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dopo nella prosa d'un altro scrittore. A queste osservazioni generali, il Rossi fa seguire una ra. pida rassegna della contenenza del libro mettendo in luce ciò che di nuovo l'opera del Castelli aggiunge alla scienza e discutendo quelle tra le opinioni dell'autore che paiono o inesatte od errate. Importante l'esame del capitolo nel quale son toccate le relazioni fra Cecco e il nostro poeta. Non si può ammettere col Castelli che l'ascolano fosse amico del grande fio. rentino: pare bensì certo che fra i due poeti sia interceduto commercio di lettere : ma anche si dec osservare che del carteggio fra l'Alighieri e lo Stabili unica prova restano due versi dell' Acerba (II, 12). Non lode, ma un semplice richiamo ad una nota canzone del Convivio si contiene nel verso Fu già trattato con le dolci rime; non lode suonano le antiche lime con cui, al dir di Cecco, l'autore nostro tratto della nobiltà, ma per il contrapposto delle giuste prove con cui egli si propone di risolvere la quistione, anzi biasimo; similmente per un uomo che dileggia come ciince le più solenni creazioni del genio dantesco (IV, 13) non certo era un pregio l'adornezza ch'ei riconosceva al parlare dell'Alighieri. Le sottigliezze del Castelli non posson convincere che il famoso Qui non si canta al modo delle rane sia sem. plice affermazione di una teoria o, diciam anche, di un pregiudizio artistico. Il sesto e il set. timo verso Qui non si sogna per la selva oscura Qui non veggo Paolo Francesca, si collegano, per la loro movenza, si strettamente ai due primi che non è possibile scinderneli e veder in quelli una frecciata a Dante in questi disprezzo per altri poeti. Dopo tutta quella tirata, che è il più violento, ma non l'unico attacco contro l' Alighieri, non si può parlar di amicizia e di ammirazione di anime fatte, come dice il Castelli, per intendersi e. stimarsi altamente. Ma per giudicare rettamente di questi attacchi è necessario determinare se avanti o dopo la morte di Dante il poema sia stato composto; perchè, dice il Castelli, solo nel secondo dei casi la critica avrebbe diritto e dovere di chiedere ragione a Cecco del modo che tiene esaminando la dottrina e le opere di un uomo a lui tanto superiore, quando questi non era più in grado di difendersi. E l'autore si argomenta, naturalmente, a dimo. strare che l'Acerba fu intrapresa e continuata innanzi alla data fatale del 13 di settembre 132i, fondando le sue congetture su le profezie contenute nel poema dello Stabili. Ora, far tetri pronostici fu sempre mestiere di tutti i profeti: mestiere che, a mantenersi sulle gene. rali, non è poi difficile e può spesso sortire lieto successo; ma che un uomo, sia pure quanto si voglia dotto in astrologia, in geomanzia, in chiromanzia e in tutte le scienze occulte, possa predire faui determinati, chi non creda a' miracoli non può ammettere assolutamente. Il Castelli conchiude che da nessuna delle profezie contenute nell'Acerba scaturisce un' indicazione cronologica posteriore alla morte di Dante; ma da molte fra esse siamo condotti invece ad un periodo di tempo ch'è posteriore al 1321: da che se non potrem trarre la conseguenza che tutta l'Acerba sia stata scriita dopo morto Dante, dovrem bensì persuaderci che dopo la morte di Dante Cecco abbia dato al suo lavoro l'assetto definitivo. Ma il Castelli obbietta che in due luoghi lo Stabili nomina Dante come persona viva (II, e III, 1). E sia : ciò vorrà dire che il poema fu cominciato prima che l’Alighieri scendesse nel sepolcro e continuato dopo il "21. Ciò che non pare assolutamente indiscutibile si è che Cecco, rimaneggiandolo e modificandolo largamente dopo quell' anno, non soppresse gli attacchi contro il gran fiorentino, forse anzi ne aggiunse di nuovi che egli aveva in animo uscissero alla luce e corressero il mondo pure allor quando l'emulo non avrebbe più potuto rispondere. Il Castelli non è solo di opposto avviso, ma pensa anche che Dante fosse pienamente consapevole della superba impresa che il povero astrologo aveva ideata e veniva faticosamente compiendo, e nel ricordo del mito delle Pieridi al principio di Purgatorio, del mito di Marsia al principio di Paradiso vede un avvertimento dato, con decoroso riserbo, al poeta che stava meditando opera che potesse competere colla Commedia, e nel discorso di Marco Lombardo nel XVI di Purgatorio la risposta giustificativa alle censure che Cecco aveva mosso al VII dell' In.

