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RIVISTA CRITICA E BIBLIOGRAFICA

RECENSIONI

Emma Boghen-Conigliani. La divina Commedia. Scene e figure: Appunti critici, storici

ed estetici. Torino-Palermo, Carlo Clausen, (Modena, tip. lit. Angelo Namias e c.], 1893, in 8°, di pagg. XV-165.

Un buono e bel libro, scritto con alii propositi e con fine intendimento critico, è questo della signora Emma Boghen-Conigliani.

A forza di pensiero unendo una non comune squisitezza di forma ed un profondo sentimento artistico, l'autrice guida sapientemente i giovini alla conoscenza del divino poema, e li educa a comprenderne e a gustarne le bellezze varie e molteplici. Nella prima parte dell'opera, dopo brevi notizie sopra Dante e sul tempo nel quale il poeta fiori, viene spiegando il senso allegorico, morale, politico della Commedia secondo gli studi più recenti, e mostrando ai giovini lettori, con appropriati esempi, quanto alta fosse nel poeta la conoscenza de' misteri de l'anima umana, l'intuizione artistica della natura, la potenza coloritrice della parola.

Dopo queste osservazioni generali, la signora Boghen passa con dottrina ed acume a comparazioni fra Dante e Vergilio, rilevando differenze e somiglianze nelle molte fantasie, e variate imagini dei due poeti sovrani. Il Caronte vergiliano e quello dantesco, Cerbero e Mi. nosse, Pier de la Vigna e Polidoro sono paragonati fra loro con accurato e diligente esame.

Così pure, accurata e diligente è l'esposizione delle suddivisioni e dell'ordinamento delI'Inferno dantesco, e ben rilevati e compresi sono i caratteri della prima cantica. Per l' Inferno, sceglie l'autrice le figure più sublimi, o più patetiche, o più pittoresche, e le presenta al lettore sapientemente colorite con fine analisi psicologica e con vivo sentimento d'arte. L'appassionata e dolente figura della Francesca, la scultura michelangiolesca di Farinata, e Cavalcante, e Pier de la Vigna e Brunetto Latini a cara e buona imagine paterna », e Vanni Fucci, vilissimo, e Beltram del Bornio, e maestro Adamo, abbietto per malvagio odio, e Ugo. lino, dramatica e pietosa imagine, sono tutte figure comprese e sentite dall' autrice nella bellezza compiuta dell'ispirazione e dell'arte e da lei presentate e lumeggiate abilmente, con non ordinaria vigoria di sentimento e forza di stile.

Anche del Purgatorio è chiarissimamente esposta la forma, e la relazione fra peccati e penitenza. La nobiltà gentile di Manfredi, la comicità benigna del carattere di Belacqua, le commoventi figure di Buonconte e della Pia senese, quella dignitosa e veneranda di Sordello, insieme con quelle di Sapia, di Forese Donati, di Matelda, di Beatrice, sono con mirabile sapienza esposte; e la stessa cosa potrei dire delle scene e delle figure del Paradiso, che troppo lungo sarebbe l'enumerare.

Non mancano, a quando a quando, brevi nozioni storiche a schiarimento dei passi e dei personaggi ai quali si accenna nel libro: e il libro stesso si chiude con accurate, ma certo troppo brevi notizie sui commenti retorici, storici, allegorici, estetici, che furono fatti al divino poema, da le prime chiose attribuite a Jacopo e a Pietro di Dante, alla « critica eruditissima, profonda e altamente artistica » di Giosuè Carducci.

Non importerà che io dica come e perchè e quanto questo lavoro della signora Coni. gliani-Boghen mi sembri utile, dopo che io ne ho enumerati i molti e non ordinari pregi : ma mi piace di aggiungere che ai giovini scolari e a tutti coloro i quali vogliono aver sicura notizia del poema di Dante, gioverà assai la lettura e l'esame di questo libro il cui valore è doppiamente accresciuto da una bella lettera-proemio del professore Giovanni Fanti.

A. C.

APPUNTI E NOTIZIE.

La fototipia Danesi di Roma ha publicato recentemente Il Paradiso dantesco nei quadri miniati e nei bozzetti di Giulio Clovio. La splendida edizione, di soli cento esem. plari, contiene circa ottanta riproduzioni fototipiche « tratte, dice il programma degli editori, dagli originali bozzetti e quadri coloriti sulle pergamene del celebre codice vaticano e da un atlante di disegni originali l'uno e l'altro appartenenti ai duchi di Urbino ». Sebbene, a nostro avviso, le miniature che abbellano il Paradiso nel prezioso codice Vaticano 365 non siano da attribuirsi, in nessun modo, al Michelangelo della miniatura, e a nessun contemporaneo di quel grande artista, pure è da lodare il Cozza-Luzzi che con molto amore e con molta erudizione ha illustrato le belle riproduzioni fototipiche dei fratelli Danesi.

