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dove le voci concordia e modo richiamano alla mente i termini tecnici corrispondenti. In altro luogo ricorda il canto od il suono a piú voci, la polifoPar., c. VI, v. 134:

nia.

Diverse voci fan giú dolci note:

cosí diversi scanni in nostra vita
rendon dolce armonia fra queste ruote.

Cosí pure nel Par., c. XIV, v. 118:

E come giga ed arpa, in tempra tesa

di molte corde, fa dolce tintinno

a tal da cui la nota non è intesa,...

Ricorda altrove un modo particolare di accordo, quando cioè una nota è tenuta, mentre l'altra voce varia secondo la melodia.

E come in fiamma favilla si vede,

e come in voce voce si discerne,

Par., c. VIII, v. 16:

quando una è ferma, e l'altra va e riede.... 1

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Questo mi pare che basti a mostrare in che modo Dante conoscesse la musica. A conclusione e quasi a riepilogo di questa parte mi piace di riportare un passo del Carducci: «Gli uomini, infatti, del medio evo gran differenza facevano dalla musica pratica, piú veramente chiamata canto, alla teorica, cui specialmente riservavano il nome di musica. La musica, riguardata come scienza, nella classificazione degli studi d'allora, faceva parte del quadrivio insieme con l'aritmetica, la geometria e l'astronomia. Ella era, per sentenza d'uno dei gran dottori del medio evo, Boezio, di quelle scienze senza il cui aiuto è impossibile venire alla verità; e sant' Isidoro aveva giudicato non meno biasimevole di chi non sapesse leggere, chi ignorasse la musica, senza la quale niuna disciplina può esser perfetta. Con quella loro immaginazione avida di sogni e del meraviglioso, gli uomini del medio evo si davano ardentemente ad uno studio che loro apriva i vasti orizzonti del misticismo. Consideravano con Cicerone, nel sogno di Scipione, l'armonia che risulta dall'ordine del mondo e dal moto delle stagioni insieme con quella che presiede allà unione delle parti dell'anima col corpo. Si credeva, imparando la musica, compir la grammatica e la retorica; lo scrittore vi cercava gli insegnamenti ad armonicamente disporre i periodi; l'oratore, il suono della voce che meglio convenisse alle varie parti del suo discorso. Tutte queste idee, attinte all'antichità da Boezio, da Donato, dal venerabile Beda, si riprodussero poi dal nono al decimoterzo secolo per opera di Alcuino, Odone da Cluny, Notker, Reginone di Prum ed altri scolastici. - E Dante,

Questo modo di cantare si trova descritto, per es., presso il trattatista GIOVANNI DE MURIS (in GERBERT, III, p. 239): “Diaphonia est modus canendi duobus modis et dividitur in basilicam et organicam. Basilica est modus canendi duobus modis melodiam, ita quod unus teneat continue notam unam, quae est quasi basis cantus alterius concinentis: alter vero socius cantum incipit vel in diapente vel in diapason, quandoque ascendens quandoque descendens, ita quod in pausa concordet aliquo modo cum eo qui basin observat. Organica diaphonia est», etc.

2 V. Musica e poesia nei sec. XV e XVI negli Studi letterari, p. 385.

aggiungo io, l'uomo che compendiava in sé tutto lo scibile del suo tempo, poteva ignorare tutto ciò?

Venendo ora ad esaminare quanta parte abbia la musica nel divino poema, possiamo dire col Giordani, che esso è mirabilmente pieno di armonia e di musica verissima, anzi due delle tre cantiche hanno la musica per materia e per macchina principale.

E dapprima Dante ha cavato dalla musica direttamente, o da cose ad essa attinenti, molte e belle similitudini; ne riferirò alcuna oltre a quelle già citate prima. Cacciaguida, per far intendere al poeta come egli vede il futuro, gli dice:

Da indi, sí come viene ad orecchia
dolce armonia da organo, mi viene

a vista il tempo che ti s' apparecchia.

Par., c. XVII, v. 43.

Dall'organo trae un'altra similitudine, quando appena dentro la porta del purgatorio sente un canto:

E Te Deum laudamus mi parea

udir in voce mista al dolce suono. Tale immagine appunto mi rendea

ciò ch'io udia, qual prender si suole quando a cantar con organi si stea, che or sí or no s'intendon le parole.

Purg., c. IX, v. 140.

Questa è una scena, alla quale accadde forse anche a noi di assistere; e scene pure prese dal vero sono le seguenti:

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Cosí vid' io lo schiarato splendore
venire ai due, che si volgeano a ruota,
qual conveniasi al loro ardente amore:
misesi li nel canto e nella nota.

Par., c. XXV, v. 103.

Una minuzia, una cosa che passerebbe inavvertita all'orecchio di un ignaro dell'arte, la troviamo notata qui:

E come a buon cantor buon citarista

fa seguitar lo guizzo della corda,

in che più di piacer lo canto acquista.....

Par., c. XX, v. 142.

Con ciò ci mostra il poeta che al suo tempo si usava accompagnare il canto al suono, come facevano i trovatori, e secondo l'uso dell'antico teatro greco e romano; ma questo accompagnamento doveva essere della maggior semplicità: o unisono, o composto degli accordi principali e più semplici, come terza, quinta od ottava.

Dalla natura pure trasse molte comparazioni musicali:

E come i gru van cantando lor lai,
facendo in aer di sé lunga riga,

cosí vid' io venir, traendo guai,

ombre portate dalla detta briga....

Inf., c. V, v, 46.

