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Arrivato al terzo girone, il Poeta è tratto di súbito in una visione estatica, e, tornato in sé, la narra a Virgilio:

O dolce padre mio, se tu m'ascolte io ti dirò. . . . ciò che m'apparve quando le gambe mi furon sí tolte. 1

S'imbatte con Stazio, dopo il tremoto che ne ha annunziato la liberazione, ed anche per significar questo incontro usa la medesima parola:

Ed ecco, sí come ne scrive Luca

che Cristo apparve ai duo ch'erano in via già surto fuor della sepolcral buca. ci apparve un'ombra. 2

Possiamo dunque conchiudere che Matelda, come l'Angelo nocchiero, come le tre figure della visione (Maria, Pisistrato e santo Stefano), come Cristo risorto ai due discepoli in Emaus, come Stazio, è un'apparizione:

passa e non resta.

Ma non ci contenteremo di questo solo argomento. Al Poeta che l'ha pregata di trarsi avanti, la donna misteriosa chiede:

E tu che se' dinanzi e mi pregasti,

dí s'altro vuoi udir: ch'io venni presta ad ogni tua question tanto che basti, 3

Non è esplicitamente dichiarato in questi versi lo scopo della presenza di Matelda? "Io venni presta ad ogni tua questione„, ossia venni qui apposta per illuminarti; "tanto che basti, ossia, finché avrai bisogno della mia assistenza. Sí, apposta per lui; ché, sebbene sia fuor di dubbio che tutte le anime, per divenire affatto pure e disposte a salire alle stelle, debbano tuffarsi nel Letè e bere dell'Eunoè, tuttavia, a giudicar da Stazio, non pare che sia a ciò necessario il ministero di altri. Poiché dell'immersione di lui nel Letè non è fatto alcun cenno; e, quan

to all'ultima purificazione, leggiamo che Matelda, per invito di Beatrice, prese e menò Dante all'Eunoè, laddove a Stazio si contentò dí dire con grazia femminile (" donnescamente,): "Vien con lui 5 È lecito pertanto arguire che le anime, varcata dopo l'espiazione della lor pena la soglia del Paradiso terrestre,

"7.

1 Purg., XV, 124 seg., e nello stesso Canto al. v. 94. 2 Purg., XXI, 7 seg. E vedi anche Par,, III, 7. 3 Purg., XXVIII, 82 seg.

3 Inf., XIV, 136-38; e Purg., XXVIII, 130-32. 5 Purg., XXXIII, 127-35.

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dove le parole "perché io rido in questo loco, potrebbero, per avventura, essere interpretate a significar la continua permanenza di Matelda nella divina foresta. Senonché, a guardare addentro, non pare debba esser questo il loro vero senso. Voi vi maravigliate cosí può essere inteso il nel vepasso dermi ridere in questo luogo, dove ci sarebbe da rattristarsi pensando alle delizie che l'umanità ha perduto per la colpa dei progenitori; ma la causa dalla mia gioia è nel salmo " De

lectasti. Del qual salmo i commentatori sogliono fermarsi soltanto sui versetti: delectasti me, Domine, in factura tua: et in operibus manuum tuarum exultabo. Quam magnificata sunt opera tua, Domine; nimis profundae factae sunt cogitationes tuae; e intendono che Matelda esultava dal considerare le maraviglie di Dio nella creazione. Ma il salmo XCI comincia: Bonum est confiteri Domino, et psallere nomini tuo, Altissime; ad annuntiandum mane misericordiam tuam.... in decachordo, psalterio; cum cantico et cithara. E questi tratti, insieme coi rimanenti, rendono miglior ragione del riso di Matelda, e spiegano come ella sia là per compiere un'opera pietosa, per annunziare col canto, sul mattino (Dante è entrato nel Paradiso terrestre col novo giorno), la misericordia di Dio: ad annuntiandum mane misericordiam tuam.... cum cantico ; epperò si allieta, com'è proprio delle anime

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Purg., XI, 35-36. Nell'Inferno è Minos, che attorcendosi la coda al dosso duro (Inf., V, 6-12 e XXVII 124-25) indica ai dannati qual luogo è da essi: ma in Purgatorio chi mostra la via ai penitenti? Catone? (Purg., I, 65-66). Un angelo (Purg., IX, 86)?

