Bellezze della Divina commedia di Dante Alighieri, Svesci 3-4

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Tip. di G. Silvestri, 1845
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Stranica 84 - Che gli assegnò sette e cinque per diece. indi partissi povero e vetusto; E se il mondo sapesse il cuor ch'egli ebbe, Mendicando sua vita a frusto a frusto, Assai lo loda, e più lo loderebbe.
Stranica 264 - Lume non è, se non vien dal sereno, Che non si turba mai, anzi è tenèbra, Od ombra della carne, o suo veneno. Assai t' è mo aperta la latébra, Che t' ascondeva la giustizia viva, Di che facei quistion cotanto crebra, Chè tu dicevi : Un uom nasce alla riva Dell...
Stranica 312 - L' alta letizia, che spira del ventre, Che fu albergo del nostro disiro : E girerommi , Donna del Ciel, mentre Che seguirai tuo Figlio, e farai dia Più la spera suprema, perché lì entre.
Stranica 429 - Quale è colui, che forse di Croazia Viene a veder la Veronica nostra, Che per l'antica fama non si sazia, Ma dice nel pensier, fin che si mostra : Signor mio Gesù Cristo, Dio verace, Or fu si fatta la sembianza vostra?
Stranica 215 - Quaggiù, dove 1' affetto nostro langue, Mirabil cosa non mi sarà mai, Che là, dove appetito non si torce, Dico nel cielo, io me ne gloriai. Ben se' tu manto che tosto raccorce, Sì che, se non s
Stranica 239 - E quel che più ti graverà le spalle, sarà la compagnia malvagia e scempia con la qual tu cadrai in questa valle...
Stranica 49 - ... sacre bende. Ma poi che pur al mondo fu rivolta contra suo grado e contra buona usanza, non fu dal vel del cor già mai disciolta. Quest 'è la luce della gran Costanza che del secondo vento di Soave generò il terzo e l'ultima possanza.
Stranica 262 - Poi cominciò: Colui che volse il sesto Allo stremo del mondo, e dentro ad esso Distinse tanto occulto e manifesto, Non poteo suo valor sì fare impresso In tutto l ' universo, che il suo verbo Non rimanesse in infinito eccesso.
Stranica 244 - Che se la voce tua sarà molesta Nel primo gusto, vital nutrimento Lascerà poi quando sarà digesta. Questo tuo grido farà come vento Che le più alte cime più percuote: E ciò non fa d
Stranica 147 - INSENSATA cura de' mortali, quanto son difettivi sillogismi quei che ti fanno in basso batter l'ali ! Chi dietro a iura, e chi ad aforismi sen giva, e chi seguendo sacerdozio, e chi regnar per forza o per sofismi, e chi rubare, e chi civil negozio; chi nel diletto della carne involto s'affaticava, e chi si dava all'ozio, quando, da tutte queste cose sciolto, con Beatrice m'era suso in ciclo cotanto gloriosamente accolto.

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