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Cfr. no. 32.

(38

Pasqualigo Francesco Pensieri sull' allegoria della « Vita nuova » (Ivi).

In continuazione. Di questo importante studio del benemerito dantista di Lonigo daremo. se la publicazione se ne compirà, una dettagliata esposizione.

(37 Passerini Giuseppe Lando Poletto Giacomo

Cfr. no. 1. Posoooo G. U. La Francesca da Rimini secondo la storia e secondo l'arte. (Recen. sione in Fanfulla della domenica, 1892, an. XIV, no. 23).

Sfavorevole.

Prompt (D.r) - Il pianeta Venere e la donna filosofica : studio. (In L'Alighieri, Ve. nezia, 1893, fasc. 3 e 4).

È il frammento d'un più vasto lavoro nel quale l'autore dichiara come il sistema del mondo, secondo Dante, sia il pittagorico e non il tolemaico. I cenni di questo principio sono in gran numero nel poema e altrove, e noi vi ritroviamo in ogni parte il più elegante e il più perfeito meccanismo matematico. Qui, il Prompt si limita all'esame delle rivoluzioni di Venere che segnano nel Convivio le fasi dell'amore dantesco per la donna filosofica. Conclude che se Dante fu pittagorico lo fu di certo in modo misterioso e nascosto, poichè in quel secolo lo si avrebbe abbruciato vivo, se egli avesse dato quelle idee alla luce schiettamente c senza nascondimenti di nessun genere. Per altro, è piuttosto da credere che egli vagheg. giasse il concetto di Pittagora e di Platone, e lo considerasse come probabilissimo, ma che non avesse su quel punto d'astronomia quella sicurezza che ebbe per il primo il Galileo, e alla quale si giunse mediante le osservazioni telescopiche. I due sistemi esistevano nei secoli classici nella mente dei filosofi, e davano luogo a dubbi gravissimi. Nel medioevo lo stesso andamento delle idee dovette continuarsi in modo meno strepitoso ma forse più fecondo, e Dante primeggiare fra quelli che conservarono, senza farla risplendere a tutti gli sguardi, la face lucente della verità astronomica. Le idee pittagoriche precedono le tolemaiche. Esistevano ne' remoti secoli, anteriori alle epoche classiche: e ne è prova il testo della Bibbia al quale le scuole moderne vogliono rifiutare quell'antichità che nell'esegesi cristiana si ammette. Ma pure non si è detto mai che il libro di Giosuè sia più moderno d' Aristotele o di Tolomeo. Furono miseramente ingannati i propugnatori delle teorie alessandrine che presero il racconto del miracolo di Giosuè per prova della falsità del sistema di Copernico. Galileo dimostrò copernicane le parole del profeta. Giosuè dice che comanda al sole di fermarsi sopra un certo monte e alla luna di fermarsi sopra un altro giogo. Quando il cielo è rischiarato dal sole, l'unico oggetto che vi si può vedere è la luna e questa appare sull'orizzonte al tramonto del sole, in caso che sia nella fase opposta. Dunque Giosuè ferma tutto quel che si vede in ciclo, e l'epoca del miracolo è quella del plenilunio. Se il profeta avesse creduto nel movimento degli asiri e nella immobilità della terra avrebbe soltanto fermato il sole e cosi continuato il giorno secondo la volontà della divina vendetta. Ma perchè Giosuè pensava al moto di rivoluzione terrestre e all'apparente giro del cielo, doveva fermar la terra e niva allora quel che si legge nel testo biblico: si fermava il sole, la luna e le stelle, quantunque non nominate, perchè invisibili all'ora del miracolo. Pittagora e Platone credevano apparente il diurno movimento dei cieli: ma avversario di quelle idee si appalesò Aristotele le cui teorie diedero luogo alla invenzione delle macchine alessandrine e di quel famoso primo mobile col quale i teologhi medievali si tenner sicuri per dichiarare il testo di Giosuè. Ma chi crede alla divinità della Bibbia non può, oggi, imaginarsi che lo Spirito santo abbia posta nella mente del profeta quella mistificazione del cielo ipotetico di Tolomeo: e chi non crede vorrà sempre leggere e intender le cose nel più semplice modo. Nel trecento, all'opposto, col peripatetismo che si aggiungeva all'autorità de' sacri testi, l'intelletto umano, guidato dal principe de' sofisti, Aristotele, si avviava, con sicurezza funesta, all'errore. Non che peraltro

