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Pipitone-Federico G. - La mente di Francesco Perez : commemorazione letta alla so. cietà democratica di Palermo il 3 aprile 1892. Palermo, tip. fratelli Vena, 1892, in 8°, di ragg. 80, con ritr.

(164 Prompt (Dr.) – Les æuvres latines apocryphes du Dante: étude critique. Venise, Leo S. Olschki editeur, (Grenoble, impr. de F. Allier père et fils), 1893, in 8°, di pagg. 70, con IV fototipie.

Censurare opere che portano i nomi del Boccaccio o di Dante è impresa difficile e ingrata. Ond' è preferibile lasciar che questi libri parlino da sè: il lor linguaggio è d'altronde sì chiaro da render inutile ogni commento. La bibliografia del trattato De Monarchia inco. mincia col Boccaccio : o, meglio, con un autore che ha seritio una vita di Dante che tutti danno al Boccaccio. Costui fa l'analisi e la storia della Monarchia ; cita con compiacimento due belle egloghe latine composte, dice, in risposta a certe poesie di Giovanni Del Virgilio; parla un po' del Convito che chiama Convivio con un barbarismo, tolto alla voce latina convivium, usato anche oggi in Italia ne' licei e nelle scuole superiori. Ricorda in breve il trattato di Vulgare Eloquenza : e soggiungendo che questo valoroso autore ha inoltre scritto molte epistole, passa infine alle canzoni, a' sonetti, alle ballate delle quali non crede doversi occupare distesamente. Dopo di questa enumerazione, sarebbe oltremodo lungo seguire il pre. teso Boccaccio nelle sue dissertazioni su la poesia, la teologia, l'amore: ma è chiaro che nel sistema del falso Boccaccio Dante è una specie di colpevole pel quale son da intercedere le circostanze attenuanti. Convien pure accordargli qualche gloria da che, insieme alle sue can. zoni e a' suoi poemi in dispregevoli versi italiani, ha delle buone egloghe latine, dei bei trattati sulla politica e molte epistole eloquenti scritte nella lingua di Vergilio e di Cicerone. Se condo il suo biografo Dante'avrebbe dettato la Monarchia verso il 1310, dopo di aver com. piuta la Vita nuova, il Convito, il trattato di Volgare Eloquenza, le poesie liriche, tutta la prima cantica della Commedia e, se non tutta, gran parte della seconda. Dopo scrisse il Pa. radiso : e nel "21 mori. Nel "26 il cardinal Del Poggetto giunse in Ravenna : e quivi, after. ma il biografo, costui voleva far disseppellire le ossa del poeta e gettarle al fuoco ad eterna infamia della sua memoria. Ma della memoria di chi ? Di Dante o del cardinale ? Quando gli sciocchi scrivono qualcosa, avvien loro talvolta di essere ingegnosi e 'profondi senza pur sospettarlo. Non v'è dubbio che se il disegno del legato ponteficio avesse avuto effetto la memoria di lui sarebbe giunta infame a' secoli più lontani. Al Del Poggetto e non a Dante Pino de la Tosa e Ostagio di Polenta han certamente reso un alto servigio. Ma comunque sia è vero che la leggenda del falso Boccaccio fu generalmente accettata, fino a che il Witte non levò dei dubbi sul tempo in cui la Monarchia sarebbe stata scritta. Secondo il Witte questo trattato sarebbe stato composto da Dante avanti il 1318, negli anni giovani : e prima di Volgare Eloquenza, del Convito e della prima cantica al dir del Fraticelli. Ma pare al Prompt poco bene spesa la erudizione wittiana : e da un suo esame delle ragioni addotte da lui crede poter conchiudere che non a torto il legato del papa volea distrutto il libro di Monarchia dove una insensata teoria è accolta in contraddizione con le storie e col buon senso della dottrina di Cristo. Dacchè l'autore di questo trattato usa la definizione della nobiltà (II, 3) che si legge in Aristotele (Politica, VIII) è chiaro che Danie non ha potuto scrivere la Monarchia dopo il Convito: perchè nel Convito egli esamina una definizione della nobiltà presso a poco identica attribuendola a Federigo II. Se l'imperatore è veramente autore della definizione citata da Dante, è evidente ch'egli l'ha presa da Aristotele leggermente modificando il principio affermato dal filosofo. Se dunque l’Alighieri ha scritto la Monarchia, egli, scrivendola, conosceva il trattato della Politica, o, almeno, il brano ove la nobiltà è definita, ma non lo conosceva quando scriveva il Convito. La Monarchia non è adunque nè contemporanea nè anteriore al Convito, e quindi non è opera di Dante. È difficile fare congetture

