Slike stranica
PDF
ePub

chiaramente si vedrà come il fondo della bolgia sia più vicino a chi sta sull'argine interno, e come da questo sia più difficile salire sul ponte che dal precedente.

[blocks in formation]

G=

[blocks in formation]

argine esterno; E = costa esterna della bolgia; F = costa interna; D = fondo della bolgia.

Il nuovo disegno dell'A. è l'immagine di una costruzione artificiosa vuota di senso, perché ogni particolare non si fonda sulle necessità della Commedia. A che scopo infatti sollevare sugli argini dei piloni per sostegno dei ponti? Forse gli argini stessi, non sono spalle abbastanza forti per sostenerli? Ma avendo io dimostrato (pag. 34-6) che il lungo scoglio di Malebolge deve essere scoperto a guisa di viadotto, l'A. che di questo particolare non si era accorto prima, innalza ora oziosamente dei piedritti che nessun bisogno architettonico richiede. Nel mio disegno il viadotto è scoperto per conseguenza della costruzione, e non sarebbe tale se gli argini non degradassero le due condizioni richieste dal poema si compiono a vicenda, e l'una è un prodotto dell'altra. Nel disegno dell'A. la costa interna ha più dolce pendio senza alcuno scopo: non per legge architettonica; non per agevolare il cammino ai dannati o ai diavoli, perchè vi sono i ponti a quell'ufficio; non per rendere un servigio al viaggiatore fiorentino, che coi suoi piedi non si reca mai nelle bolge. Sarà dunque per far piacere a quei commentatori i quali credono la ripa che più giace esser la costa piú inclinata, mentre è evidente, come già dimostrai (pag. 31 e 41, n. 5), che la ripa non è la costa, ma l'argine onde la ripa che più giace altro non può essere che l'argine piú basso, che piú s'abbassa.' Si aggiunga a tutto questo che la pendenza

1 Gli altri due esempi analoghi della Commedia si spiegano bene col verbo abbassarsi sostituito a giacere: S' egli è che sí la destra costa giaccia, che noi possiam nell'altra bolgia scendere,

va tradotto: se la destra costa s'abbassa cosí, che, ecc.

Ditene dove la montagna giace,

Inf., XXIII, 31

sí che possibil sia l'andare in suso;

Purg., III, 76.

si traduce allo stesso modo, che riesce il piú sodisfacente, quando si pensi che la base della montagna inaccessibile è chiamata due volte alla ripa (Purg., III, 71; IV, 35).

della Malebolge delineata dall'Agnelli, rasenta la linea verticale, di modo che ove i ponti a un tratto s'incurvano, il cammino è precipitoso, anzi impossibile, mentre dal poema risulta che sul viadotto si va come sul piano. Si consideri la tavola II della Topo-cronografia, dopo aver tirato dal colle del primo argine al centro terrestre una retta che in geometria rappresenta la verticale è possibile camminare su quegli archi? e in quale arte architettonica si perpetrò mai una costruzione di quel genere?

Prima di uscire dall' VIII cerchio, v'è un'ultima obiezione: l'A. vuole che il colle dell'ultimo argine sia più largo degli altri; ma quale frase della Commedia giustifichi questo suo desiderio, non so, né egli dice. Dante due sole ripe attraversa da una costa all'altra, sesta e undecima, le quali nel mio disegno sono egualmente larghe per una strana o forse non casuale coincidenza. Che l'altipiano dell'ultimo argine debba essere tanto ampio, da giustificare l'illusione del poeta che scambia nelle tenebre i giganti con le torri, siamo pienamente d'accordo. Lo dichiarai piú volte nel mio studio, a pag. 32, 39 e 41 n. 6, perciò non capisco a quale scopo l'A. dimostra che il colle dell'ultima ripa nel mio disegno ha miglia 0,375 di traverso. Queste cifre decimali in un linguaggio piú ordinario corrispondono a circa 700 metri, e a me sembra possibilissimo che accada quel che si legge nel canto XXXI dell'Inferno, sopra una pianura cosí ampia, ove sia men che notte e men che giorno, sí che la vista vada innanti poco (XXXI, 10-11). L'A. sarà scontento, perché l'ultimo argine è largo la metà di quel che sarebbe, se d'ambe le parti vi fosse la scarpa; ma io non ho proprio colpa, se la parete interna che chiude il pozzo, è verticale. Il mio disegno sodisfa le esigenze del poema e della verosimiglianza, quant'è possibile in un luogo cosí privo di verità; finché le obiezioni si fondano su questi bisogni del testo, c'è da impensierirsi, ma quando scaturiscono da un ordine d'idee preconcette, e mirano piú che a schiarire un fatto, a mettere in imbarazzo l'avversario, miglior partito sarebbe non perdersi in parole.