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ferno. A parte le obbiezioni, che pur nella incertezza in cui siamo sulla cronologia delle due prime cantiche dantesche sarebbe agevole movere al Castelli, le son queste ipotesi che, a lasciar libero il freno alla fantasia, potremmo moltiplicare. Se pochi giorni prima del sup. plizio di Cecco l'Acerba era una vera novità come poteva il divino poeta averne piena conoscenza sei anni prima ? La fama di cui già in suo vivente Dante aveva goduto dopo la publicazione dell' Inferno e del Purgatorio e la gloria che poi raggiò fulgida dalla tomba di Ravenna suscitarono lo spirito di emulazione e l'invidia dell' astrologo d'Ascoli, e l'Acerba nacque. Cfr. ni. 2, 54 e 70.

(143 Sestini Bartolommeo. La Pia de Tolomei: leggenda romantica con introduzione, note e commenti per cura di P. Sp.agnotti. Torino, G. B. Paravia, 1893, in 16°, di pags 88.

(141 Spagnotti Pio.

Cfr. no. 141. Spangeberg Hans.

Cfr. no. 122. Supino Igino Benvenuto. Il pergamo di Giovanni Pisano nel duomo di Pisa. (In Ar. chivio storico dell'arte. Anno V, fasc. 11).

Fa la storia del monumento, dalla primitiva e originaria costruzione al disfacimento avvenuto per l'incendio del duomo (1320-1595), e discute intorno al disegno di ricomposizione del pergamo ideato dal Fontana ed affidato dal comune pisano, per la esecuzione, allo scul. tore Tito Sarrocchi di Siena.

(145 Tamassia Nino. Una nola dantesca. (In Giornale storico della letteratura italiana. Vol. XXI, 62-63).

A proposito del passo del canto VI' di Purgatorio (versi 1-6) Quando si parte il giuoco della zara...., riferisce il seguente delle letture sul codice e le pandette di Odofredo : Item sicut videmus in lusoribus ad taxillas vel similem ludum, nans multi stare solent ad vi. dendum ludum, et quando unus lusorum obtinet in ludo, illi instantes solent petere aliquid sibi dari de lucro illo in ludo habito, et illi lusores dare solent, et si de suo patrimonio aliquis ab eis peteret alias si in ludo, reputarent eum fatuum. Quivi alcune delle figure del superbo quadro dantesco sembrano al Tamassia delineate nelle parole di Odofredo ; i soliti appassionati del giuoco che non possono giuocare e circondano i giuocatori, per chiedere a colui che riesce vincitore una piccola parte della vincita; il vincitore circondato da questi che instantes solent petere ed ottengono, di fatto, qualcosa da lui, còlto in un momento di emo. zione e di generosità. Odofredo non ricorda l'altra figura con breve tocco animata dal sovrano poeta, cioè il perditore: ma ciò non toglie che la analogia fra le due situazioni sia, ad ogni modo, sorprendente. Non pare inverosimile che Dante, così versato anche nel diritto come è provato dalla sua Monarchia, abbia potuto ranmemorare un esempio del maestro di Bologna, che, se non fu un giurista della forza di Azzone, ebbe pure una certa voga, e le cui lezioni, complete e ricche di citazioni di vecchi dottori, divulgaronsi abbastanza largamente per opera de' suoi scolari.

(146 Trenta Giorgio. l'esilio di Dante nella divina Commedia. (Recensione in La Cultura. Anno II della nuova serie, ni. 17-18).

Il Trenta opportunamente ha raccolto i passi ove il poeta ha accennato al proprio de. stino, come prova del desiderio che l'Alighieri nutri di far a tutti conoscere quale ricompensa avesse data la patria ai benefici ch'ei le aveva recati. Cfr. no. 76.

(147 Vogüé (De) Egène-Melchior. A Ravenne. (In Revue des deux mondes. Vol. 117, 15 di giugno, 1893).

Vi si accenna, fra altro, alla tomba di Dante e alla storia del ritrovamento delle ossa del poeta. Ravenna è alquanto vergognosa del modesto refugio ch'ella offre alle reliquie del suo gran morto; essa vorrebbe onorare Dante Alighieri d'un mausoleo più degno. A tale scopo, nel 1888, la città gittò un appello a' monarchi e a' popoli della terra : ma un solo sovrano rispose subito: e per avventura il più povero, il principe spodestato, Leone XIII, che da Roma mandò diecimila lire pel nuovo sepolcro. Gli altri monarchi tacquero : poco o niente si fecer vivi i privati. Forse il modo con cui fu presentata l'idea generosa fu causa di questa indifferenza generale, altrimenti inconcepibile. Ma perchè Ravenna non pensa a consacrare a Dante la tomba di Teodorico ? Il mausoleo è antico, illustre, magnifico : da' secolari alberi che lo circondano scendon sul monumento la pace e la poesia ; dalle rose e da' garofani del propinquo giardino sale alle mura superbe un dolce profumo. Se sulla tomba di Dante tosse concesso di scrivere altri versi che i suoi, al piede d'una colonna presso al sepolcro si potrebbe incidere il verso byroniano I sepolcri ereditano i sepolcri.