Cfr. no. 191.

sull'autore di questo libro barbaro ed esecrabile: ma perchè vi si cita continuamente la scrittura par sia stato uom di chiesa. Certo e' fu un seguace dell'antipapa, e, come l'antipapa, un traditore e in apostata. L'autore della Monarchia non può esser Dante; poichè quel libro, scritto all'epoca di Lodovico il Bavaro, ed inspirato dal più odioso e feroce spirito ghibellino, favorisce tali colpevoli tendenze da oltraggiare, non che onorare, la memoria del poeta. Nè più probabile è l' autenticità della lettera a Cangrande, piena zeppa di spropositi e con. tradizioni. Il falsario di questo scritto si palesa ignaro della Vita nuova e della divina Com. mejia : si palesa anzi ignaro di più altre cose, e della ragione delle sue affermazioni. Opera di un impostore, il Moncetti, stupido ed ignorante uomo è certamente la questione de' due elementi, sulla quale il signor (sic) Luzio-Renier ha scritto novamente un articolo lungo ed inconcludente; ed opera di un solo individuo, di molt'anni posteriore al poeta nostro, son le due egloghe di Dante al Del Virgilio e di questi a Dante. Di tutte le opere latine che gli furono e gli sono attribuite non resta adunque a Dante che il breve trattato di Volgare Elo. quenza, operetta piena d'idee nuove, originali ed ardimentose, e in contrasto aperto co' prin. cipii del medioevo. E pure quel libro, a differenza delle altre cose latine attribuite all' Alighieri, rimase a lungo trascurato o dimenticato in tal modo che le molte edizioni che pure se ne fecero dopo la prima del Trissino appariscono tutte piene di errori grossolani. (163

Ravazzini Emilio. Trisenso della lonza, del leone, della lupa nella divina Commedia. (Annunzio in La Cultura. Anno III della nuova serie, ni. 27-29).

(166 Reymond Maroel. – La sculpture florentine au XIV et au XV siècle. (In Gazette des beaux-arts. 1o semestre, 1893).

(167 Soartazzini G. A. Cfr. no. 168. Segre Carlo.

Recensione della edizione minore del commento di G. A. Scartazzini alla divina Commedia. (In Fanfulla della domenica. Anno XV, no. 1).

Crediamo che questo commento sia troppo ricco, troppo dotto pel fine che si propone. Per le scuole dovrebbero circolare commenti a Dante facili, semplici e brevi. Quel che dovrebbe importare di più è il far sentire il poeta. E lo spingere la mente del giovine a scru. tare tutte le intenzioni sue, non solo ciò che pensò ma ciò che forse potè pensare, introducendola nel ginepraio di tutte quelle ipotesi teologiche e filosofiche è attutire, se non uccidere, la calorosa spontaneità del sentimento. Con ciò, strano a dirsi, si preclude anche la via a una più chiara intelligenza del poema; poichè in fondo che è sapere Dante se non sen. tirlo?

(168 Torquati Girolamo. Commento al primo verso del canto VII sull' « Inferno » della divina Commedia di Dante Alighieri. Roma, tipogr. Befani, 1893, in 8°, di pagg. 30.

Il famoso verso Pape Satan, pape Satan aleppe, è una invocazione fatta da Pluto al principe dei demoni, e deve intendersi : Sorgi, Satana, sorgi, Satana: aiutami. Aleppare è verbo tuttavia usato nel contado d' Orvieto in senso di affrettare, correrė, volare, far presto. – Recensione favorevole nella Civiltà cattolica, Serie V, vol. VII, quaderno 1037. (169

Trenta Giorgio La tomba di Arrigo VII nel camposanto di Pisa. (Recensione in Fan. fulla. Anno XXIV, no. 200).

