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bracciarlo: Dante la conosce, è Casella, celebre cantore fiorentino, e, dopo scambiate alcune parole, lo prega di un suo canto:

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E Casella con una prontezza insolita fra gli artisti di canto, come nota Benvenuto da Imola, corrisponde subito al desiderio dell'amico:

Amor che nella mente mi ragiona,
cominciò egli allor sí dolcemente,

che la dolcezza ancor dentro mi suona.
Lo mio maestro, ed io, e quella gente
ch'eran con lui, parevan sí contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.

Questa è una vera apoteosi del canto umano, questa è la lode piú grande che se ne possa fare. Gli antichi avevano in grande stima la musica per i sorprendenti effetti che produce sull'animo umano, e questa stima, se non era cresciuta, non era punto diminuita nel medio evo. Benvenuto da Imola, commentando questo passo, riferisce, desumendoli da Boezio, molti mirabili fatti, che gli antichi citavano come cagionati dalla musica: la musica, egli dice, è tanto potente che muta i costumi degli uomini, e li spinge alla divozione od alla lascivia, al vizio od alla virtú, alla mitezza od al furore, secondoché essa è seria, molle, dolce o marziale: per cui si dice che Pitagora mitigò colla musica alcuni giovani ubbriachi, che volevano abbattere le porte di una casa, ed Empedocle calmò col diletto della melodia l'ira di un giovane, che stava già addosso al suo offensore per ucciderlo. Perciò in Grecia si dié tanta importanza alla musica nell'educazione della gioventú, poiché si riteneva che una musica sobria giovasse assai a formare in un giovane buoni costumi. Anche san Tommaso dice (2a 2ae, Quaest. 91, 2) che secondo le diverse melodie l'animo dell'uomo viene diversamente disposto, e cita Aristotele e Boezio.' Dante stesso nel Convito (II, 14) aveva detto: " Ancora la musica trae a sé gli spiriti umani, che sono quasi principalmente vapori del cuore, sicché quasi cessano da ogni operazione; sí è l'anima intera quando l'ode, e la virtú di tutti quasi corre allo spirito sensibile che riceve il suono

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1 Per vedere poi in quanta stima fosse la musica anche nel medio evo, basti questo giudizio di Giovanni de Muris, trattatista di musica non molto lontano dai tempi di Dante: "Quid est musica? Ars artium divina continens omnia principia methodarum in primo gradu celsitudinis conformata, in natura rerum omnium numerata, delectabilis intellectui, amabilis in auditu, tristes laetificans, avaros amplificans, confundens invidos, confortans languidos, imprimens vigilantes, evigilans dormientes, nutriens amorem, honorans possessorem, si finem debitum fuerit assecuta, ad laudem Dei finaliter est instituta. (Ars Discantus secundum IOHANNEM DE MURIS, in COUSSEMAKER, vol. 3 pag. 103) Ed un altro trattatista circa del medesimo tempo enumera venti effetti particolari della musica.

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Ma non poteva mai darle una lode sí grande come qui, facendo che essa intrattenesse colla sua dolcezza gli spiriti usciti dal corpo, e li facesse dimentichi dell'unico desiderio che essi dovevano avere, cioè di correre a purgarsi dalle reliquie delle loro colpe. Dante stesso conobbe la smisurata grandezza di questa lode, e quasi a temperarla un pochino, fa comparire di nuovo l'austero Catone a rimproverare le anime della loro mancanza.

Questa lode poi non appartiene piú alla musica in generale, che alla persona di Casella in particolare, poiché all'arte di costui era dovuto un tanto mirabile effetto, e Dante volle cosí innalzare al suo amico, a colui che gli aveva intonato tanti versi, e che l'aveva tante volte gentilmente ricreato col suo dolce canto, un monumento di memoria imperitura. Ed è cosa da non lasciar passare inavvertita come anche Virgilio, che non si lascia mai muovere da cosa alcuna, resti pur lui ammaliato dalla divina dolcezza musicale. Che se Dante ha tributato tanta lode alla musica quale doveva essere al suo tempo, cosí semplice, quale inno avrebbe innalzato alla musica moderna, se avesse potuto sentire tanta varietà di strumenti, tanta ricchezza di melodia, e sopratutto l'armonia sinfonica tanto meravigliosamente sviluppata? Ma andiamo avanti.

