La Divina commedia, Opseg 1

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Stranica 42 - Soli eravamo e senza alcun sospetto. Per più fiate gli occhi ci sospinse Quella lettura, e scolorocci il viso: Ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disiato riso Esser baciato da cotanto amante, Questi, che mai da me non fia diviso, La bocca mi baciò tutto tremante: Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: Quel giorno più non vi leggemmo avante.
Stranica 37 - E come gli stornei ne portan l' ali, 40 Nel freddo tempo, a schiera larga e piena ; Così quel fiato gli spiriti mali Di qua, di là, di giù, di su gli mena : Nulla speranza gli conforta mai, Non che di posa, ma di minor pena. 45 E come i gru van cantando lor lai, Facendo in aer di sè lunga riga ; Così vid...
Stranica 3 - Nel mezzo del cammin di nostra vita, Mi ritrovai per una selva oscura Che la diritta via era smarrita.
Stranica 19 - Con lieto volto, ond' io mi confortai, Mi mise dentro alle segrete cose. Quivi sospiri, pianti ed alti guai Risonavan per l'aer senza stelle, Perch' io al cominciar ne lagrimai. Diverse lingue, orribili favelle, Parole di dolore, accenti d'ira, Voci alte e fioche, e suon di man con elle, Facevano un tumulto, il qual s' aggira Sempre in quell' aria senza tempo tinta, Come la rena quando a turbo spira.
Stranica 95 - Per le nuove radici d' esto legno Vi giuro che giammai non ruppi fede Al mio signor, che fu d' onor sì degno. E se di voi alcun nel mondo riede, Conforti la memoria mia, che giace Ancor del colpo che invidia le diede. Un poco attese, e poi: Da ch...
Stranica 41 - A lagrimar mi fanno tristo e pio. Ma dimmi : al tempo de' dolci sospiri, A che e come concedette amore, Che conosceste i dubbiosi desiri...
Stranica 124 - Guglielmo Borsiere, il qual si duole Con noi per poco, e va là coi compagni, Assai ne cruccia con le sue parole. La gente nuova, ei subiti guadagni, Orgoglio e dismisura han generata, Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni. Così gridai colla faccia levata: E i tre, che ciò inteser per risposta, Guatar l' un l
Stranica 114 - Se ben m' accorsi nella vita bella : E s' io non fossi sì per tempo morto, Veggendo il cielo a te così benigno, Dato t' avrei all' opera conforto. Ma quell' ingrato popolo maligno, Che discese di Fiesole ab antico, E tiene ancor del monte e del macigno, Ti si farà, per tuo ben far, nimico: Ed è ragion; chè tra li lazzi sorbi Si disconvien fruttare al dolce fico. * Vecchia fama nel mondo li chiama orbi, Gente avara, invidiosa e superba : Da' lor costumi fa che tu ti forbì.
Stranica 42 - Ma se a conoscer la prima radice Del nostro amor tu hai cotanto affetto, Farò come colui che piange e dice. Noi leggevamo un giorno per diletto Di Lancillotto, come amor lo strinse: Soli eravamo e senza alcun sospetto. Per più fiate gli occhi ci sospinse Quella lettura, e scolorocci il viso: Ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Stranica 35 - Giudica e manda secondo che avvinghia. Dico che, quando l'anima malnata Gli vien dinanzi, tutta si confessa, E quel conoscitor delle peccata Vede qual loco d'inferno è da essa : Cignesi con la coda tante volte Quantunque gradi vuoi, che giù sia messa. Sempre dinanzi a lui ne stanno molte ; Vanno, a vicenda ciascuna, al giudizio, Dicono e odono e poi son giù volte. O tu, che vieni al doloroso ospizio...

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