Slike stranica
PDF
ePub

assumeranno, nell'età avanzata del Poeta, la tradizionale di un uomo piú che maturo. Che forma del secondo tipo.

invece manchino assolutamente questi caratOra, se nel ritratto giovanile noi riusciamo teri, che oramai la tradizione artistica aveva a vedere abbastanza chiaramente le principali consacrati come cristallizzandoli, mi pare che note tipiche della fisonomia dantesca (ricordia- il signor Mesnil abbia sufficientemente dimomoci che noi della testa che Giotto dipinse non strato; ma, a convincersi meglio, basterà metpossediamo altro che il puro contorno, senza tere accanto l'una all'altra e confrontare le due l'occhio, che il restauratore Marini rifece di figure, riccardiana ed orcagnesca, senza idee suo capricciosamente), tanto piú esse dovreb- preconcette. E scelgo la riccardiana, perché bero risaltare evidenti nella figura indicata dal

appunto con questa“ piú specialmente, scrive prof. Chiappelli, la quale dovrebbe esser quella L il prof. Chiappelli, appare manifesta l'aflini

[graphic][graphic][subsumed][merged small][merged small][merged small][merged small]

tà ,. Ora i particolari del disegno riccardiano, il mantello di cui questa figura è vestita

i cioè l'arco del sopracciglio, il taglio dell’oc- e che, nella sua incertezza di forma e di chio, l'attaccatura del naso alla fronte, la colore, ha dato tanta materia alla fantasia bocca, e soprattutto la curva nasale, la voluta degli osservatori, è una semplicissima ed or

, e stranamente semitica della narice, la linea

dinaria cappa, che copre probabilíente una quasi diritta della mascella, che nella figura zimarra, come può meglio vedersi in altre del prof. Chiappelli descrive invece una curva figure della medesima cappella, specialmente accentuatissima, finalmente la struttura ossea tra i reprobi del Giudizio a destra di chi guardi tutta la testa, sono senza alcun dubbio da la finestra. Quella che qui riproduco, e che profondamente diversi da quelli che ci rivela occupa la parte centrale del gruppo, accanto a il profilo orcagnesco, e nessun critico o scien- quello strano e truce personaggio mitrato, può ziato o artista potrà mai, a mio credere, di- valere a toglier via ogni ulteriore incertezza, mostrarne, non dico l'affinità, ma neppure una e a dimostrare che né la croce del popolo, né somiglianza lontana. Le medesime differenze, un fermaglio di panno, né una qualsiasi inpoco piú poco meno, si riscontreranno, raffron- dicazione dell'abito terziario si deve scorgere tando qualunque altro si voglia dei ritratti su quel mantello, ma semplicemente le roveantichi del Poeta con questa figura dell'Or

scie dello sparato, come aveva intravveduto cagna.

già lo stesso prof. Chiappelli, sviato poi da E dai tratti del volto veniamo all'abito: altre piú fallaci supposizioni, per qua nto at

traenti ed erudite. Anzi io oserei dire che questo dannato abbia col beato, che vorrebbe

[ocr errors]

per opera di un restauratore del sec. XVII, appaiono i segni di un libro, che quella figura teneva nelle mani; ciò che conferma tanto piú trattarsi di Dante ,

Io non so comprendere, e cosi parve anche ad altri, quale conforto possa aspettarsi alla sua tesi l’egregio Professore da que. st'argomento dei capelli, e, si badi, non mica per la piccolezza della ciocca che vien fuori di sotto al berretto, cosicché sia malagevole riconoscerne il colore e la qualità; ma per un'altra ragione. I capelli sono scuri, lisci e prolissi,' non v'è dubbio alcuno; chi voglia assicurarsene non ha che a guardare la fotografia dell'Alinari. Abbiamo per questo rispetto indicazioni sufficienti e chiare nella testa in questione. Ma se quello figurato dall'Orcagna è, come il prof. Chiappelli assicura, il Dante che piega al tramonto e il Dante curvo dalle miserie e dagli anni, perché mai il pittore non l'avrebbe fatto invece canuto? Sia stato egli biondo, castagno o nero nella sua gioventú, negli anni maturi fu bianco, come egli stesso afferma in persona di Titiro, nei versi tanto discussi della prima ecloga a Giovanni del Virgilio:

[graphic][merged small]
[merged small][ocr errors]

Vonne triumphales melius pexare capillos,
Et, patrio redeam si quando, abscondere CANOS
Fronde sub inserta solitum flavescere, Sarno? ?

essere Dante, un'affinità piú stretta che non sia quella tutta accidentale del vestito. A me pare, insomma, che i tratti essenziali della fisonomia siano i medesimi in entrambe le figure, fatta la debita differenza della posizione diversa delle due teste, di cui l'una è vista in prosilo, l'altra in faccia, e tenuto conto della diversa espressione, dolorosa nell’una e gaudiosa nell'altra, che può farci apparire la stessa persona di età alquanto diversa. Io vorrei che altri, senza preconcetti prendesse in esame questa che a me sembra qualche cosa piú che un'impressione soggettiva, la quale se fosse provata rispondente a verità, com'è, a mio parere, probabile, sarebbe un grave argomento contro l'identificazione del rof. Chiappelli.