2 Purg., XXVIII, 76 segg.

beate, che nel far cosa grata ed utile ad altri, sentono accrescer la propria gioia.'

Dunque Matelda è un'anima già beata? Diciamo più preciso: un'anima venuta con Beatrice dal Paradiso celeste nel terrestre incontro a Dante? La cosa non parrebbe strana in sé, quando si pensi che per trarlo a salvamento s'eran mosse Maria, Lucia e Beatrice. Certo, dei beati ell'ha piú d'un contrassegno. Ha nel sembiante l'impronta d'una viva carità interiore, tanto che il Poeta, al solo guardarla, si sente incuorato a pregarla che si appressi:

Deh! bella Donna, c'hai raggi d'amore

ti scaldi, s'io vo' credere ai sembianti

che soglion esser testimon del core, vegnati voglia di trarreti avanti,

diss'io a lei, verso questa riviera, tanto ch'io possa intender che tu canti; 2

3

5

6

è sollecita a soddisfarne ai desideri, tanto che accorre a lui con l'agile rapidità di una danzatrice; ne precorre i dubbî e le domande; risplende negli occhi di maggior lume che Venere trafitta dal figlio. Ma come mai (potrebbe obiettarsi) non è fatta alcuna menzione né del discendere, né del risalire di questa donna? - Quanto al discendere l'abbiamo già osservato essa si presenta improvvisa al modo stesso di Beatrice; quanto poi al risalire, è da notare che, tutto pervaso dalla gioia di volar con questa in cielo, Dante dimentica non solo Matelda, ma anche Stazio, ma perfino le sette vergini ancelle di Beatrice (le quattro virtú cardinali e le tre teologali). Dobbiamo per questo ritenere che sian rimasti nel Paradiso terrestre? A nessuno può passar per la mente. Non v'ha dubbio che, finita la processione, la selva resti vuota, Dante anzi dice di piú; dice che, dopo il peccato originale, rimase sempre deserta di abitatori:

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vertirne il Poeta con queste semplici parole: "Frate mio, guarda ed ascolta,. È chiaro quindi che ella non si mostra menomamente sorpresa o stupefatta della scena sovrannaturale che è per spiegarsi ai loro occhi: il che si addice solo a chi è prevenuto o preparato a veder cose tanto maravigliose, non a chi ne è improvvisamente colpito. Quando poi il "glorioso esercito,, ritorna al cielo, al passaggio del mistico carro, Matelda lo segue. (e, con lei, Stazio e Dante), sí che par certo ch'ella sia lí con la processione e per la processione:

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è concor

4

"""

dove l'inciso "come tu se' usa" demente spiegato: "come è tuo officio di fare colle anime che dal Purgatorio vanno al Paradiso „; ovvero: "al tuo solito ridèstagli con l'Eunoè la memoria tramortita col tuffo nel Letè Cosí il D'Ovidio. Il quale aggiunge: "Virtú, come in tanti altri luoghi, vuol dire una facoltà dello spirito, e qui evidentemente è la memoria: l'uso dunque di Matenda non può esser quello di rianimare Dante lassú, o d'averlo già fatto in terra, ma di riaccendere col secondo bagno la memoria che le anime pèrdono col primo „."

5

Ma non c'è altra interpretazione da dare a questo passo?

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IV.

Prima di rispondere a questa, facciamoci
un'altra domanda: che cosa simboleggia Ma-
telda? Il simbolo trae sua origine e signifi-
cato dalla persona in cui s'incarna. La dif-