La musica del Purgatorio è sempre dolce, tranquilla e mesta, ma di quella mestizia che si conviene a quelle anime, le quali, per trovarsi più presto purgate da ogni macchia di colpa, corrono con ardentissimo desiderio

A ber lo dolce assenzio de' martiri.

Purg., c. XXIII, v. 86.

Essa va idealizzandosi quanto più il poeta s'avvicina al cielo, e produce su di lui tutte quelle sensazioni che può provare non un uomo qualunque, ma un artista. Abbiamo già sentito il canto delle anime giunte pur allora dal mondo alla proda del purgatorio: sentiamo un nuovo canto nel secondo balzo dei neghittosi morti violentemente:

E 'ntanto per la costa di traverso

venivan genti innanzi a noi un poco,
cantando Miserere a verso a verso:

Purg., c. V, v. 22.

e il poeta descrive efficacemente l'effetto prodotto nel loro canto dalla sorpresa di veder lui vivo:

Quando s'accorser ch'io non dava loco

per lo mio corpo al trapassar de' raggi,
mutâr lor canto in un O lungo e roco....

Nella valletta del terzo balzo:

Salve Regina, in sul verde e 'n su' fiori
quivi seder cantando anime vidi,
che per la valle non parean di fuori:
Purg., c. VII, v. 82.

dove la deliziosa amenità del paesaggio ci è segno della soavità del canto, che si ripete poi quando una di quelle anime, surta colle palme giunte e levate, canta l'inno della sera:

Te lucis ante, sí divotamente

le uscio di bocca, e con sí dolci note,

che fece me a me uscir di mente.

Purg., c. VIII, v. 13.

Che se tanto effetto è prodotto solo dall'intonazione del canto, fatta da una voce sola, che sarà quando canta tutto il coro?

E l'altre poi dolcemente e devote

seguitâr lei per tutto l'inno intero,

avendo gli occhi alle superne rôte.

Ma qui comincia anche un poco di musica celestiale: sono i primi saggi dei concenti angelici, che si faranno poi sentire in tutta la loro pienezza nel Paradiso. Appena dentro la porta del purgatorio, si sente un dolce canto di angeli:

E Te Deum laudamus mi parea
udir in voce mista al dolce suono.

Purg., c. IX, v. 140.

Da qui in avanti il poeta sente in tutti i gironi, fuorché uno, le anime che cantano una preghiera opportuna pel vizio di cui si purgano, ed all'uscita un angelo, mentre rade un P per volta dal viso del poeta, canta o solo o con altri la beatitudine opposta a ciascun vizio di cui quegli si va mondando. Nel primo girone, le anime dei superbi recitano il Pater noster: non è un vero canto, ma un recitativo umile, soave. All'uscita, gli angeli cantano:

Noi volgendo ivi le nostre persone,
beati pauperes spiritu, voci
cantaron sí che nol diría sermone.

Purg., c. XII, v. 109.

Il poeta si trova immensamente consolato da questi armoniosi canti, e ricor dandosi del frastuono e delle strida infernali, esclama:

Ahi! quanto son diverse quelle foci
dalle infernali; ché quivi per canti
s' entra, e laggiú per lamenti feroci.

Gli invidiosi del secondo girone cantano le litanie:

E poi che fummo un poco più avanti,

udii gridar: Maria, ôra per noi,

gridar Michele, e Pietro, e tutti i santi ;

Purg., c. XIII, v. 49.

ed all'uscita, gli angeli cantano: Beati misericordes e Godi tu che vinci. Gli irosi del terzo girone cantano in tutta pace il mansueto Agnello di Dio:

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Gli accidiosi del quarto girone non cantano, o piú veramente il poeta non ha tempo di sentirli per la velocità con cui trascorrono davanti a lui; ma l'angelo lo invita all'uscita

in modo soave e benigno

qual non si sente in questa mortal marca,

e canta: Beati qui lugent.