avve

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la dottrina pittagorica perisse intiera: essa perdurava nci libri e nel pensiero di filosofi e di poeti: e chi sa dopo quante ricerche, dopo quanti dotti convegni, e con Guido e con Cino e con altri, l'Alighieri si fermò nelle idee degli antichi maestri! E ne' suoi versi, nel suo Convivio, nelle opere minori in prosa, offerse con gran mistero a pochi intenditori del vero e del bello il frutto delle sue fatiche. Mancavano due secoli per l'epoca in cui Copernico fece risvegliare quel vero che dormiva nelle menti, ma non era morto, e non fu dimenticato in nessun ora della vita delle nazioni moderne.

Polemica. (Ivi).

Si difende da alcune osservazioni fatte dall' Agnelli al suo studio sulla Malebolge, nel fascicolo 3-4 dell' Alighieri.

(40 Rioci Corrado Dal libro dei sogni. (In La Tavola rotonda, di Napoli. An. II, no. 29).

Dove si celano i manoscritti originali di Dante? o dove e quando sono scomparsi? Appena il poeta fu morto in quali mani passarono i preziosi autografi ? Certamente in quelle de' figli di lui Jacopo e Pietro. Sul racconto del sogno di Jacopo, una lunga e dura polemica si è levata: chi ha negato il fatto, accusando d'impostore messer Giovanni o Pier Giardini o lo stesso Jacopo; e chi ha creduto che sotto la veste colorita e leggendaria si nasconda un fatto vero. Di questi ultimi è il Ricci. Per lui, gli autografi di Dante sono nascosti nel mo. nastero di Ravenna: giacchè non poteron esser stati trasportati a Bologna, dove la Comme. dia, in grazia della copia posseduta da Guido, dovette diffondersi. Occupavano notevoli posti, proprio allora, nella patria del Guinizelli, Graziolo dei Bambagiuoli e Jacopo della Lana, i quali subito s'applicarono a spiegare la lettera del poema, dettando due commenti che sono infatti i due più antichi. Ma se i figliuoli di Dante – Pietro e Jacopo si recarono, come sembra, a Bologna nel 1322, poterono abbandonare i preziosi autografi, così, per la casa, come si posson lasciare panni vecchi ed oggetti inutili e di poco valore? Il poeta avea avuto in vita molti ed aspri nemici che tentarono sino di farlo bastonare od anche uccidere. Quei nemici, dopo la morte di lui, dovettero senza dubbio rivolgere l'astio verso l'opera immortale e cercar di colpirla come fosse possibile. I due figli del poeta, lasciando Ravenna anche per poco, non potevano dunque abbandonare il tesoro de' paterni scritti in luogo facilmente accessibile, nè portarli qua e là in viaggi malsicuri, specialmente quando si tenevan certi di tornare in Ra. venna : dove, per contrario, si può dire con quasi certezza, che nè essi nè Guido, dopo l'aprile 1322, più non ritornarono. Onde è credibile che nella custodia de' Francescani fosser lasciati e rimanessero sempre di poi gli autografi di Dante Alighieri. Bisognerebbe sconvolgere fin dalle fondamenta le vecchie mura del vecchio convento!

(41 Moronto ed Eliseo. (Ivi, no. 28).