Nel no. 12, anno I della accurata Rassegna bibliografica della letteratura italiana, Filippo Sensi esamina diligentemente il libro del dottor Luzzatto Pro e contro Firenze.

Il 19 di febbraio, in Roma, in una sala del liceo Mamiani, il prof. Giovanni Fran. ciosi ha inaugurato un breve corso di lezioni dantesche parlando ad un numeroso uditorio di colte e gentili signore di Dante nel suo poema.

La libreria H. Welter di Parigi publicherà fra breve una traduzione francese dell' In. ferno, del secolo XV, tolta da un codice torinese: una traduzione delle tre cantiche, del secolo XVI, secondo la lezione di un manoscritto di Vienna, e alcuni frammenti della versione di Fr. Bergaigne, secondo due codici parigini. Camillo Morel, nella prefazione a questa raccolta, parlerà delle traduzioni quivi comprese, e, in generale, delle versioni francesi del divino poema. L'edizione sarà arricchita di illustrazioni e di tavole.

L'editore E. Loescher di Torino publicherà prossimamente l'opera di L. Leynardi su La Psicologia dell'arte nella divina Commedia, che sarà come il compimento del recente studio di Enrico Mestica sulla psicologia scientifica dell'Alighieri. Ecco intanto il sommario

di questo libro:

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Parte prima. Preliminari sull'arte e la vita di Dante.

Capo I. Dante, l'estetica e la retorica. Capo II. Vita interiore ed esteriore ed opere di Dante. Capo III. La preparazione della Commedia. Capo IV. L'individualismo di Dante e la sua obbiettivazione nella divina Commedia. Capo V. La similitudine.

Parte seconda. Le rappresentazioni indirette.

Capo I. I poteri dell'immaginazione in Dante. – Capo II. I viaggi di Dante nella divina Commedia. Capo III. Le letture di Dante nella figurazione della divina Commedia. Capo IV. Le rappresentazioni della natura nella divina Commedia. - Capo V. Le rappresentazioni dell'uomo nella divina Commedia (i fatti esterni). — Capo VI. idem, (i fatii interni).

Parte terza. Le rappresentazioni dirette.

Capo I. Dell'espressione in generale. - Capo II. Le rappresentazioni indeterminate dei sentimenti e delle eccezioni. Capo III. Le rappresentazioni determinate degli stati intellettivi e volitivi. Capo IV. Le rappresentazioni determinate delle eccezioni primarie. Cap. V. idem, delle derivate. Capo VI. Pratica dell'estetica psicologica. Le leggi del l'armonia del verso e della poesia italiana.

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Proprietà letteraria.

Venezia, Prem. Stab. tipografico dei Fratelli Visentini, 1894.

Leo S. Olschki, edit. e propr.

- G. L. Passerini, direttore.

Massaggia Luigi, gerente respons.

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L'anno 1359 mésser Francesco Petrarca, poeta laureato in grande dimestichezza con principi, con prelati, con uomini dotti, lodato e onorato da tutta la società civile del tempo suo, scriveva a Giovanni Boccaccio, il quale gli aveva offerto un esemplare della Commedia di Dante, com'ei non fosse punto invidioso, benchè altri nel sospettasse, della gloria di quel suo grande concittadino. Soggiungeva, non senza un mal celato dispetto, la fama di Dante esser grande sopra tutto fra tintori, osti, beccai; esso, il Petrarca, non averne mai posseduto il libro (nunquam librum illius habuerim), e, a ogni modo, essersi guardato sempre da qualunque imitazione. « Ma non so dissimulare, che se alcuna cosa detta da me in italiano, si trovi detta egualmente da lui o da altri, ciò non accadde perch' io rubassi o mi studiassi d'imitare; le quali due cose, segnatamente negli scritti in volgare, evitai come scogli; ma fu per puro accidente o per somiglianza degl' ingegni, che talvolta, come parve a Tullio, senza saperlo, s'incontrano su le stesse orme » 1.

Si rileva da questa lettera del poeta di Laura, come, già fin da quel tempo, c'era qualcuno, che l'aveva accusato d'imitar Dante negli scritti in volgare; il Petrarca ribatteva abilmente di non avere ancor letto il « libro » dell'Allighieri. Intendeva naturalmente della Commedia; e, forse,

