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NOTIZIE

Della Collezione di opuscoli danteschi inediti o rari si è publicato il volume 21o contenente le Indagini dantesche di P. Fanfani, a cura di Niccola Castagna. Il volume 22° conterrà una erudita corrispondenza fra Sua Eccellenza il senatore Gaspare Finali e il professore Tarducci intorno al viaggio di Ulisse nella divina Commedia. Per i volumetti seguenti, oltre il lavoro del Casini, e il dialogo di Donato Manetti, già annunziati, sono in preparazione gli scritti danteschi del Vassallo raccolti dal Franciosi, l'edizione critica del Dottrinale d' Iacopo Alighieri, a cura del dottor Giovanni Crocioni, le Lettere virgiliane del Bettinelli con uno studio di G. Zannoni, le Particelle poetiche sopra Dante di Ieronimo Zoppio, bolognese, ecc. ecc.

L'ultimo fascicolo del Bullettino della società dantesca italiana (II, 7) contiene: E. G. Parodi: Studi vari sulla scuola poetica siciliana di A. Zenatti, F. Torraca, F. E. Restivo e A. Mussafia; P. L. Rambaldi: R. Murari. "È li ma celo lui l'esser profondo, (Note dantesche). II. "Inf., XIV, 79-80; Fl. Pellegrini: P. Nadiani. Interpretazione dei versi di Dante sul fiume Montone, ecc.; U. Marchesini: F. Cipolla. Intorno al v. 15 del c. XX del “Purgatorio „; An nunzi bibliografici.

Segnaliamo ai nostri lettori due recenti ed utili scritti intorno ai dettatori dello Studio bolognese, l'uno del prof. A. Gaudenzi Sulla cronologia delle opere dei dettatori bolognesi da Buoncompagno a Bene di Lucca (Bullet. d. Ist. stor. ital., n.o 14), l'altro di Carlo Frati A proposito di maestro Bene (Roma, Forzani e c., 1895, in-8°) con i quali si compie e si estende lo studio già publicato dal Sutter Aus Leben und Schriften des Magisters Boncompagno.

La direzione del Lambruschini ha avuto il gentile pensiero di dedicare tutto intero un fascicolo di quel periodico alla memoria del compianto Alberto Buscaino-Campo, illustrandone la vita e gli studî con garbate scritture di ammiratori e di amici.

La Società dantesca di Cambridge, Mass., ha publicato il rapporto dell'anno 1893. Oltre al solito catalogo delle opere aggiunte recentemente alla collezione dantesca dalla Società, il libretto contiene un accurato indice dei nomi propri nelle prose e nel Canzoniere di Dante, compilato dal Toynbee.

L'Editore del Giornale Dantesco ringrazia, commosso da tante attestazioni di simpatia, l'egregio direttore ed i valenti suoi collaboratori, lettori, abbonati ed amici per le gentili manifestazioni di affetto con le quali han cercato di recar conforto alla sua gravissima ed irreparabile sventura e domanda scusa, se, affranto dall'indicibile suo dolore, non ha potuto rispondere, come avrebbe desiderato, ad ognuno particolarmente.

Proprietà letteraria.

Città di Castello, Stab. tip. lit. S. Lapi, 31 di maggio 1895.

G. L. PASSERINI, direttore.

LEO S. OLSCHкI, editore-proprietario, responsabile.

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Sebbene il vivo sentimento della giustizia e dell'equità si riveli in tutta la vita e nelle opere del sommo poeta, tanto che il Tommasèo non esitò a chiamarlo il poeta della giustizia, pure, considerando quanto l'animo ardente ed altero di lui sia stato agitato da forti passioni, conviene ammettere che Dante non poté mantenersi sempre giudice sereno e sempre eguale davanti alle cose dell' età sua. Nel meraviglioso quadro pertanto nel quale ci dipinse il mondo in cui visse, sotto i tre aspetti politico, morale, religioso, è necessario distinguere, per quanto i documenti fino a noi pervenuti ce 'l concedono, quanto v'è di soggettivo, quanto cioè un motivo personale abbia influito sul poeta cosí che un personaggio fosse cacciato nell' inferno, un altro invece posto in purgatorio o in paradiso.