Purg., c. XIX, v. 44.

Nel quinto girone, sono puniti i prodighi e gli avari insieme, come nell'Inferno:

Adhaesit pavimento anima mea,
senti' dir lor con sí alti sospiri,
che la parola appena s'intendea.

Purg., c. XIX, v. 73.

Qui, per la liberazione dell'anima di Stazio, Dante sente il tremito del monte e le anime che cantano tutte insieme per ringraziamento Gloria in excelsis Deo. All'uscita, l'angelo canta: Beati qui sitiunt.

Singolarmente pietos è il canto dei golosi puniti nel sesto girone:
Ed ecco piangere e cantar s'udie:

labia mea, Domine, per modo
tal che diletto e doglia parturie.

Purg., c. XXIII, v. 10.

Quanta efficacia in quell'iato del labia trisillabo e delle rime in ie! Non pare forse che quel canto sia una puntura al cuore? L'ultimo di questi versi richiama colla somiglianza dei termini quella bella osservazione, con cui ha principio il canto VIII del Purgatorio, la quale è tanto ben applicabile alla musica:

Quando per dilettanze ovver per doglie, ecc.

E questo passo richiama, alla sua volta, quel del Convito (II, 14) già citato. All'uscita, l'angelo canta

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I lussuriosi del settimo ed ultimo girone cantano tra le fiamme: Summe Deus clementiae, e tra di essi vi è pure un trovatore, il quale canta ancora secondo il suo uso, ma non piú con letizia, sibben con pianto:

Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan.

Purg., c. XXVI, v. 142.

All'uscita, l'angelo canta un' altra beatitudine :

Beati mundo corde,

in voce assai più che la nostra viva.

Purg., c. XXVII, v. 7.

Mentre i poeti attraversano le fiamme, una voce angelica guida i loro passi:

Guidavaci una voce che cantava

di là, e noi attenti pure a lei

venimmo fuor là dove si montava.

Venite benedicti patris mei,

suono dentro ad un lume che li era....

Purg., c. XXVII, v. 55.

Omai una sola scaletta divide il poeta dal Paradiso terrestre; ma giunge la notte, egli si adagia sui gradini, e sogna. Già un altro sogno aveva fatto Dante sui gradi tra il quarto ed il quinto girone, nel quale aveva visto la femmina balba; essa aveva cominciato le sue arti:

Poi ch'ella avea il parlar cosí disciolto
cominciava a cantar sí che con pena

da lei avrei mio intento rivolto.

Io son, cantava, io son dolce sirena,
che i marinari in mezzo mar dismago,
tanto son di piacere a sentir piena; ...
Purg., c. XIX, v. 16.

senonché apparve la donna santa, la quale, sdegnata, le squarciò le vesti, e mostrò l'interno suo putridume. Ora il sogno è più bello:

Giovane e bella in sogno mi parea

donna vedere andar per una landa cogliendo fiori, e cantando dicea: Sappia qualunque il mio nome dimanda, ch'io mi son Lia, ecc.

Purg., c. XXVII, v. 97.

Questo sogno poi si avvera quando il poeta, giunto nel Paradiso terrestre e fatto da Virgilio arbitro di sé stesso, scorge improvvisamente nel delizioso luogo

Una donna soletta che si gía

cantando ed iscegliendo fior da fiore,

ond' era pinta tutta la sua via,...

Purg., c. XXVIII, v. 40.

la quale, da lui pregata, gli si avvicina per fargli intendere il suo canto, e finisce poi

Cantando come donna innamorata.

Purg., c. XXIX, v. 1.

Qui incominciano maggiori meraviglie ed appare la mistica processione: la musica si va divinizzando. Quanta musicalità è chiusa in quell' espressione:

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