La Rassegna della letteratura italiana, Opseg 15

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G.C. Sansoni, 1907
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Stranica 180 - ... arder le stelle; dico fra me pensando: a che tante facelle? Che fa l'aria infinita, e quel profondo infinito seren? Che vuoi dir questa solitudine immensa? Ed io che sono?
Stranica 116 - Se mi è lecito, dirò ad esempio di Madama, parlare un momento di me, io come Talete ringraziava il Ciclo per averlo fatto Greco, ringraziolo di cuore per avermi fatto Italiano, né vorrei dar la mia patria per un Regno, e ciò non per il potere d'Italia che niuno ne ha, né per il suo bel clima di cui poco mi cale né per le sue belle città di cui mi cale ancor meno, ma per lo ingegno degli Italiani, e per la maniera della italiana letteratura che è di tutte le letterature del mondo la più affine...
Stranica 153 - Io sono Aristarco Scannabue, e voglio adoperare il mio giudizio, e voglio col mio giudizio giudicare anche il giudizio degli altri, e giudicarlo severamente senza curarmi un fico dell'autorità di chicchessia, quando non si tratterà d'altro che di cose letterarie. E in conseguenza di questa mia risoluta massima...
Stranica 9 - Que neis no vuelh esser reis poderos De tot lo mon per tal que sieus no fos, Ni que de lieis servir cor mi sofranha; MG, 1035.
Stranica 180 - D'ogni celeste, ogni terrena cosa, • Girando senza posa, Per tornar sempre là donde son mosse ; Uso alcuno, alcun frutto Indovinar non so. Ma tu per certo, Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Stranica 152 - ... se i Mecenati si trovassero, la nazione italiana diventerebbe presto presto superiore, non che alla francese, a tutte le altre nazioni e nelle scienze ed in ogni bell'arte, non che nel teatro, come lo fu ne' felici antichi tempi de' Romani, e ne' più felici moderni ancora di Leon Decimo d'immortalissima memoria
Stranica 118 - Per una donna inferma di malattia lunga e mortale e Nella morte di una donna fatta trucidare col suo portato dal corruttore per mano ed arte di un chirurgo, notiamo che delle dodici strofe che compongono la prima canzone ben undici obbediscono ad un unico schema.
Stranica 124 - Volesse Iddio che i miei mali fossero di sola fantasia perché la mia ciera è buona. Pare impossibile che si accusi d'immaginaria una cosi terribile incapacità d'ogni minima applicazione d'occhi e di mente, una così completa infelicità di vita, come la mia. Spero che la morte, che sempre invoco, fra gli altri infiniti beni che ne aspetto, mi farà ancor questo, di convincer gli altri della verità delle mie pene.
Stranica 123 - Ma soprattutto la prego a volermi bene, com'è obbligata in coscienza, tanto più ch'alia fine io sono un buon ragazzo, e le voglio quel bene ch'Ella sa o dovrebbe sapere. Le bacio la mano, il che non potrei fare in Recanati. E con tutto il cuore mi protesto suo figlio d'oro Giacomoalias-Muciaccio». A queste parole Adelaide rispose nel modo più evasivo, esortando il figlio a conservarle un «affetto sincero».
Stranica 114 - Nascondendo la faccia Tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia, Le genti a vincer nata E nella fausta sorte e nella ria. Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive, Mai non potrebbe il pianto Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno; Che fosti donna, or sei povera ancella.

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