Che talvolta motivi personali abbiano indotto Dante a mettere in scena un qualche contemporaneo, è indubitato; infatti qualche personaggio ci è noto solamente per essere nominato nella divina Commedia: ma da questo all' ammettere coll' Imbriani che "sia canone d'ermeneutica dantesca che nessun contemporaneo venne mai nominato dall' Alighieri, senza un motivo personale o d'odio o di benevolenza,, ci corre. Io non istarò qui a confutare tale esagerata affermazione, avendolo ottimamente fatto lo Scartazzini ne' suoi Prolegomeni della divina Commedia; 2 solo mi basta affermare fin d' ora che dallo studio oggettivo del come papa Bonifazio VIII fu trattato nel poema riesce evidente che se Dante calcò assai la mano per infamare la memoria del gran prete, l'odio personale non ne fu tutta la causa.

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Ed a proposito di Bonifazio VIII il canone d'ermeneutica dantesca dell'Imbriani fu applicato, non è molto, dal prof. Crescimanno. Ecco com' egli dice: "L'ira di Dante che per taluni personaggi trova un sol tocco bastevole a dipingerli, per colui che tanto contribuí alle sue sventure vuole essere notomista, vuole fermarsi di proposito a mostrare tutte le bruttezze, legandole all'eterna infamia 1 Che Dante abbia voluto essere notomista per Bonifazio VIII, non c'è punto di dubbio; anzi io credo che la figura di questo papa domini in tutto il poema, ne sia la figura principale; ma che Dante abbia fatto questo proprio perché egli tanto contribuí alle sue sventure, non lo credo. Ben a ragione invece l'illustre prof. Del Lungo scrisse che Dante conservò in petto fino alle ultime pagine del poema un'ira terribile contro il pontefice traditore dei Guelfi Bianchi. Ecco la vera cagione dell'ira di Dante contro Bonifazio: l'essersi questi immischiato nelle cose del Comune fiorentino favorendo la parte dei Guelfi Neri contro i Guelfi Bianchi, a' quali Dante apparteneva. L'ira quindi non è personale, ma politica: non è la persona del poeta che si lamenta dei danni patiti dal triste pontefice, ma l'idea politica, sia pure un' utopia, ch'esso poeta rappresenta : è l'idea, non l'individuo. Mai, infatti, egli condanna Bonifazio perché แ cagione delle sue sventure,,, ma sempre perché sostenitore dei Guelfi Neri; anzi perché s'occupò di cose temporali convertendo il vicario di Cristo, che dovrebbe portare una parola di pace, di amore fra i popoli, in un fomentatore di inimicizie, di lotte, di malessere generale. Dante, come ben disse il Del Lungo, cercò sempre nel pontefice solamente il sacerdote.

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E questo io credo risulti evidente a chi ponga mente alla politica de l'Alighieri da prima, e al come poi egli trattò il papa nel poema.

II.

Abbattuta la casa Sveva, disfatti i Ghibellini, l'impero volgeva a precipitosa decadenza; il papato trionfava, ma l'abuso della vittoria recò danno immenso al papato stesso. Bonifazio VIII, uomo di grande ingegno, tentò di ripiantare la teocrazia papale in Europa qual era ai tempi di Ildebrando, ma agí con troppa violenza; i tempi erano mutati e i Guelfi stessi non potevano tutti sopportare in buona pace le prepotenze ecclesiastiche. Ad illustrare questo importantissimo episodio della lotta fra Guelfi che volevano ferma, libera l'autorità dello Stato, e Guelfi che si fecero campioni delle pretensioni papali, basta rammen

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1 Prof. C. CRESCIMANNO: Figure dantesche, Venezia, Olschki, 1893, pag. 57.

' DEL LUNGO: Dino Compagni, ecc., Vol. II, app. VII, pag. 517.

La figurazione storica del Medio Evo italiano nel poema di Dante, conferenza III: Il pa

pato e l'impero. Firenze, Sansoni, 1891.

tare il conflitto fra Bonifazio e Firenze, da cui l'esilio di Dante e la divina Commedia.

Bonifazio VIII mostra chiaramente i suoi intendimenti riguardo a Firenze e alla Toscana tutta nella lettera che il 13 maggio 1300 scrisse al duca di Sassonia, elettore dell'impero. Dopo aver in essa affermata la supremazia della Santa Sede su principi e re, e aver detto che Romanum Imperium in personam magnifici Caroli transtulit in Germanos.... ut Romani Imperatores et Reges, qui forent pro tempore, sepedicte Sedi se redderent strenuos advocatos et precipuos defensores, viene con molti lamenti allo scopo vero della lettera, quello cioè di pregare l'elettore di interporsi presso il nuovo eletto re de' Romani Alberto d'Austria a che la provincia di Toscana fosse revocata ad jus et proprietatem Ecclesie.