Cacciaguida a Dante, nel canto XV del Paradiso: E nell'antico vostro battistèo Insieme fui cristiano e Cacciaguida. Moronto fu mio frate ed Eliseo : Mia donna venne a me di val di Pado, e quindi il soprannome tuo si feo. Dopo alcune osservazioni, in parte ribattute dal Ronchetti nell’Alighieri (1892, fasc. 1-2), il Ricci espone l'opinione che l'Eliseo dei versi citati sia, più che nome proprio di un fratello di Cacciaguida, aggiunto, cognome di Moronto. (42

Ronchetti Ferdinando Proposta di una nuova interpretazione. (In Rivista critica e bibliografica della letteratura dantesca. Roma, 1893, gennaio).

Si riferisce al verso 132 del canto XVII del Purgatorio, dove la parola impronti vuol posta in senso di appresti, prepari.

(43 Rondoni Giuseppe

a Sena velus » o il Comune di Siena dalle origini alla battaglia di Montaperti. (Recensione, firmata C. S., in Fanfulla della domenica, 1892, an. XIV, no. 40), Favorevole.

(44 Salvadori Giulio Guido Guinizelli e l'origine dello « stil novo ». (Recensione fire mata G. F. Ivi, no. 34). Favorevole.

(45

Cfr. n. 4.

nione »,

Segré G.

Sul libro di Augusto Cesari, « La morte nella Vita Nuova ». (Recensione. Ivi, no. 47). Favorevole.

(46 Stradano Giovanni

Strenna del giornale « L'Etruria ». Cortona, tipografia R. Bimbi e fo, 1892, in 8°, di pagg. 27

Contiene, fra altro, una notizia circa il monumento a Dante nelle terre irredente. (47
Torraca Francesco Fatti e scritti di Ugolino Buzzola. Roma, tipografia dell' « Opi-

1893, in 8°. La biografia di Ugolino Buzzola, di cui fin ora si sapeva solo che fu figliuolo di frate Alberico, quel delle frutle del mal orto; che compose un trattato de' modi di salutare, perduto; che gli sono attribuiti due sonetti, uno de' quali, dicono, in dialetto faentino; che mori a' dì 8 di gennaio 1301; che fu conosciuto da Francesco da Barberino: ora, per queste nuove indagini del professor Torraca, si arricchisce di molte notizie. Appartenente alla famiglia de Manfredi faentini, segui il partito de' guelfi e nel 1279, maturo certo d'anni e di senno, fu tra i principali fideiussori della pace tra Geremei e Lambertazzi. Il consiglio generale di Bagnocavallo lo elesse, nel 1282, podestà della terra e nel 1285, col padre suo Alberico e con Francesco, altro suo parente, prese parte alle stragi fatte da Manfredo e Alberguccio Manfredi nel castello di Sezate. Nel 1287 il Buzzola tolse moglie: ma poco amico del tranquillo vivere, o, per dirlo con Dante, uomo di sangue e di corrucci, ad Ugolino non arrise la pace della famiglia tra le mura della sua patria. Nel "92, nel "93 e nel '96 lo troviamo, di fatti, impicciato in brighe faziose, finchè condottosi a dimorare in Ravenna, (il soggiorno di Faenza gli era conteso), quivi morì ne' primi dell'anno 1301.

(48 Valgimigli Azeglio Di una nuova interpretazione del verso « Pape Satan, pape Satan aleppe ». (In Fanfulla della domenica, 1892, an. XIV, no. 45).

I comentatori antichi lo vollero spiegato con il greco e l'ebraico o con il latino e l'ebraico insieme, e perfino col francese, secondo avvisa il Cellini. Dai moderni il senso esegetico di quello strano verso verrebbe dato dall'ebraico, dall'ebraico vulgare, dal greco: e di recente l'orientalista Ferdinando Giglio, maltese, avviserebbe una nuova interpretazione me. diante le lingue ebraica e caldaica, monsignor Fosco spiega il verso con voci perfettamente ebraiche, e il missionario Marta coll'arabo. L'autore, entrando ultimo nella lizza, propone, a sua volta, di spiegare il difficile verso con voci inglesi: Pape Satan, helpe : Padre Satana, aiuto.