Trovandosi Dante nel Paradiso terrestre, sente che colà spira un'aura dolce, un vento soave, che piega le frondi degli alberi verso ponente, ma non in tal modo che gli uccelli fra di esse ricoverati

Lasciasser d'operar ogni lor arte: ma con piena letizia l'ôre prime, cantando, ricevieno in tra le foglie, che tenevan bordone alle sue rime.

Purg., c. XXVIII, v. 15.

Si noti la voce bordone, che è usata anche ora per significare una cantilena, che si ripete ad ogni strofa o versetto di una composizione: generalmente però per bordone s'intende l'accompagnamento di una voce bassa. Quanto è poetico questo pensiero delle foglie che, quasi fossero vive ed intelligenti, accompagnano i gorgheggi degli uccelli! L'ora dell'alba è cosi designata:

Nell'ora che comincia i tristi lai

la rondinella presso alla mattina,

forse a memoria de' suoi primi guai....

Purg., c. IX, v. 13.

Nel paradiso l'aquila parla al poeta, ed egli, per mostrare come si formasse l'unica voce di quel complesso di spiriti, ricorre ad immagini musicali, mostrando anche qui cognizione precisa dei fatti naturali:

Udir mi parve un mormorar di fiume,
che scende chiaro giú di pietra in pietra,
mostrando l'ubertà del suo cacume.

E come suono al collo della cetra

prende sua forma, e sí come al pertugio
della sampogna vento che penetra,
così rimosso d'aspettare indugio

quel mormorar per l'aquila salissi

su per lo collo, come fosse bugio:

fecesi voce quivi, e quindi uscissi

per lo suo becco in forma di parole,

quali aspettava il cuore, ov'io le scrissi....

Par., c. XX, v. 19.

E dopo aver dato notizia degli spiriti che formano il suo occhio, l'aquila tace soddisfatta

Quale allodetta che in aere ́si spazia
prima cantando, e poi tace, contenta
dell' ultima dolcezza che la sazia.

Par., c. XX, v. 73.

Quanto nota, altrettanto poi è bella e musicalmente felice la indroduzione del c. VIII del Purgatorio, in cui mostra la collegazione dei suoni cogli affetti dell'animo, ed il potere degli uni sugli altri:

Era già l'ora che volge il disio

ai naviganti, e intenerisce il core

lo dí ch'han detto al dolci amici addio;

e che lo novo peregrin d'amore

punge, se ode squilla di lontano,

che paia il giorno pianger che si muore.
Purg., c. VIII, v. 1.

Né meno bella è questa:

Indi come orologio, che ne chiami
ne l'ora che la sposa di Dio surge
a mattinar lo sposo perché l'ami,
che l'una parte l'altra tira ed urge,
tin tin sonando con sí dolce nota,
che il ben disposto spirto d'amor turge;

cosí vid'io la gloriosa rota

muoversi e render voce a voce in tempra
ed in dolcezza, ch'esser non può nota,

se non colà dove gioir s'insempra.

Par., c. X, v. 139.

Già qui il poeta comincia a farci sentire gli effetti della musica sull' animo umano, effetti che vedremo poi ancor più potenti. E chi è che non senta tutta la dolcezza musicale di questi versi, fluidi e scorrevoli come una melodia belliniana?

Giornale dantesco, Vol. III.

Ma noi sentiremo cose molto più mirabili se ci faremo a seguire il poeta nel suo viaggio pei tre mondi.

Già nell' Inferno c'é della musica, e molta: ma una musica sui generis, tetra, cupa, disarmonica, disperata, quale si conviene alla città dolente, sede dell'eterno dolore, ostello della perduta gente. Come il diletto prodotto dalla musica deriva dall'armonia sua e dall'ordine dei suoni, cosí qui nel regno del disordine i suoni devono essere stonati, spaventosi, terribili, e servir di nuova pena ai dannati. Appena dentro la porta dell'inferno, il poeta sente subito il fiero tumulto delle disperate strida, annunciatogli (Inf., c. I. v. 114) da Virgilio:

Quivi sospiri e pianti ed alti guai, ecc.

Inf., c. III, v. 22.

Questo è un concerto veramente infernale! Eppure siamo ancor fuori della

valle d'abisso dolorosa,

che tuono accoglie d'infiniti guai;

Inf., c. IV, v. 8.

e la triste, ma soave quiete del Limbo, non fa che rendere più stridente il contrasto coll' orribile teatro del secondo cerchio, custodito all'entrata da Minosse che ringhia. Il poeta entra per assistere ad uno spettacolo tremendo, accompagnato da una sinfonia tutta tetra e spaventosa:

Ora incomincian le dolenti note

a farmisi sentire, ecc.

Inf., c. V, v. 25.

Sentiamo poscia i latrati di Cerbero e delle anime da lui custodite, la voce chioccia di Plutone ed i grugniti di Nembrot. Quanto piú si vanno stringendo i cerchi, il tumulto della musica infernale va scemando, e si spegne tra gli abitanti della Caina, i quali battono i denti in nota di cicogna, nota cosí conveniente alla triste ghiaccia, e cosí ben espressa dalle rime in icch (Inf., XXXII, v. 25 segg).

Nel Purgatorio troviamo la musica umana. La vista dei dannati aveva a Dante contristati gli occhi e il petto, per cui egli, sapendo quanto in tutti i mali sia grande e dolce conforto la musica, si procura subito questa consolazione; e noi troviamo nel II canto il mirabile episodio di Casella.

Arriva una barca guidata da un angelo, e dentro vi sono seduti più di mille spiriti:

In exitu Israel de Egypto,

cantaron tutti insieme ad una voce,

con quanto di quel salmo è poscia scripto.

Purg., c. II, v. 46.

Una delle ombre che escono dalla barca s'avvicina a Dante, e cerca di ab

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