrazioni concernenti il Paradiso, che paion di mano diversa, e alcuni disegni sulla topografia e la cronografia del poema : le quali scritture il Biagi ha saputo identificare con quelle di Luigi Alamanni il giovine, ricordate negli atti dell' academia degli Alterati e in una lettera edita dal Barbi alle pagg. 354 e segg. della sua Fortuna di Dante nel secolo XVI. –

(231

Cfr. no. 4.

Ticoiati Luigi. – Sulle condizioni dell'agricoltura del contado cortonese nel secolo XIII. Firenze, coi tipi di M. Cellini e c., alla Galileiana, 1892, in 16°, di pagg. 20.

Notizie importanti circa l'agricoltura, la pastorizia e le condizioni economiche de' contadini nel XIII secolo, tratte da un codice di imbreviature di Orlando di Griffolo nell'archivio comunale cortonese.

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Venuti Teresa Un monumento a san Bonaventura. (In Erudizione e belle arti: miscellanea diretta da F. Ravagli. (Anno I, no. 9).

Loda la nobile idea dei bagnoresi di innalzare un monumento nella piazza maggiore della loro città al serafico dottore san Bonaventura.

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Villari Pasquale. I primi due secoli della storia di Firenze: ricerche. Firenze, G. C. Sansoni, editore, (tip. Carnesecchi e figli], 1893, in 16°, di pagg. XII-20.

L'illustre autore ripublica in questo volume, dopo di averle ritoccate qua e là, le lezioni già tenute nell'ateneo fiorentino e di poi publicate nell' Antologia, intorno alle origini della città di Firenze, del comune, sulla costituzione del primo popolo e delle arti maggiori considerate nel loro commercio e nella loro politica.

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Il 13 di novembre a Firenze, nella sala dei Duecento in Palazzo vecchio, si inaugurò il IV congresso generale della Società Dante Alighieri. Sedevano al banco della presidenza Ruggero Bonghi, il sindaco di Firenze, il deputato Luciani, i professori Del Lungo, Villari, Franchetti, il vice presidente del comitato di Roma Ernesto Nathan, l'on. Marinelli, Porro, Solimbergo ed altri. Di fronte al banco della presidenza erano il conte Capitelli prefetto di Firenze, gli assessori del Comune fiorentino, i congressisti numerosissimi. Alle 13 e 50 il marchese Torrigiani, pronunziando nobili parole, dichiarò aperto il congresso : parlarono quindi il deputato Luciani, presidente della sezione fiorentina della Dante Alighieri; Isidoro Del Lungo in nome della Società dantesca italiana, e Ruggero Bonghi applauditissimi.

Le case degli Alighieri dichiarate monumento nazionale. Un'adunanza del comitato centrale della Società dantesca italiana, con intervento dei presidenti dei comitati provinciali finora costituiti era indetta per domenica 26 novembre a ore i5 112 in Palazzo vecchio. Intervennero il presidente marchese Torrigiani e i soci Conti, Dazzi, Del Lungo, Fornaciari, Franchetti, Mestica, Oliva, Tortoli. Il prof. Del Lungo rappresentava anche il comitato provinciale d'Arezzo. Erano assenti, per giustificati motivi, i soci Alfani, Biagi, Cantù, Carducci, Casini, D'Ancona, Torraca, Villari.

Il presidente dette notizia delle pratiche fatte perchè la casa di Dante fosse dichiarata monumento nazionale e data per sede alla Società, annunziò la deliberazione presa dalla giunta municipale di Firenze che accoglieva tal proposta, e comunicò infine il decreto reale che di. chiara monumento nazionale le case degli Alighieri. Il comitato, facendo plauso alla presi. denza della Società e alla giunta municipale per il loro operato deliberò d'inviare un tele. gramma a S. E. il ministro Martini, esprimendo viva riconoscenza per l'atto degno del re d'Italia, conforme ai voti manifestati dalla Società dantesca e dalla giunta municipale, e rin. graziando il ministro di aver sottoposto quel decreto alla firma sovrana.

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