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Nulladimeno gran conoscitor degli uomini era Dante, ben sapeva che questa qualità graziosa, che tanto cari li rende ed accetti ai loro simili, può un animo malvagio e perverso pur qualche volta coprire; e perciò disse egli in quell'altra sua opera intitolata, H Convivio: E gentilezza sempre ovè virtute;

Ma non virtute ov' ella.

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Nei due altri seguenti squarci c' insegna poi questo Poeta filosofo a non molto fidarci delle mondane cose, ẹ a non molto insuperbirci delle brillanti.qualità nostre, si per la caducità delle prime, che per la instabile opinion che hassi delle altre, variante sempre a tenor delle cir costanze, e dei rempi. Nel primo di questi sentenziosi squarci finge egli, dunque, che il più volte citato Cacs ciaguida in cotal modo a lui parli:

Se tu figuardi Luni, ed Urbisaglia

Come son'ite, e come se ne vanno
Dietro ad esse Chiusi, e. Sinigaglia
Udir, come le schiatte si disfanno,
Non ti parrà nuova cosa, nè forte;
Poscia che le cittadi termine hanno.
Le vostre cose tutte hanno lor morte
Si come voi; ma celasi in alcuna,

Che dura molto, e le vite son corte.

E nel secondo del detti squarci finge in egual modo it Poeta, che da Oderisi d' Agobbio, famoso miniator di quei tempi, ch' egli incontra nel purgatorio, a lui detto sia: O vanagloria dell' umane posse,

- Com

Com' poco verde in su la cima dura,

Se non è giunta dall'etati grosse?)
Credette Cimabue nella pittura

Tener lo campo, ed ora ha Giotto il grido
Si, che la fame di colni oscura,

Così ha tolto uno all'altro Guido

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La gloria dalla lingua; e forse è nato on
Chi l'uno e l'altro caccerà di nido.

fanNonnèl mondan romore. altro ch' un fiato.

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ong Di vento, ch'or vien quinci, ed or vien quindi; 10E muta nome, perchè muta lato.

Su questo ultimo pezzo notar si dee in primo luogo ; che Dante sembra aver profetizzata, e sentita la fama eterna che lo stava attendendo, allorchè dice, parlando di Guido Guinicelli, e di Guido Cavalcanti:

.. e forse è nato

Chi l'uno, e l'altro caccerà di nido ;... giacchè infatti egli fu quello che oscurò la fama di quei due Poeti tanto in allora famosi. Ed in secondo luogo è anche da notarsi che nella prima delle citate terzine, persuaso mostrasi l'Alighieri della grande filosofica e con-, solante idea della perfettibilità delle conoscenze umane, allorquando dice che nessun dotto può esser sicuro del suo gran nome, se l' età in cui vive non è da un altra età seguita più grossolana ed ignorante: quantunque, a vero dire, questa perfettibilità, che nelle scienze è una verità mattematica, non possa tale chiamarsi nelle arti liberali, e d'imitazione, che hanno tutte un limite dalla Natura fissato, al di là del quale non posson esse che peggiorare; come il nostro Gran Poeta stesso chiaramente ne mostra, essendo egli stato in molte cose vinto dai poeti, che dopo di lui fiorirono, ma non al certo in moltissime altre, nelle quali ha l'apice del bello impareg giabilmente toccato.

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Colla veduta stessa di diffidar gli uomini sulla perfe zione delle facoltà loro, esponendo egli che l' Essenza Divina li anima nel modo stesso che il suggello fa la sua impronta in sulla cera, con ingegnossima similitudine soggiunge poi che, per la sua imperfezione, questa impronta La Natura la da sempre scema;

Similemente operando all'artista,

Ch' ha l'abito dell'arte, e man che trema.

Quindi affine di allontanar gli uomini dal troppo attac¬

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camento alle mondane cose in un altro luogo del suo

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*

Poema, Dante chiama la terra:

L'ajuola, che ci fa tanto feroci

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e collo stesso oggetto detto avea poco prima: Col viso ritornai per tutte quante

Le sette spere, e vidi questo Globo

Tal, ch' io sorrisi del suo vil sembiante:

come pure collo stesso oggetto, nel principio del canto XI. del Paradiso, egregiamente egli esclama:

O insensata cura dei mortali,
Quanto son difettivi sillogismi,

Quei che ti fanno in basso batter l'ali!
Chi dietro a jura, e chi ad aforismi
Sen' giva, e chi seguendo sacerdozio :
E chi'n regnar per forza, o per sofismi
E chi 'n rubare, e chi'n civil negozio,
Chi, nel diletto della carne involto
S'affaticava, e chi si dava all' ozio;
Quando da tutte queste cose sciolto,
Con Beatrice m'era suso in Cielo
Cotanto gloriosamente accolto.