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neanco diceva il vero. La rinomanza di Dante crebbe e si diffuse rapidamente dopo la morte di lui, e più che altrove, in Bologna, dove nel 1324 ser Graziolo Bambagiuoli dichiarava pubblicamente il divino poema. Giusto appunto in quell'anno anche il Petrarca in Bologna studiava legge; possibile che non avesse trovato il modo di leggere il « libro » che molti ammiravano, o d'ascoltare le lezioni di ser Graziolo; lui, che già forse poetava o si preparava a poetare in volgare; lui, l'amico di Cino da Pistoia, il quale a Dante era stato stretto di reverente amicizia ; lui infine, che de' poeti toscani di parte bianca, persin de' minori, dimostra sempre negli scritti suoi pratica grande? A me pare difatti che l'azione della Commedia si riveli in altri scritti del Petrarca, oltre che ne' Trionfi, su' quali egli ancor faticava nel 1374', quando morte improvvisamente lo colse. Se non che la Commedia era forse un modello non troppo acconcio a sole poesie d'amore; per le quali il Petrarca ebbe piuttosto sott'occhi, a mio credere, altri scritti volgari di Dante, segnatamente la Vita Nuova e le Rime. E ancora nel cinquecento, che fu forse il secolo della massima rinomanza di Francesco Petrarca, racconta il Domenichi: « Ragionavasi in Roma in casa della Tullia d'Aragona in una raunanza d'alcuni gentilhuomini virtuosi che 'l Petrarca, come persona destra, s'era saputo valere de' suggetti di alcuni rimatori antichi Provenzali, e Toscani, et havevasene fatto honore »?. Più tardi, qualche ravvicinamento fra le poesie volgari del Petrarca e quelle di Dante fu fatto; ma così alla ventura e senza quel rigore di metodo, che solo può dar modo d'affermare ciò che noi intendiamo dimostrare con la presente trattazione: la Vita Nuova e le. Rime di Dante doversi tenere le fonti più larghe e più immediate onde il Petrarca derivò al suo canzoniere atteggiamenti e scorci, motivi lirici e situazioni affettive, materiali fantastici e stilistici, immagini e versi.

Se non che, badiamo. La ricerca delle fonti, come dicono, d'un poeta, a poco a poco va diventando una sorta d'inquisizione rabbiosa contro di lui; e non dovrebb’esser altro che lo studio spregiudicato degli elementi, onde pure bisogna che si componga un'opera d'arte. In un poeta lirico,

i Si ricava dalla postilla al f. 19" del Vat. 3196: « 1374. dominico ante cenam 15 Jan. » sul Trionfo della divinità. Per isbadataggine io già lessi 1368 in luogo di 1374. (Cfr. Su l'ordinamento delle poesie volgari nel Giorn. stor. d. lett. ital. XIX, p. 240 n.); ma che veramente la data giusta sia 1374, come parve al signor C. Appel, Z. Entwickelung ital. Dichtung. Petrarca 's, Halle S., Niemeyer, 1891, p. 110, è provato dalla stessa crono. logia. Il 15 gennaio 1368 cadde di sabato; non di domenica, com'è detto nel testo. Cfr. il Mas Latvie, Thrésor de chron., p. 391.

L. DOMENICHI, Facetie, motti et burle, Venezia, 1558, p. 332.

poi, codesta ricerca non ha valore se non è confortata di molte prove; giacchè per una o due o dieci volte che due poeti convengono in una stessa idea o in una stessa espressione, sarebbe temerario tirare in ballo l'imitazione o la derivazione !. Finalmente, il Petrarca, se anche metteva a profitto l'opera d' altri poeti, lo faceva da par suo; vale a dire rinnovando, trasformando e sopratutto ravvivando del proprio spirito tutto ciò che gli venisse fra mano.

E giova qui porre un'altra avvertenza. Fra i riscontri che andremo notando, alcuni sono di scuola; vale a dire non sono luoghi che occorran soltanto negli scritti di Dante e del Petrarca, ma anche in quelli d'altri poeti provenzali e siciliani o dello stil nuovo. Lasciando i primi da parte, molte immagini e molti pensieri adoperò da principio Guido Guinizelli, il padre di quanti mai

Rime d'amore usar dolci e leggiadre; e Dante o Cino o il Cavalcanti imitaron da lui: nè sempre si può dire se il Petrarca avesse l'occhio a Dante, o al primo inventore, o a qualche altro derivatore.

Tutto sommato, noi non vogliamo dar per sicura ogni singola concordanza; ma d'altra parte non sapremmo negare come la copia di riscontri, talvolta parallelamente consecutivi e coordinati a un concetto medesimo, ci abbia indotti nella certezza che l'azione della poesia di Dante su quella del Petrarca fu continua e profonda.

II.

Per un caso bizzarro, i due più grandi poeti della nostra letteratura s'invaghirono di due donne, le quali moriron prima di loro; ond' ei si trovarono entrambi a doverne lodar la memoria: di qui molte rispondenze, le quali non si può giudicare se dipendano da altro, che da somiglianza di situazione.

Tanto la Vita Nuova e le rime connesse, quanto il Canzoniere del Petrarca, sono, insomma, due sorta di poemi lirici, ne' quali è adombrata, più che narrata, una storia d'amore. Dante s'innamorò di Beatrice, e il Petrarca di Laura; entrambi, secondo una consuetudine tutt'altro che rara a quel tempo, piegarono il nome della lor donna a una significazione più

1 Così fa troppo soventi il Biagioli, nel suo commento al Petrarca, Milano, 1823; che, letto con discrezione, riesce, del resto, profittevole.

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