Dopo aver esaminate e messe a confronto le costruzioni del nono cerchio fatte dal secolo XV in poi, persuaso che nessuna rispondeva alle esigenze richieste dal poema, pensai che unico rimedio in tanta controversia fosse metter d'accordo il Manetti e il Vellutello, la profondità del pozzo del primo con la forma cilindrica dell'altro. L'ipotesi è sembrata all' A. paradossale: il tristo buco che nel mio disegno ha un diametro di 3150 metri, è stato paragonato a un tubo, e, poiché col Manetti opinai che Dante avesse potuto compiere la discesa lungo la parete aggrappandosi a schegge e rocchi, mi si è chiesto ove mai era stata compiuta nel viaggio soprannaturale una fatica simile (Giornale dantesco, ib., pag. 244).

Mi permetto di richiamare alla memoria del mio contradittore l'ascensione dal fondo della sesta bolgia sull'argine, ove si legge: Virgilio

[ocr errors][merged small][merged small][merged small][merged small][merged small][merged small][merged small][merged small][merged small]

In quei luoghi Dante saliva arrampicandosi; se il discendere è più facile, e ne conviene anche l'A. (ib. pag. 241), con più forte ragione avrebbe potuto farlo senza darsi la briga di regalarci una descrizione. Infatti dal quinto, dal settimo, dal decimo ponte è assodato che il poeta discende sulle ripe lungo piloni verticali che offrono solo il mezzo di schegge, o pietre sporgenti ; si trova cenno mai della difficoltà di queste discese? L'ipotesi del Manetti non è dunque cosí peregrina da meritare l'allegra similitudine delle mosche e dei ragni.'

Sia pure inverosimile il pozzo cilindrico; non resta altra soluzione che scegliere o la vasca del Giambullari, o le pareti convergenti al centro, o le pareti a scarpa. La vasca di superficie concava è la negazione dei piú elementari principî di statica, e la scartiamo di pieno accordo; le pareti coniche che si chiudono al centro terrestre, dan luogo a una superficie di ghiaccio larga una ventina di metri, mentre il lago dev'esser ben più grande; le pareti a scarpa nel senso scientifico chiudono addirittura il vuoto prima di giungere sulla testa di Lucifero, come sarà chiaro da qui a poco. L'A. non si

1 Giornale dantesco, ib. pag. 244. Scrissi a pag. 30 del mio opuscolo che le coste delle bolge non possono essere verticali, altrimenti lo scendere di Virgilio nella III, e lo scivolare nella VI sarebbero inverosimili. L'A., frantendendo il mio pensiero, obietta: se dite che Virgilio non potrebbe scendere su parete verticale nelle bolge, come riesce a discendere nel nono cerchio? — Io non dissi che non potrebbe scendere, ma che secondo la descrizione di Dante la discesa riuscirebbe inverosimile su parete verticale; Virgilio ivi non si aggrappò sulle pietre tenendo in braccio il compagno, ma fece solo uso dei piedi, o d'altra parte del corpo, il che è possibile quando la via s'inclina, non se è verticale.

L'A. ha gusto di cogliermi in contraddizione, ma se badasse a intender meglio il mio discorso, risparmierebbe a me la noia d'intrattenermi in vane logomachie, e a qualche paziente lettore la noia di leggerle.

2 L'A. non accetta il disegno del Giambullari, mentre il Barbi ne è strenuo difensore; eppure delle ragioni di questo si serve per combattermi, ciò che è nuovo negli annali delle polemiche letterarie. Giornale dantesco, ib., pag. 244.

confonde, benché la soluzione del problema sia disperata; per agevolare il cammino ai poeti, preferisce il pozzo a scarpa, e senza badare al gravissimo inconveniente accennato, delinea cosí la sua costruzione:

[merged small][ocr errors][merged small][merged small][merged small][merged small][ocr errors][merged small][merged small][merged small][merged small][merged small]