(49 Virgili Antonio – Dei battezzatói o batte: ; atòrii negli antichi fonti battesimali, a proposito dei versi 16-21 del canto XIX Inferno. (Recensione in Nuova Antologia, terza serie, vol. XLIII, fasc. 2), Favorevole.

(50 Witte Carlo

Cfr. no. 3.

G. L. Passerini.

Perchè questo bollettino riesca, quanto più è possibile, completo, la direzione prega vivamente autori ed editori di inviarle libri, opuscoli, riviste o giornali contenenti cose dantesche. Di tutte le publicazioni inviate in dono sarà sempre data notizia ai lettori: e delle opere più importanti sarà fatta sempre la recensione nel Giornale dantesco

NOTIZIE E APPUNTI.

- Conferenze dantesche. La sera del 15 di marzo il professore Giovanni Franciosi inaugurò a Venezia, nella sala dell'Ateneo, la serie delle conferenze a scopo di beneficenza, parlando degnamente di Dante e Colombo, e il 19 dello stesso mese, nel circolo Dauno di Foggia, svolse la sua terza lezione sopra la divina Commedia illustrando la seconda cantica dantesca. A Roma, nella sala del Collegio romano, giovedi 7 di aprile Corrado Ricci ha par. lato con sentimento di artista di San Francesco nella poesia di Dante e nell'arte di Giotto, e il 12 di aprile Giovanni Bovio ha illustrata la figura di Cotone nell' Inferno dantesco.

Il nostro egregio collaboratore professor G. A. Cesareo publicherà fra breve, per i tipi dell'editore Giannotta di Catania, un suo libro intorno a La poesia siciliana sotto gli Svevi, che sarà il primo d'una serie importante di studi sulla poesia de primi secoli.

È notevole nel Folchetto di Roma (an. III, 98) un articolo di Rambaldo intitolato La divina Commedia illustrata nei luoghi e nelle persone, ove si dà notizia, insieme a qualche saggio, di una particolareggiata e completa raccolta di fotografie e di disegni dei luoghi e dei ritratti o sepolcri delle persone che Dante ha citate nelle tre cantiche. La collezione, sotto ogni aspetto ammirevole, e di proprietà di Corrado Ricci, il diligente e colto studioso dell'Alighieri, dal quale la direzione del Giornale dantesco aspetta con impazienza una chiosa promessa sul verso relativo a Bonifazio de' Fieschi: che pasturò col ròcco molte genti.

A Catania, sotto la direzione dei signori C. Coli e G. G. Curcio, si è incominciata a publicare una Rivista etne.i di lettere, arti e scienza nel primo quaderno della quale è un articolo del Tarozzi sopra Il lo canto del « Paradiso ».

Nel quaderno di marzo della Rassegna bibliografica della letteratura italiana di Alessandro D'Ancona N. Tamassia prende in esame e giudica favorevolmente lo studio di Carlo Cipolla sul De Monarchia di Dante e il trattato De potestate regia et papali di Gio. vanni di Parigi, e Michele Barbi annunzia, con parole benevoli, lo studio di Giorgo Trenta sul L'esilio di Dante nella divina Commedia.

L'ingegnere Luigi Filippeschi, in un suo articoletto intitolato Reminiscenze del Mu. gello nel campanile di Giotto, inserito nel terzo numero di Erudizione e belle arti di Cortona, pone in rilievo alcune somiglianze di stile tra la torre della pieve del Borgo san Lo. renzo e la torretta di Vespignano col companile della basilica fiorentina.

L'Academia Dafnica di scienze, lettcre ed arii belle in Acireale ha bandito un concorso sul tema: La natura nel poema di Lucrezio e nel poema di Dante. I manoscritti dovranno esser consegnati prima della fine del prossimo agosto, e il lavoro premiato sarà stampato a spese dell'academia.