Restano da esaminare due argomenti nuovi, che il prof. Chiappelli ha voluto aggiungere in una lettera privata ad un amico, della quale il Giornale d' Italia pubblicò il passo piú rilevante. Egli scriveva dunque: “ Una

? piú accurata ispezione dell’affresco, che è difsicilmente visibile perché posto in alto, ha per ora aggiunto due elementi. I capelli della figura dantesca anziché propriamente neri sono castagno-scuri; il che risponde meglio al famoso luogo delle Ecloghe dantesche, e soddisferà al criterio del Giornale d'Italia, che me

ne fece una difficoltà. In secondo luogo, al disotto dei rifacimenti sofferti dal

[ocr errors]

1 Nella prolissità dei capelli di questa figura il prof. Chiappelli potrebbe trovare un certo appoggio alla sua tesi, ricordando le parole di un altro biografo dell'Alighieri, Giannozzo Manetti, che afferma essere stato Dante capillis et barba prolixis, nigris subcrispisque; se non ché la biografia manettiana ha valore esclusivamente retorico e fantastico, dove non copia il Boccaccio. (Cfr. Paur, Ueber die Quellen zur Lebensgeschichte Dante' s., Görlitz, 1862, p. 24).

2 Ecl. I, v, 40-44: Io credo, che da questo luogo della sua ecloga responsiva al Del Virgilio si debba argomentare, che Dante fu biondo o, se piace meglio, castagno chiaro in gioventú. È vero che egli qui parla in figura di un pastore, e porta, come dice il mio acuto e dotto amico prof. Parodi (Un'ediz, inglese delle poesie di D. e di G. del Virgilio, Firenze, 1902, p. 12, Estr. dal Giornale Dantesco), la maschera di Titiro; ma Titiro è una mera astrazione, per nulla connessa ad un tipo fisico determinato, una forma vuota e retorica che il Poeta riempie della propria personalità. Per quanto adunque parli per bocca di Titiro, Dante, ricordando certe particolarità somatiche, come il colore dei capelli, non può non riserirsi alla sua persona reale. Ora perché non ha egli detto invece nigrescere, se in gioventú era stato nero? Il prof. Parodi risponde che "il biondo è il color tipico del convenzionalismo letterario del medio evo , e a questo convenzionalismo può aver Dante sacrificato. Francamente non sono persuaso di questa ragione: l'ammetterei senz'altro, se si trattasse

[blocks in formation]

Quanto poi al libro che il prof. Chiap- interamente nascoste dalle figure che gli stanpelli ha creduto di scorgere sotto ai ritoc- no vicino, e mal si comprende come potrebbechi secenteschi, mi rincresce, che, per quanto ro reggere palesemente un oggetto qualsiasi. si sia aguzzato l'occhio, né io né altri siamo Questo avevo da opporre all'ipotesi delriusciti a vederne alcuna traccia. E mi rin- l'illustre professore dell'Ateneo napolitano, cresce perché se l'esistenza di un libro, te- non per ispirito di pirronismo inconsulto, ma nuto nelle mani da quella figura, si potesse per desiderio di esser chiarito di quanto anprovare, e chiaramente scorgerne i vestigi, cora è in ombra nella sua congettura alletla questione sarebbe piú che per metà riso- tatrice. Aspetto la parola, che egli ha già luta in favore dell'identificazione vagheggiata promessa, e che io auguro sia parola di luce dall’egregio Professore, e molti forse sarem- intera, meridiana. Ma se egli non riuscirà a mo d'accordo con lui, che ora non siamo. rimovere in modo terso e inconfutabile questo