Nè un diverso fine ebbe il Poeta in quell' altro interessante squarcio del Purgatorio, ove finge che Virgilio, do mandato da esso di alcune terribili voci che eransi nell aere intese, a lui risponda :

quel fu il duro camo,

Che dovria l'uom tener dentro a sua meta:
Ma voi prendete l'esca sì, che l'amo
Dell' antico avversario a se vi tira;
E però poco val freno, o richiamo
Chiamavi'l Cielo, entorno vi si gira į

Mos

Mostrandovi le sue bellezze eterne;

E occhio vostro pure a terra mira: -Onde vi batte chi tutto discerne. r

Ma "con quest'ultima quartina in un' altra consolante idea procura di confermarci il sommo nostro Alighieri, quella cioè dell' immortalità dell' anima umana, e della sua emanazione dalla Divina Essenza: idea che, scevra di tutto il guasto di cui è stata cinta, al certo un grande appoggio della morale sarebbe, e una consolazione profonda per la virtù disgraziata ed oppressa. Quindi cerca egli di sempre più svilupparla in quella terzina:

Rade volte risurge per li rami

L'umana probitate; e questo vuole

Quei che la dà, perchè da lui si chiami:

non meno che in quell'altre due, ove finge che la sua Baatrice a lui dica:

Io veggio ben sì come già risplende
Nello 'ntelletto tuo l'eterna luce
Che vista sola sempre amore accende:
E s'altra cosa vostro amor seduce,

Non è se non di quella alcun vestigio
Mal conosciuto, che quivi traluce.

Anche nella stessa ridente idea cerca il Poeta di confermarci, allorquando espone che, meravigliandosi coll' amica sua del dolcissimo suono, e della gran luce che d'intorno ei vedeva, essa gli risponda:

Tu non se' in terra, sh come tu credi,

Ma folgore, fuggendo il proprio sito,

Non corse, come tu che ad esso riedi.

E finalmente coll' oggetto stesso ai mortali tutti volgendosi nel canto X. del Purgatorio, con impareggiabile apo

strofe esclama Danter

Non v' accorgete voi, che noi siam vermi,

Nati a formar Fangelica farfalla,

Che

Che vola alla giustizia senza schermi ?

t

come in altro luogo della citata cantica egli anche esclama; O gente umana per volar su natayuanzi

Perchè a poco vento così cadi!

M

Del rimanente questo gran Poeta filosofo non attacca negli ultimi mentovati squarci che la soverchia pendenza alle terrene cose, nè rimproverar se gli può mai di provocar con imprudente zelo di Religione l'allontanamento degli uomini dalla civile vita, e dai sociali doveri per invitargli ad una futile e misantropica vita contemplativa. Da un tal pensiero quanto egli alieno si fosse ce lo attestano quegli altri due altissimi e sentenziosi pezzi del suo Poema; nel primo dei quali egli narra che a lui rivoltouri

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Omai convien che tu così ti spoltre,

Disse 1 Maestro chè seggendo in piuma, Infama non si vien, nè sotto coltre; oto Senza la qual chi sua vita consuma, leonCoral vestigio in terra di se lascia,

eggo Qual fummo in aere, od in acqua la schiuma: e nell' altro espon' egli che Ulisse, per animare i di lui compagni a seguirlo nel suo lungo marittimo giro, a'medesimi dica:

Considerate la vostra semenza;

Fátti non foste a viver come bruti ;

Ma 'per seguir virtute, e conoscenza :

t

squarci di vero sublime ripieni, coi quali chiuderem degnamente questo terzo Discorso, giacchè sono essi il più bel frutto della filosofia di Dante, e luminosamente, mostrano nel tempo stesso che se grandissimo fu il suo ingegno, non men grande fu il suo cuore, e che la Natura alle più alte imprese destinato lo aveva, se i di lui concittadini alla nullità riducendo i suoi politici ed amministrativi talenti, non l'avessero costretto a spiegar

tutto

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