Charlemagne et l'empire cyrolingen è il titolo di uno studio recente di H. Martin edito dal Fauvet di Parigi. Il volume, clegantemente stampato, è abbellito da ventidue buone incisioni in legno.

– Sotto il titolo di: Un cpisodio delle fazioni pistojesi, Pelèo Bacci ha publicato in questi giorni a Siena, (tip. editr. di san Bernardino), un istromento di pace dell'aprile 1374 che riproduce due sentenze di Nastoccio de' Saraceni podestà di Pistoja nel 1367. Il documento si riferisce ad una briga sanguinosa tra Lazzeri e Panciatichi ed è tolto da' rogiti di ser Truffa di Giovanni Nolfi notaio pistojese.

-- Il 1° di maggio prossimo, a cura di quel comitato locale della Società Dante Ali.

ghieri, si incomincierà a publicare a Foggia un Bollettino con lo scopo di diffondere, specialmente nelle provincie meridionali, la conoscenza delle megliori produzioni scientifiche, letterarie e artistiche contemporanee. Questo bollettino sarà quindicinale, e verrà redatto dal signor Felice Parisi segretario della Società.

Tra i manoscritti recentemente acquistati dalla biblioteca Casanatense di Roma è notevole uno studio inedito di Paolo Volpicelli sopra La fisica nel poema di Dante.

Alla direzione del Giornale dantesco son pervenuti in dono i seguenti libri:

Alighieri Dante - La divina Commedia riveduta nel testo e commentata da G. A. Scartazzini. Edizione minore. Milano, Hoepli edit., (Firenze, tip. di S. Landi), 1893, in 16o. (Dall'editore).

Bullettino della Società dantesca italiana. No. 12. Firenze, tip. di S. Landi, 1892, in 8.° (Dal dir M. Barbi).

Carraresi G. Cesare Le origini di Montevarchi e della sua Chiesa maggiore, stue diate sopra alcuni autentici documenti dei secoli XIII e XIV. San Giovanni Valdarno, tip. Righi, 1892, in 8.° (Dall'autore).

Castagna Niooola Il dialetto abruzzese nella divina Commedia. Teramo, tip. del « Corriere abruzzese », 1892, in 8. (Dall'autore).

Cipolla Carlo Appunti storici tratti dalle epistole di san Pier Damiani. Torino, C. Clausen edit., (stamp. Paravia), in 16.° (Dall'autore).

Il trattato « De Monarchia » di Dante Alighieri e l' opuscolo « De potestate regia et papali , di Giovanni da Parigi. Torino, C Clausen, edit., (stamp. Paravia), 1892, in 8. gr. (Dall'autore).

Di alcuni luoghi autobiografici nella divina Commedia: nota. Torino, (.. Clausen, ej., (stab. tip. Bona), 1893, in 8.° (Dall'autore).

De Leonardis Giuseppe L'uno eterno e l'eterno amore di Dante principio metodico e protologico della divina Commedia : studio critico. Genova, tip. Sordo-muti, 1890-'93, voll. tre, in 16.° (Dall'autore).

Faucher Gənnaro – Accidioso o invidioso fummo ? Napoli, tip. Jovene, 1892, in 8.0 (Dall'autore).

Gioia C. Carming L'edizione nido beatina della divina Commedia: contributo alla sto. ria bibliografica dintesca. Prato, tip. Giachetti, figlio e c., 1893, in 8.° (Dall'autore).

Martedi 11 di aprile è morto a Roma, dove era nato nel 1832, il commendatore Enrico Narduoi, uno dei più operosi ed esperti bibliografi del nostro tempo.

Proprietà letteraria.
Venezia, Prem. Stab. tipografico dei Fratelli Visentini. 1893.
LEO S. OLSCHki, edit. e propr.

G. L. Passerini, dirett. respons.

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