Ma, ripeto, l'osservazione mia e d'altri non picciol numero di dubbi, che a me sembra non s'accorda con quella del prof. Chiap- investa ed infirmi tutti gli argomenti in sostepelli: illuminata debitamente la parete, esa- gno della sua tesi, egli non potrà credere di minato scrupolosamente il gruppo dove si avere raggiunta la pienezza della dimostratrova la supposta figura di Dante, studiata la zione, quale occorre perché la sua ipotesi perriproduzione fotografica (spesso la fotofrafia da ogni carattere di inverosimiglianza e si traè rivelatrice di particolari che mal si scor- sformi in una certezza acquisita alla storia del. gono nell'originale), nessuna traccia di libro l'iconografia dantesca, o, almeno, in una prosi è potuta intravvedere; cosicché, se non è babilità assai verosimile. Ad ogni modo al difetto dei nostri organi visivi, non possiamo prof. Chiappelli dobbiamo esser grati di aver tener conto di questo elemento di prova, del risollevata una questione di alta importanza quale, ove potesse accertarsi, non è chi non artistica e letteraria, e di averla forse avviata veda l'importanza, finché il prof. Chiappelli alla soluzione. non avrà espresso piú determinatamente il suo

OUR pensiero e non ci avrà mostrati chiari e indiscutibili i segni indicativi di un volume. Tanto

Certo, assai piú dantesca si presenta, a piú che le mani del personaggio in parola sono

un'osservazione anche superficiale, la figura,

che uno studioso alemanno, il signor Giacomo di una figura tipica o di donna o di angelo; ma non credo (e se sbaglio mi corregga il prof. Parodi) si possa

Mesnil, crede di aver additata per il primo dimostrare, che nel medio evo si rappresentassero con

come il ritratto di Dante, nel gruppo degli venzionalmente biondi i pastori e gli uomini in gene

eletti del Giudizio, che l'Orcagna dipinse nella rale, se non per eccezione, trasfondendo in essi i caratteri

parete di fronte della medesima cappella strozdi una femminilità d'origine ovidiana, come piú spic

ziana, sopra e ai due lati della finestra.' E catamente avvenne poi nel sec. XV (Cfr. VOLPI, Note di varia erudizione e critica letteraria, Firenze, 1903, p. 39). Si è anche detto che Dante, come ha idealizzato Manfredi, facendolo bello e giovane, cosí avrà voluto idealizzare anche sé stesso; ma io non ho idea che il Poeta abbia sacrificato mai a questo convenzionalismo. Infatti due personaggi umani, nella Commedia, egli afferma espressamente biondi, Azzo d'Este (Inf., XII, 110) e Manfredi (Purg., III, 107), ed entrambi, vedi caso, sono d'origine germanica, in cui il biondo è una dei caratteri etnografici piú costanti. Del resto per Azzo non era il caso di idealizzarne la figura, e il color biondo attribuitogli da Dante, dato che non rispondesse alla realtà storica, può bene essere stato messo lí per fare antitesi al nero pelo di Ezzelino. Quanto a Manfredi poi, abbiamo l'esplicita attestazione del cronista contemporaneo Saba Malaspina, che lo descrive cosí: “homo flavus, amoena facie, aspectu placibilis, in maxillis rubeus, oculis

(Fotogr. Alinari). sidereis, per totum niveus, statura mediocris ». Dunque

DANTE Nel “ Giudizio „ dell'Orcagna. nessuna intenzione in D. di idealizzare secondo un tipo convenzionale la figura di Manfredi, anzi la piú Zeitschrift für bildende Kunst, herausg. von Mar assoluta fedeltà alla realtà storica. Perché avrebbe Zimmermann, Berlin, Seemann, 1900, N. 7 XI Jahrg. dovuto farlo parlando di sé stesso?

Hef. 11, p. 256 e seg.

[graphic]

sarebbe propriamente quella figura di orante, caccio, che un nipote del Poeta, Andrea di vestita di un lucco roseo e col capo coperto Le

Leone Poggi, visse in Firenze “e meravidal caratteristico cappuccio, col quale Dante gliosamente nelle lineature del viso somigliò fu quasi costantemente rappresentato, figura Dante, e ancora nella statura della persona, che si stacca e rileva piú di tutti gli altri e cosí andava un poco gobbo, come Dante personaggi che formano la fila superiore dei si dice che facea, e fu uomo idioto ,. ? È piú

1 È beati.

che probabile adunque, che l’Orcagna, voIl prof. Chiappelli non riscontra in questa lendo ritrarre le fattezze del Poeta, s'ispitesta tutti i caratteri danteschi, e soprattut- rasse a questo suo concittadino e contempoto uno che è il più costante nella figurazio- raneo, che del Poeta era fisicamente, e solo ne fisica del Poeta, attestatoci anche dalla fisicamente, una riproduzione fedele. E in tradizione letteraria rappresentata dal Boc- tal caso, ove potesse provarsi indubbiamente caccio, la prominenza cioè del labbro infe- che questa del Giudizio sia l'immagine di riore, (si noti che neppure nel profilo indicato Dante, noi avremmo un ritratto non del tutto da lui tale prominenza è molto evidente). Ma

a di

di maniera, ma esemplato, per cosí dire, su il signor Mesnil, nell'articolo già ricordato, un apografo molto simile all'originale, e perattribuisce al cattivo restauro subito dall'af- ciò d'incontestabile valore per la identificafresco, l'alterazione del primitivo contorno. zione della massima parte dei tratti fisiono