Chiaro è dunque, scrive il Bartoli: 2 Bonifazio voleva fare della Toscana una provincia della Chiesa; volebat sibi dari totam Tusciam.

Tali essendo le mire di papa Bonifazio riguardo a Firenze, evidente apparisce il mandato del cardinale d'Acquasparta prima, e di Carlo di Valois poi, spediti quali paciari. Queste cose, che da taluni troppo zelanti difensori del Caetani si vogliono mascherare mostrando nel d'Acquasparta e nel Valois dei paciari che non riuscirono per la malvagità degli animi de' loro avversari, mi pare sieno più che sufficienti per spiegare il perché dell'ira di Dante.

I migliori ingegni di quell'epoca si opposero a questa invasione del supremo potere ecclesiastico nel campo della civile podestà. Riccardo Malombra, professore nello Studio di Padova e consultatore poi della Repubblica di Venezia, per citare uno fra i più grandi giuristi di quell'età, e Cino da Pistoia si opposero dalla cattedra e nei consulti: altri si opposero colle armi: Dante condannò il pontefice all'eterna infamia.

Quale fu però la conseguenza delle idee ildebrandesche di Bonifazio VIII?

La totale rovina della Chiesa che, trasportata la sua sede in Avignone, ebbe i papi umili servitori dei re di Francia. "Allora, scrive il Besta, si poté veramente dire che la chiesa senuit, rugosa facta est

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Al papa pertanto, che si conduceva in modo del tutto opposto a' suoi ideali, e che faceva una politica cosí disastrosa pella sua parte e pella Chiesa, rispose Dante col De Monarchia, e contro di lui scagliò nel poema tutti i suoi strali. Terribile scoppiò nel suo petto l'ira, ma, lo ripeto, non fu ira contro la causa del suo esilio, de' suoi per

1 Questa lettera fu ultimamente pubblicata da G. LEVI: Bonifazio VIII e le sue relazioni col Comune di Firenze, docum. III, pag. 92 e segg., Roma, 1882. Estr. dall'Archivio della Soc. rom. di Storia patria, Vol. V.

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BARTOLI: Storia della lett. ital., vol. V, pag. 127.

S BESTA: Riccardo Malombra, Venezia, 1894, pag. 63.

sonali malanni, ma contro il nemico della sua parte, della sua patria, contro il sostenitore dell' assoluta supremazia spirituale e temporale del papato su tutti i popoli e i regni della terra, contro il papa che traligna, e per cui poté dire che la sedia di san Pietro vaca.

III.

Ben disse il Foscolo che "le allusioni storiche della divina Commedia, oggi oscurissime ai dotti, erano in quell' età evidenti alla plebe e roventi di satira1 Nessun dubbio quindi che per ben giudicare della condotta di Dante verso Bonifazio VIII sia da portarsi a quei tempi e vedere quale il pontefice sia apparso a' suoi contemporanei, non essendo di sana critica il giudicare del passato cogli affetti e le passioni del presente.

D'altra parte sarà pur necessario tener presenti i risultati degli studî che si son venuti facendo sui documenti per poter sceverare quanto ne' contemporanei v'ha di partigiano, non potendosi esigere che un contemporaneo parli di un uomo col medesimo disinteresse con che se ne parla a tanti secoli di distanza.

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"Rare volte, scrive il Gregorovius, un papa ebbe come Bonifazio VIII tanti nemici e amici cosí pochi; rare volte fuvvene un altro intorno cui contemporanei e posteri abbiano disputato con altrettanta veemenza Molta cautela bisognerà quindi usare nel parlare di questo papa per non cadere in errore accettando le passionate accuse o le difese senza l'appoggio di inconfutabili argomenti. Recentemente il Wiseman, il Tosti, il Balan ed altri si diedero a difendere Bonifazio, ma non sempre i loro argomenti reggono alla critica.

Scopo pertanto di questo studio è di vedere le accuse che Dante move al pontefice e vagliarle cogli ultimi sicuri risultati della critica per conoscere se a torto o a ragione il poeta lo accusi; e, se a torto, se l'accusa mova dal poeta o dal partito a cui egli appartenne. E incominciamo senz'altro l'esame dei molti luoghi.

IV.

Un primo accenno a papa Bonifazio lo troviamo nel VI dell'Inferno: facendo predire a Ciacco le vicende politiche di Firenze dopo il 1300, dice che sormonterà parte Nera

Con la forza di tal che testé piaggia.

1 Discorso sul testo, ecc. in Prose letterarie, tomo IV, pag. 100. Storia della città di Roma, trad. ital., vol. V, pag. 675.

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