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G. L. Passerini.

Perchè questo bollettino riesca, quanto più è possible, completo, la direzione prega vivamente autori ed editori di inviarle libri, opuscoli, riviste o giornali letterari e politici contenenti cose dantesche. Di tutte le publicazioni inviate in dono sarà sempre data notizia ai lettori: e delle opere più importanti sarà fatta sempre la recensione nel Giornale dantesco.

NOTIZIE E APPUNTI.

La Società editrice Dante Alighieri, recentemente costituitasi in Roma (via delle Convertite, N. 8), ci manda la seguente circolare che di buon grado publichiamo:

« L'Italia è in Roma da oltre un ventennio, e da Roma attende ancora ogni più alta e ardita ispirazione. Ma, per una strana fatalità, in mezzo a tanto concorso di forze nazionali, non è sorta finora, nella capitale del regno, alcuna gran casa editrice, la quale risponda alle aspettazioni che, anche nell'ordine degli studi, destò la presenza dell'Italia nella città dei Cesari.

« A Roma, dove si converse tutta la luce intellettuale del mondo antico, dove il genio di Dante mirò a ricostituire, con un imperio ideale, la civiltà moderna, dove, finalmente, con la maestà regia dell' Italia, rifatta signora di sè stessa, risiedono il governo della pubblica istruzione ed i maggiori istituti scientifici, doveano naturalmente prepararsi le opere letterarie più geniali e meglio ispirate, i migliori libri per le scuole, e la biblioteca scientifica nazionale più universalmente accessibile.

« E pure è mancato fin qui l'editore coraggioso, che, al di sopra di ogni volgare spe. culazione, mirasse serenamente, con la pubblicazione di opere originali, dilettevoli e sapienti, a promuovere ed innalzare la coltura della nuova Italia, e con una serie di libri scolastici, informati ad alto concetto educativo, procurasse di migliorare l'insegnamento nelle nostre scuole, dove corrono ancora troppi libri mediocri, e dove urge rendere l'istruzione più viva, più efficace, e più salda di quello che non sia attualmente. È mancato altresì l'editore, il quale, nell'ordine scientifico, segnasse un indirizzo preciso e costante a maggior decoro della scienza italiana.

« Fra le altre pubblicazioni italiane ce n'è di certo delle pregevoli, ma molto si è pub. blicato alla ventura ; e da Roma stessa la libreria letteraria scolastica e scientifica ha fin qui avuto scarso alimento, onde l'azione della capitale sulla rimanente Italia è stata, per tale ri. guardo, fino ad ora quasi negativa.

« Per provvedere adunque al bisogno urgente di far risorgere, col mezzo di buoni libri. gli studi nazionali, si è ora costituita in Roma, col nome augurale, solenne e comprensivo di Dante Alighieri, una società editrice, che sarà diretta dal cav. prof. Enrico Morelli, il quale a non comune perizia nella difficile industria libraria, unisce speciali requisiti, acquistati per larga esperienza nel pubblico insegnamento.

« Lo scopo che la società si propone e la scelta del direttore sono quindi sicuro affidamento che nelle relazioni cogli autori la nuova casa editrice, userà i maggiori riguardi dovuti a sì nobile classe, e che il consiglio e l'opera degl'insegnanti saranno specialınente ricercati e graditi.

« Cura degli scrittori essendo quella di attendere al libro con ogni diligenza, perchè riesca in ogni sua parte finito, di facile lettura e ricco di nozioni utili e precise, la società dal canto suo metterà il massimo impegno per divulgarlo e dargli credito, di maniera che gli autori possano ritrarre dalle loro fatiche un adeguato e continuo compenso.

« La serietà degl'intenti, il sincero desiderio di promuovere vigorosamente da Roma la coltura nazionale, e il proposito d'un perfetto accordo con gli autori fanno sperare alla società l'aiuto degli intelligenti acciocchè l'opera sua riesca al fine vagheggiato d'innalzare la mente, di ravvivare lo spirito e di ritemprare il carattere della gioventù italiana ».

Il sign. Paget Toynbee che lavora, da qualche tempo, attorno ad un suo Dizionario della divina Commedia, ha stabilito di dividere la publicazione di questo lavoro in due grandi parti. La prima, che sarà completa per tutte le opere del nostro poeta, cosi latine come volgari, conterrà gli articoli che trattano dei nomi propri; la seconda conterrà il vocabolario propriamente detto. Il Toynbee ha poi in animo di aggiungere alla seconda parte un bolario del Convivio, della Vita nuova e del Canzoniere dantesco.