Questo del restauro è però un argomen- mici di Lui. to di cui mi sembra si abusi un poco, e che L'ipotesi poi che qui si tratti non di Dante, quindi finisca col non provar nulla, volendo ma della figura dei donatore, suggerita dal provar troppo. A me pare invece che la vedere un frate domenicano li accanto, e scarsa sporgenza del labbro inferiore pos- che, come opina il prof. Chiappelli, lo raccosa essere sufficientemente spiegata dalla po- manda al Redentore, è, secondo me, insostesizione quasi orizzontale della testa e dal- nibile. Già il posto è troppo eminente perl'atteggiamento stesso della preghiera, senza ché il donatore si arrogasse il diritto di ocbisogno di addossarne la colpa all'inesperto cuparlo; piú umile luogo riserbava di solito restauratore, Nella estensione forzata del al committente l'artista; ma quel frate, come capo la mascella inferiore naturalmente si mostra il suo atteggiamento, è assorto in una sposta indietro, e cosí il labbro inferiore re- profonda contemplazione, ha gli occhi fissi sta quasi nascosto nella cavità della bocca. davanti a sé, non in alto, e apparisce, a chi Perché mai l'Orcagna, cosí attento osserva- guardi senza idee preconcette, un personaggio tore del vero, come attesta tutta l'opera sua, del tutto indipendente da quello che gli sta non avrebbe dovuto e potuto deliberatamente allato. Chi voglia persuadersene non ha che esprimere questo fatto fisico comunissimo ? da paragonare l'espressione e l'atteggia

E di piú un altro dei segni caratteristici, mento della Vergine, che nel polittico dello non rilevati dal signor Mesnil, mi sembra di stesso Andrea, sull'altare della medesima scorgere in questa figura, ciò è la incurvazione cappella, presenta a Cristo san Tommaso, notevole delle spalle, ben piú evidente qui, ed anche l'atteggiamento di san Giovanni che non nel personaggio indicato dal prof. che dal lato opposto presenta san Pietro. In Chiappelli. Questa dell'andatura alquanto queste due figure il pittore ha voluto esprimecurva del Poeta, è, in verità una notizia che re ed ha espresso chiaramente il concetto ci viene dal solo Boccaccio, la cui Vita di della protezione e della raccomandazione, che Dante l'Orcagna, come tutti sanno non po- viceversa non si lascia scorgere nella figura teva conoscere, e tanto meno il Commento, di quel frate che fa che è degli ultimi anni di lui, e dove la noti

sembiante zia è ripetuta; quindi, se la figura indicata

D'uomo cui altra cura stringa e morda. è realmente il ritratto dell’Alighieri, il pittore dové attingere questo particolare, come D'altra parte io credo che sarebbe ben diffitutti gli altri, alla tradizione orale, o forse, cile spiegare la presentazione di un eletto, come a me pare piú probabile, ricavarlo dal

fatta non da un santo, o da un angelo, ma vero, cioè da una copia viva di ciò che fu il vero. Infatti noi sappiamo, come ho già

in Commento alla D. C., Firenze, 1844, vol. II accennato, per esplicita attestazione del Boc

p. 207.

[ocr errors]

da un altro eletto, perchè tale è senza dub- è assai piú antica del Levallois e del Volkbio quel monaco, che non ha aureola intorno mann, e rimonta al 1845, se non forse a un al capo: quale veste, qual segno speciale di

tempo anche anteriore. un grado superiore di beatitudine nella ge- Ed eccoci cosí a ciò che è lo scopo prinrarchia paradisiaca avrebbe egli per assu- cipale di questo mio articolo, di stabilire a mere quest'alto ufficio? Ecco un punto che

chi spetti propriamente il merito di aver visto la dottrina del prof. Chiappelli e la sua com

per il primo nell’Orante del Giudizio il ripetenza speciale anche nel campo degli studi

tratto dell’Alighieri. Il vero e primo autore teologici non dovrebbero lasciare in ombra.