Tutto questo l'A. presenta con certa gravità, che lo spinge fino a darmi quasi una lezione sulla superficie di livello;' ma, devo dirlo, è caduto in un forte abbaglio. Chiama superficie orizzontale l'emisfero di ghiaccio, e verticale a questo la retta LN, che, prolungata infinitamente, neppure lo tocca. Ma che razza di geometria è questa? Alla superficie di livello è verticale solo quella retta che passa pel centro: la LX, la L' X, ecc. Se a queste addossassimo una scarpa, seppelliremmo, come dicevo poco fa, Cocito e Lucifero. Il mio oppositore avrebbe fatto meglio a riconoscere la pianura orizzontale, con cui sarebbe stata possibile, fino a un certo punto, anche la scarpa, anziché usare principî scientifici inopportuni. Ma l'A. alla scarpa crede e non crede, or la sostiene a spada tratta, mentre avanti l'aveva negata; a pag. 240 aveva scritto a proposito di Malebolge: "Io credo che la ripidità della costa esterna di ciascuna bolgia vada man mano aumentando fino ad assumere la direzione perpendicolare, come avviene colla costa interna dell'ultimo argine, sulla quale stanno i giganti ed assume la denominazione di pozzo,.

L'A. m'invita a legger meglio la pag. 48 della Topo-cronografia, per intender il significato della frase superficie orizzontale, da me scambiata con la pianura orizzontale; però confessa che nel disegno (tav. II) non fu tradotto in pratica il senso scientifico di quelle parole, essendo stata delineata una sezione di piano orizzontale. A me pare che egli, per esser chiaro, avrebbe dovuto avvertirci di questa differenza tra la pratica e la teoria, non solo, ma avrebbe dovuto, al lago, in qualunque modo disegnato, abbassare delle vere perpendicolari tendenti al centro terrestre. Chi potrebbe altrimenti indovinare il suo pensiero? Scommetto che dei lettori di quella opera, nessuno avrà lontanamente sospettato che in quelle parole si nascondesse un'intenzione scientifica.

Non meno che la scarpa è insostenibile la superficie sferica di Cocito. Il poeta che vide sotto i suoi piedi un lago e passeggiò fra le teste dei dannati, ci diede a intendere che si tratta d'una pianura, non dissimile a quelle della nostra terra, o ai laghi delle nostre valli; or la superficie d'un emisfero può essere scambiata con una pianura? Né in pratica, né in teoria. In pratica, perché la pianura non nasconde alcuna sua parte all'occhio delosservatore, mentre che sta al confine di un emisfero non vede la parte diametralmente opposta. In teoria meno ancora: i dotti in matematica applicata dimostrano che la calotta sferica (porzione della superficie terrestre) può essere considerata come confondentesi col piano tangente al punto medio della stessa, quando questo piano abbia un'estensione non maggiore di metri 111111. Ciò avviene, essendo la circonferenza terrestre di 40 milioni di metri: ma se divenisse più piccola, sarebbe in proporzione piú limitata la calotta che si confonde col piano. È proprio il caso delle sfere sotterranee di Dante, che vanno sempre più restringendosi: perciò noi possiamo sapere che arco avrà la superficie orizzontale che si confonde col piano corrispondente, allorché la sfera misura una circonferenza massima di m. 2826 (raggio di miglia 0,25). Risoluto il problema si ottiene un arco di m. 7, 84; a un quarto di miglio dal centro non si potranno avere superficie orizzontali, che danno l'illusione della pianura, più ampie di 8 metri. Se il nono cerchio, come vuole l'A. (Giornale dantesco, ib. pag. 296) deve essere rappresentato da tutto un emisfero con arco di metri 1413, presenta necessariamente un'infinità di piani orizzontali simili alle facce d'un poliedro.

Chi chiamerebbe tutto quell'emisfero un piano? E se non è, può Dante passeggiare fra le teste dei traditori?

Alle risposte negative che seguono a queste domande, io francamente do poco peso, e molto meno alla dimostrazione fatta, perché son convinto, e lo dichiarai in altra occasione, che il problema topografico della divina Commedia va risoluto non coi principî della scienza moderna, ma con la scienza umana e divina del medio evo, sposata ai principî artistici e letterari di Dante. Il pozzo dell'A. che m'indusse, mio malgrado, a entrare in materia estranea ai miei studi, è assurdo per la parete a scarpa e per la forma della ghiaccia; egli stesso, che ha criticato spietatamente il mio disegno per le difficoltà che presenta alla discesa, conclude, dopo tanto affaticare, che la discesa del pozzo, anche colla maggiore scarpa possibile, è tutt'altro che risolta, (ib., pag. 246).

Un'altra enormità del mio lavoro, combattuta, è l'orario in disaccordo con quasi tutti i commentatori: si ritiene comunemente che il poeta stia in Inferno 24 ore, ed io lo costrinsi a rimanere 48. Mi si concede l'alto onore di attribuire a me questa enormità, ma io voglio esser responsabile della parte che mi spetta, di banditore di una vecchia intuizione, trascurata per avversa fortuna.

« PrethodnaNastavi »