Al teatro Indipendente di Londra ha avuto buon successo la rappresentazione di una scena intitolata Dante protagonista di un idillio, nella quale gli autori signori Dobbs e Righton si rivelano esperti conoscitori della nostra letteratura.

– Il prof. L. Leynardi sta preparando un lavoro estetico-psicologico sulla divina Com. media che sarà come il compimento del recente studio di Enrico Mestica sulla psicologia scientifica dell' Alighieri.

- G. Trenta, in un opuscolo edito dallo Spoerri di Pisa su La Tomba di Arrigo VII, discorre, fra le altre cose, di ciò che Dante fece pel Lussemburghese, e di quello che il Lussemburghese, indirettamente e senza buon frutto, operò in favore di Dante.

A cura della casa editrice Sonnenschim sarà publicaia fra breve una nuova traduzione inglese dell'Inferno in stanze spenceriane opera di G. Musgrave.

Nel no. 9744, anno XXVIII, il Secolo, commemorando il senatore Giacomo Moleschott, osserva, tra altro, come egli fosse uno dei più ardenti « sostenitori della cattedra dantesca in Roma, perchè considerava Dante non solamente come divino poeta ma come l'eroe del pensiero della patria: nello insegnamento della letteratura italiana – son parole dell'insigne scienziato Dante è la base e la coronazione dell' edificio, come ne è il sole e il fiore. Nella sua poesia fluisce la vera epica d'Omero, vi palpita l'arte e il pensiero di Vergilio; la versatilità di Ovidio si incontra col sentimento patetico di Sofocle, la tenere7;a di Tibullo coll'autorità di Pindaro.... Dante non ha limiti come non ha limiti il mare. Così scriveva e parlava il Moleschott, perchè sentiva tutta la bellezza e la grandezza della poesia. Quale insegnamento a certi nuovissimi cultori delle scienze esatte che vantano un sus

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perbo disdegno per tutto quanto è arte, bellezza, idealità ! Il Moleschott a trentacinque anni non aveva letto un sol verso del divino poeta, perchè da giovane si era promesso che un giorno lo avrebbe leito nella sua propria lingua. E studiò l'italiano per leggerlo e, leggen. dolo, diss' egli in Senato il 23 di giugno 1887, si è in me acceso l'amore, l'ammirazione, la venerazione del suo paese a tal punto che se io ho il grande onore di trovarmi a questo banco io lo debbo a Dante ».

- La Collezione di opuscoli danteschi inediti o rari dell'editore S. Lapi di Città di Castello, si inaugurerà in questi giorni con le Postille di S. Betti alla divina ĉommedia, cuite per la prima volta a cura del prof. G. Cugnoni.

La Madonna di Dante è il titolo di un breve studio del sacerdote S. Romeo, edito dal Giannotta di Catania.

È utile dichiarare una volta per sempre che nel Giornale dantesco noi lasciamo sempre libertà piena ai collaboratori di esprimere le loro idee, sopra qualunque argomento, anche se queste idee non risponilano perfettamente alle nostre.

LA DIREZIONE.

Alla direzione del Giornale dantesco son pervenuti in dono i seguenti libri :

Antognoni Oreste. - Siggi di studi sopra la Commedia di Dante. Livorno, tip. di Raff. Giusti, editore.libraio, 1893, in 169. (Dall'autore).

Barbi Michele. Contributi alla biografia di Dante. Firenze, tip. di Salvadore Landi, 1893, in 8°. (Dall'autore).

Bertacchi Cosimo. Dante geometra : note di geografia medievale, ecc. Torino, Isti. tuto Fornaris-Marocco edit., (tip. G. Candeletti), 1887, in 8". (Dall'autore).

Brognoligo G. Montecchi e Cappelletti nella divina Commedia. Bologna, tip. Fava e Garagnani, 1893, in 8°. (Dall'autore).

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Catalogo della libreria antiquaria di Max Kantorowicz. Anno II, no. 10, ott. 1892. Letteratura italiana. I quattro poeti Dante, Ariosto, Petrarca, Tasso. Letteratura spagnuola e portoghese. Letteratura inglese. Milano, (s. tip.), 1892, in 8°. (Da M. Kantorowicz).

Catalogo di libri antichi e moderni vendibili alla libreria Dante di R. Sercelli. Firenze, tip. di Egisto Bruscoli, 1893, in 16o. (Da R. Sercelli).

Catalogue des livres composant la bibliothèque de feu m. le comte J. Manzoni. Seconde partie. Città di Castello, S. Lapi, 1893, in so fig. (Da G. Sangiorgi).

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