di siffatta indagine per entro i dipinti dell'Or

cagna, per quel che a me consta, il vero scoDOR

pritore di un ritratto di Dante, autentico o supposto, fu il valoroso dantista inglese Enrico Barlow, che annunziò la sua scoperta in

un articolo pubblicato il 4 luglio 1857, nelInoltre il dott. Mesnil ha in suo favore, per

l’Athenacum. Ignoro se egli abbia seguito le quel che possa valere, anche la tradizione,

tracce di una tradizione orale preesistente non molto antica, come vedremo, ma che mo

nel chiostro; suppongo di no, e credo anzi stra, per lo meno; che altri occhi, fissandosi

che la tradizione siasi invece formata dopo sulla figura da lui additata, han fatto correre

la divulgazione della notizia, della quale a il pensiero al divino Poeta. Egli, nell'arti

nessuno è venuto poi in mente di cercar la colo dell’agosto 1900, credette, certo in buona

fonte nel vecchio giornale inglese. Sia cofede, di essere stato il primo a scoprire il ritratto dantesco, e poi nel suo scritto recente

munque, il Dante del Barlow è appunto il

medesimo veduto dal Mesnil e dal Krauss, che abbiamo ricordato sopra, rivendica ancora per sé questa priorità, contro il Dr. Ingo

e poco dopo che fu scoperto fu anche, piú o Krauss che vorrebbe attribuirsela e insieme

meno fedelmente, disegnato. attribuirla al Volkmann. Però nel secondo

Ma trovato Dante, nell'affresco del Giudi. articolo il signor Mesnil ammette una tradi

zio, vi si volle cercare, non so da chi, anche zione orale, di cui non sa spiegare le origini; Beatrice ; forse dal Kirkup, che additò questo ma sa poi che in un libro francese, stampato

ritratto a Lord Vernon, il quale ne fece fare lo nel 1887 a Tours,' la tradizione è già scritta,

schizzo insieme con quello di Dante dal pite, per quanto con poca chiarezza, è riscritta tore Chambers. Beatrice fu identificata con dieci anni piú tardi nella Iconografia dantesca, quella meravigliosa figura femminile, in veste del Volkmann. 2 Il fatto è che la tradizione e velo azzurro, atteggiata ad estasi insieme e

a preghiera, che viene avanti nel primo pia

no, a destra, dal gruppo delle donne elette. "JULES LEVALLOIS, Les maitres italiens en Italie, p. 70. La notizia è data come cosa nota e senza nes

I disegni del Chambers furono pubblicati sun'aria di scoperta con queste curiose parole: “ On ne nel 1897 dal Morel; ' ma egli non dice dove peut se défendre de sourire en voyant Dante placé dans le groupe des Bienheureux. Le poète avait nommé Cimabue et loué Giotto dans un des chants du Purga

torto,

ed Ingo Krauss gliene muove rimprovero (Op. toire: c'etait bien le moins que sa politesse lui pût ren. cit., p. 43), di asserire nel suo primo scritto nella Zeidre. Mais la hardiesse d'Orcagna n'en reste pas moins tschrift für bildende Kunst, che nessuno, né dei modersingulière

ni né degli antichi scrittori di cose dantesche, aveva 2 Una certa ambiguità c'è realmente nelle parole fatto menzione di questo ritratto, citando espressamente del Volkmann, ambiguità che è nel testo tedesco, né fu anche il Volkmann, come uno di quelli che l'avevano tolta dalla traduzione italiana. Egli dice infatti: “ Ist ignorato. Invece il Krauss, seguendo le indicazioni del nun die Hölle in S. Maria Novella ganz nach Dante's Volkmann afferma di aver scoperto lui il ritratto, avanti Worten von Nardo gebildet, so liegt es nahe, auch che il signor Mesnil stampasse il suo scritto. S'inganAndrea Orcagna müsse bei der Schilderung des Geri- navano entrambi, e di questa scoperta si potrebbe canchtes und des Paradieses an den Dichter gedacht haben. tare, col loro grande poeta : Es ist eine alte Geschichte. Sein Bildins brachte er allerdings unter den Seligen an,

Doch bleibt sic immer neu. aber sonst ist das Paradies ganz in herkömmlicher Wei- 1 Les plus anciennes traductions françaises de la Dise aufgefasst ...., Ma appunto per la preesistenza della vine Comedie „ etc., P.re P. (Textes), Paris, 1897. Il riitradizione che riconosceva D. fra i beati del Giudizio, tratto di Dante sta tra le pp. 192 e 193, quello della preo credo che a quello volesse riferirsi il Wolkmann, e tesa Beatrice tra le pp. 480 e 481, ripetuto poi a tergo non al Paradiso. Il Signor Mesnil in tutti i modi ebbe della copertina.

[ocr errors]
« PrethodnaNastavi »