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I.

Onde, se « il fummo del pantan », sorgendo Venimmo al pie' d'una torre al da sezzo.

su dall'acque sucide, ogni cosa involge e feda,

per contro dal cielo piú alto e piú fulgoroso Cosí il Canto VII s'era chiuso, con la pro- la parola di Dio regola e governa quegli messa di alcun che di nuovo, mirabile e strano. aspetti terreni d'un mondo infernale. Poi Dante dice « seguitando » e prepara

e

Sullo sfondo triplice s'adunano via via le al dramma preannunziato lo sfondo e, tranne persone destinate ad agirvi. Dante in prima, il protagonista, le persone. Cupa scena (1-31): che fissa la sua personalità sin dal principio, diabolica, poiché demoni abitano l' alta torre, affermando « Io , nella parola con cui inizia vi fanno loro segnalazioni, vi conducono lor il Canto; poi specifica e determina sé stesso, amara vita di cattivi puniti e ribelli prostrati; fa apprezzamento di sé medesimo: quattro ocpoiché molto « suso » s'estende la vetta ardua, chi vanno « suso alla cima » della gran torre, molto « lungi » risponde a fiammella, fiammella, ma si due veggono e si due comprendono; piú che vista d'uomo soglia comportare e di- Dante scorge, tra il « fummo », e domanda ; scernere: umana per contro, se poté nell' Evo Vergilio distingue, tra le tenebre, e spiega; Medio sovente scorgere il pellegrino fuoco ri- Dante ha l'occhio che appena può « tôrre » il chiedere, in tempi di guerre o di scaramucce, cenno lontano della fiamma; Vergilio è il « mar d' incertezze e di spionaggi, risposte concesse di tutto il senno »; in breve, Dante è il senso, da fuoco ; se, a dir del Boccaccio, sovente, in Vergilio è la ragione ; onde ha quegli un liagitati tempi bellicosi, avvisò il castello di mite, è questi sconfinato mare. Insieme, son un pericolo possibile o certo mediante avver- l'uomo, nella sua duplice e diversa essenza, timenti ignei : divina, in fine, perché, là dove sensitiva e intelligente. Contro ad essi viene appare sembianza di costume terreno, vige in il demonio : ha, del sovrannaturale, la pronvece, alta severa infrangibile, legge di Dio; tezza velocissima ; ha, del violento, il grido perché, in quel luogo che vede oltracotanze súbito e inconsulto : « Or se' giunta, anima diaboliche e ribellioni impronte di gente cor- fella ? »; ha, dell'iroso, il rapido scoramento nuta, regge, potente ineluttabile giusto, il vo- e il rammarico accasciato « nell' ira accolta ». lere di Dio; perché quelle mura, che fingono Fra uomo e demonio, suona un momento Idumana opera e servono a opera diabolica, rizzò dio, per bocca di Vergilio, che donne beate la « Divina Potestate », fercerle la « Somma investirono d' una missione superna e favoriSapienza e il « Primo Amore », in lor giu- rono d'un potentissimo ausilio : « piú non ci stizia rigida e in loro infinita misericordia. avrai, che sol passando il loto , è la recisa e

» è

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