ficoltà di identificare la Matelda del Paradi-
so terrestre è forse la prima causa delle mol-
teplici e disparate opinioni intorno all'Idea
che essa rappresenta. A Virgilio, a Minos,
a Catone
nel mondo pagano,
a Maria
e a Lucia nel mondo cristiano,
non fu
difficile attribuire la giusta significazione sim-
bolica, perché già determinata dalla storia o
dalla leggenda. Non cosí di Matelda. È su-
perfluo qui accennare (nonché riferirle) a
tutte le congetture emesse su questo argo-
mento. Per fermarmi soltanto su le piú re-
centi, ricorderò che pel Rocca, seguace del-
l'opinione più antica e comune, è la vita at-
tiva; pel Poletto, la vita attiva e contem-
plativa; pel Pascoli, l'Arte; 3 pel Flamini,
l'abito di buona elezione, principio e fonda-
mento d'ogni virtú morale;1 pel Graf, la na-
tura umana perfetta e felice, 5 Sia ora lecito
a me proporne un'altra, quantunque io creda
- farò mie le parole del Graf "dispera-
tissima ogni fatica intesa a ridurre a traspa-
renza perfetta, a perfetta coerenza i simboli
massimi della Divina Commedia e parecchi
altresí dei minori .. 6

2

L'apparizione di Matelda succede, a breve intervallo, ad un sogno nel quale a Dante è apparsa Lia, che gli si è svelata in questa forma:

Sappia, qualunque il mio nome domanda
ch'io mi son Lia, e vo movendo intorno
le belle mani a farmi una ghirlanda.
Per piacermi allo specchio qui m'adorno,
ma mia suora Rachel mai non si smaga
dal suo miraglio, e siede tutto giorno.
Ell'è dei suoi begli occhi veder vaga

1 L. Rocca, Matelda, nel vol.: Con Dante e per Dante, Milano, Hoepli, 1898, pp. 95-143.

2 POLETTO, op. cit., II, pp. 636-49.

3 PASCOLI, Sotto il velame, Messina, Muglia, 1900, pp. 563-64.

4 FLAMINI, Il fine supremo e il triplice significato della "Commedia, di Dante. In Giorn. dantesco, anno IX, p. 15.

5 GRAF, Il Canto XXVIII del " Purgatorio „, Firenze, Sansoni, 1902, p. 18. Altre congetture sono enumerate nello stesso opuscolo e nell'opera: Dante, di N. Zingarelli, Milano, Vallardi, 1904, p. 542.

6 GRAF, op. cit., loc. cit.

com'io dell'adornarmi con le mani;
lei lo vedere e me l'oprare appaga. 1

A che l'accenno a Rachele, se questa non dovesse aver parte alcuna nel séguito della Commedia? Dante non è poeta che spenda cinque versi per dir cosa inutile. Anche altrove il nome di Rachele ricorre senza apparente necessità. Beatrice, narrando a Virgilio perché sia discesa nel Limbo a muoverlo in soccorso dell'amico suo, impedito nella diserta piaggia, aggiunge:

Donna è gentil nel ciel, che si compiange
di questo impedimento ov'io ti mando,
sí che duro giudicio lassú frange.
Questa chiese Lucia in suo dimando,

e disse: Or ha bisogno il tuo fedele di te, ed io a te lo raccomando. Lucia, nimica di ciascun crudele,

si mosse, e venne al loco dov'io era,
che mi sedea con l'antica Rachele 2

Che bisogno aveva Dante di far dire da Beatrice a Virgilio che ella era seduta accanto all'antica Rachele? che bisogno di ripetere, per bocca di san Bernardo, la stessa

circostanza?

Nell'ordine che fanno i terzi sedi
siede Rachel di sotto da costei (Eva)

con Beatrice, sí come tu vedi. 3

Ora si noti bene nel passo citato del II Canto dell'Inferno, si fa menzione di quattro Donne beate: Maria, Lucia, Beatrice e Rachele. Le tre prime s'incontrano ancora nello svolgimento dell'azione. Con Maria s'inizia e si compie la rigenerazione morale di Dante: Ella, per prima, ne vede il pericolo e ne provvede alla salvezza; Ella, in ultimo, pregata da san Bernardo, intercede benigna affinché, giunto all'Empireo, gli sia concessa la visione della Trinità. Lucia esorta Beatrice a lasciare il suo beato scanno per procacciare aiuto a quei che l'amò tanto; poi, a mezzo il viaggio, scende essa stessa per trasportarlo dormente dalla valletta amena alle soglie del Purgatorio. 5 Beatrice spinge Virgilio ad accorrere in salvamento di Dante; indi gli si sostituisce come duce del mistico viaggio dal Paradiso terrestre all'Empireo. E Rachele? Perché torniamo a domandare Dante la nomina con le tre donne

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1 Purg., XXVII, 100-8.