Erudita monografia dove storia e letteratura e critica fondendosi mirabilmente, son trattati in due capitoli i periodi e caratteri notevoli della fortunosa vita di Arrigo di Lussemburgo che tanta traccia lasciò di sè specialmente a Pisa ove riposa nella splendida tomba che i pisani gli eressero nel loro celebre camposanto. Arrigo VII e i pisani ; Arrigo VII e Dante; l'illustrazione storico-artistica del sepolcro sono l'argomento del volume. Ricostruito rapidamente il periodo storico dal 1300 al 1314, e la marcia trionfale dell'imperatore, incoronato a Roma, e le vicende sue, e le simpatie e i legami con Pisa, e le speranze di Dante; descrittane la morte e descritte le solenni onoranze, l'autore fa uno studio dell'ammiratissima tomba e riporta i documenti ad essa relativi, tratti dagli archivi pisani, con ampiezza di con. siderazioni critiche e con ampiezza di dati.

(170 G. L. Passerini,

NOTIZIE E APPUNTI.

L'editore Scipione Lapi di Città di Castello ha publicato il primo numero della Col. lezione di opuscoli danteschi inediti o rari diretta da G. L. Passerini. Il volumetto, nitida: mente impresso, contiene la prima parte delle Postille alla divina Commedia di Salvatore Betti, edite per la prima volta di su il manoscritto dell'autore da Giuseppe Cugnoni.

- Il professore Antonio Belloni sta preparando per la stampa l'edizione critica delle Egloghe latine di Giovanni del Virgilio e di Dante Alighieri.

La signora Emma Boghen-Conigliani, professora di lettere italiane nella r. scuola nor. male femminile Pimentel-Fonseca di Napoli, ha publicato recentemente, edito dal Clausen di Torino, un diligente lavoro sulla commedia, con lo scopo di far gustare le bellezze del poema divino agli alunni delle scuole normali e in particolare alle allieve maestre.

Alla direzione del Giornale dantesco son pervenuti in dono i seguenti libri :

Angeletti Nazzareno. Cronologia delle opere minori di Dante; parte prima: Con. vivio e De vulgari eloquentia. Città di Castello, S. Lapi, 1886, in 16o. (Dall' editore).

Boghen-Conigliani Emma. La divina Commedia : scene e figure. Torino-Palermo, Carlo Clausen (Modena, tip. Namias e c.), 1893, in 8o. (Dall' autrice).

Borgognoni Adolfo. – Matelda. Città di Castello, S. Lapi tip. editore, 1887, in 16o. (Dall'editore).

Catalogo XXIX della Libreria antiquaria editrice Leo S. Olschki di Venezia: Letteratura Dantesca. Ricco catalogo di ben 4:8 numeri divisi in tre parti: I. 98 edizioni della Divina Commedia. II. 27 edizioni delle opere minori. III. 313 scritti intorno a Dante e le sue opere. (Dall'editore).

Catalogo di letteratura, filosofia, classici ed altro, della ditta E. Mantegazza. Anno 1802"93. Roma, tip. E. Mantegazza, 1893, in 8o. (Da E. Mantegazza).

Catalogo di libri d'occasione antichi e moderni vendibili presso la ditta Nicoia Zanichelli. Bologna, Zanichelli, 1893, in 8o. (Da C. e G. Zanichelli).

Cenni Maria. – I due Guidi: studio critico-letterario. Aquila, tip. Eliseo, 1893. in 8'. (Dall'autrice).

(Continua).

