Nuovo giornale de' letterati [formerly Giornale de' letterati]. [With] Indice, Svesci 26-27

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1833
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Stranica 238 - Quante sì fatte favole per anno In pergamo si gridan quinci e quindi ; Sì che le pecorelle, che non sanno, Tornan dal pasco pasciute di vento, E non le scusa non veder lo danno. Non disse CRISTO al suo primo convento : Andate, e predicate al mondo ciance, Ma diede lor verace fondamento ; E quel tanto sonò nelle sue guance, Sì ch' a pugnar, per accender la fede, Dell' Evangelio fero scudo e lance.
Stranica 40 - E disser : Padre, assai ci fia men doglia, Se tu mangi di noi : tu ne vestisti Queste misere carni, e tu le spoglia.
Stranica 238 - Ora si va con motti e con iscede A predicare, e pur che ben si rida, Gonfia il cappuccio, e più non si richiede.
Stranica 46 - Che , per 1" effetto de' suo' ma' pensieri , Fidandomi di lui , io fossi preso E poscia morto, dir non è mestieri. Però quel che non puoi avere inteso, Cioè come la morte mia fu cruda, Udirai e saprai se m
Stranica 108 - Gloria e piacere, ma lugubri e muti Sono per me, che dolorosa ho l'alma. Sul mattin della vita io non mirai Pur anco il sole; e ornai son giunto a sera Affaticato; e sol la notte aspetto Che mi copra di tenebre e di morte33.
Stranica 108 - Tutto pere quaggiù! Ma tu giammai, Eterna lampa, non ti cangi? mai? Pur verrà dì che...
Stranica 224 - Rondinelli a prender cura d' alcune mie cose ; e prima in quanto alle mie compositioni procuri di raccogliere i miei sonetti amorosi, ei madrigali, e gli mandi in luce ; gli altri o amorosi o in altra materia, e' ho fatti per servigio d' alcuno amico, desidero che restino sepolti con esso meco, fuor che quel solo.
Stranica 144 - Ristretto àella storia della letteratura italiana (ediz. di Firenze, 1848) pref. : «... è precisamente ad una tale epoca che la letteratura italiana prende sempre una direzione ed un carattere affatto differente. In tal modo, il periodo di Dante, Petrarca e Boccaccio comincia il 1275, e non oltrepassa punto il 1375, epoca nella quale un genere totalmente diverso di sin.
Stranica 32 - i dolor poté 'i digiuno: cioè: dopo essere io sopravvissuto tre giorni a' miei figli, dopo averli per tutto quello spazio di tempo pietosamente chiamati, brancolando già cieco soma i loro cadaveri, finalmente, più che la forza del dolore e del furore a tenermi vivo, fu potente la forza della fame a darmi la morte.
Stranica 34 - Dante, se interruppesi con sublime concisa elocuzione, noi fece già onde velare qualche orrido residuo del gran quadro, e lasciare al lettore che il concepisse; poiché ciò fora stato urto ripugnantissimo, e scossa ruinatrice di tutto il già fatto, ove assai mal spesa allora avrebbe cotanta arte e magia. Dante fu magno, sommo, immenso così improvvisamente tacendosi; mentre lascia con tal silenzio che la fantasia faccia essa quel resto, a fare il quale sarebbe inabile la mano di ogni artista;...

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