2 Inf., II, 94-102.

3 Par., XXXII, 7-9.

4 Inf., loc. cit. e Par., XXXIII, 1 segg.

5 Inf., loc. cit., e Purg., IX, 55 seg.

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Dopo poco, ecco Beatrice. Verrebbe la tentazione di creder senz'altro che Rachele, precedendo la sua conpagna del seggio celeste, sia venuta essa pure a prestar l'opera sua a Dante; di credere, insomma, che Matelda e Rachele siano una stessa persona.

V.

lo vedo benissimo

La congettura pare strana, ma val la pena d'indugiarcisi un po' attorno.

Qual nesso etimologico e ideologico c'è tra i due nomi? La filologia moderna può - a questo riguardo soccorrerci poco, anzi dev'esser lasciata da parte, giacché procede con criterî scientifici ignoti nel medio evo, quando, piú che ragionare, si fantasticava su le etimologie. Il Villani per citarne qualcuna delle piú curiose spigolate dalla magistrale opera del Graf: Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo narrando della fondazione di Fiesole, soggiunge che questa fu la prima città edificata in Europa "et però fu nominata Fia sola, cioè prima senza altra città habitata,. Il nome Colosseo al grandioso monumento romano non sarebbe derivato dall'aggettivo latino colosseus (di gran mole); ma, per alcuni, dalla domanda colis eum? che si soleva rivolgere a coloro che andavano a vi

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1 Purg., XXVII, 127-29, 139.

? Purg., XXVIII, 83-84.

ap

sitar quell'edifizio, divenuto nella credenza del volgo tempio sacro a un dio maligno; altri poi lo trasformavano in collideus, quia dii ibi colebantur. Il Della Lana, uno dei piú antichi commentatori della Commedia, asserisce che l'imperatore Vespasiano fu cosí chiamato, imperquello che le vespe li facevano nel naso nido,. Stando a Giovanni dei Bonsignori, il quale scriveva negli anni 1375-77, Ovidio fu detto Nasone "per ciò che si chome pello naso odoriamo ogni cosa, chosí Ovidio ogni chosa mondana volse odorare e sapere „. E bastino questi saggi.

1

Dante stesso, quando ha voluto spiegare il significato di qualche parola, ha avuto per norma la massima che "i nomi seguitano le nominate cose, siccome è scritto: nomina sunt consequentia rerum,. Cosí, poiché san Francesco fu assomigliato a un sole, ad Assisi, che gli diede i natali, crede sia meglio appropriato l'appellativo Oriente; cosí i ge3 nitori di san Domenico egli afferma ebbero l'ispirazione di chiamarlo a tal modo (cosa del Signore)" perché fosse, quale era, in costrutto; cosí, esaltandoli, esclama:

O padre suo veramente Felice!

o madre sua veramente Giovanna, se interpretata val come si dice! 5

2

Qui l'analogia tra il nome e il significato di Felice è evidentissima; ma per Giovanna la cosa non è tanto liscia, e non s'indovine

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· · · · 27

rebbe facilmente se il Poeta stesso non la dichiarasse altrove. Narra egli nella Vita nova che in una immaginazione d'Amore (la quale ha molta simiglianza con la visione del Paradiso terrestre) vide venire verso lui "L una gentil donna, la quale era di famosa beltà... e lo nome di questa donna era Giovanna; salvo che per la sua beltade, secondo che altri crede, imposto l'era nome Primavera, e cosi era chiamata, “E so lei guardando - continua Dante a raccontare vidi venire la mirabile Beatrice. Queste donne andarono presso di me cosí l'una appresso l'altra, e parve che Amore mi parlasse nel core, e mi dicesse: Quella prima è nominata Primavera solo per questa

appres

3 Par., XI, 49-53.

4 Par., XII, 67-69.

5 Ivi, 79-81,

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1 GRAF, Roma ecc., Torino, Loescher, 1882, I, pp. 117-18, 396, n. 77; II, p. 300.

2 Vita nova, XIII.

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