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Mi permette, egregio signor direttore, di trattenermi un poco sull'argomento preso a trattare, nel quaderno III di questo giornale, dallo Scartazzini ? O parrà forse irriverenza da parte mia, essendo solo pochi anni che io mi occupo di studi letterari e non avendo preso l'Alighieri a scopo primo ed unico delle mie ricerche, scendere in campo contro un uomo da lungo tempo notissimo fra gli eruditi, conoscitore profondo delle opere dantesche, assiduo ricercatore di tutto ciò che ad esse opere ed al loro autore si riferisce? Spero di no; giacchè non è mai irriverente una opposizione fatta allo scopo di meglio conoscere la verità, essendo appunto il desiderio della verità, anche rispetto alle più piccole cose, quello che dà vita ed impulso alle investigazioni storiche e letterarie.

Ciò premesso, devo indicar chiaramente il fine che mi propongo nello scrivere questi appunti. Ho parlato di scendere in campo e di fare opposizione: ora tali parole potrebbero indurre altri nell'idea che, mentre lo Scartazzini sostiene la non identità della Beatrice dantesca colla Beatrice Portinari, io cercassi di sostenere appunto l'identità delle due donne. Invece, nulla di tutto ciò. Che Beatrice Portinari sia veramente esistita è cosa indubitabile, poichè ce l'attesta un documento; ma non altrettanto indubitabile è che debba riconoscersi in essa la Beatrice di Dante, e, dal canto mio, non oserei avere quella medesima sicurezza che, intorno a tale

Giornale Dantesco

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questione, ha l'illustre prof. Del Lungo !. È però anche vero che, a voler distruggere compiutamente la tradizione boccaccesca (la quale, anzi, bisogna pur riconoscere che induzioni di non poco valore confortano) e concludere, come fa lo Scartazzini, che la causa di Beatrice Portinari nei Bardi è perduta, occorrerebbero ben altri argomenti di quelli che lo Scartazzini stesso adduce. Rimanendo pertanto neutrale rispetto a ciò che forma il nocciolo della investigazione dell' egregio dantista, credo poter dissentire da lui circa i ragionamenti speciali che intorno a quel nocciolo egli raggruppa. Qualche cosa guadagneremo sempre; poichè lo Scartazzini o potrà ribattermi vittoriosamente, ed io sarò ben lieto di dichiararmi sconfitto, o cercherà, e forse troverà, nuovi argomenti più validi in sostegno della sua tesi.

Non contento di negare l'identità della Beatrice dantesca colla Beatrice Portinari, egli nega perfino una Beatrice qualunque e sostiene che quello non poteva essere il nome della donna amata da Dante.

Prima di tutto osserva, riportando alcune parole dello Scherillo (Quattro saggi di critica letterar., Napoli, 1887, p. 66 e seg.), che i nomi delle donne celebrate dai poeti sono immaginari, ideali, e che quest'uso, non solamente invalse fra i poeti dello stil nuovo, bensì fra quelli « d'ogni tempo, da Orazio (Lalage, Lidia, ecc.) al » Petrarca (Lauro, Laurea, Laura), a Fazio degli Uberti (Angiola), a » Giusto de' Conti (Fenice o Colomba), al Boccaccio medesimo

(Fiaminetta), giù giù fino alle Amarilli e alle Nici dell'Arcadia, alla » Nerina ed all'Aspasia del Leopardi, alla Lidia del Carducci ? Adagio ! Questo è, per verità, un affermare un poco troppo reciso! Sta bene che, in generale, i poeti cantino le loro donne sotto nomi inventati; ma non ci sarà proprio nessuno che abbia prefcrito servirsi del loro nome di battesimo ? Io dubito forte che, cosi credendo, si cada in una esagerazione punto giustificata dalla realtà delle cose. Infatti, ecco subito farcisi incontro, nella serie medesima scherilliana, messer Francesco Petrarca, la cui donna (fosse poi la De Sade o chiunque altra si voglia) credo fermamente col Gaspary 3 che avesse in vita il nome stesso col quale viene celebrata nel Canzoniere. Ecco, immediatamente dietro al Petrarca,

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i Beatrice nella vita e nella poesia del sec. XIII, Milano, Hoepli, 1891.

2 Pag. 99.

3 Storia della letterat. ital., vol. I (Torino, 1887), Appendice, pag. 480.

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