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CLASSICO ITALIANO,

CONTENENTE

DANTE, PETRARCA, ARIOSTO E TASSO.

LIONE.

LIBRERIA CORMON E BLANC,

VIA ROGER, 1.

1842.

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VITA

DI

DANTE ALLIGHIERI,

SCRITTA

DA PIERANTONIO SERASSI.

Dante anni di Cristo 1265, dopo la tornata de' Guelfi in Fi

renze, stati in esilio per la sconfitta di Monteaperto. Nella fanciullezza sua nutrito nobilmente, e dato a' precettori delle lettere, subito apparve in lui un ingegno grandissimo, e molto atto a cose eccellenti. Il padre suo Aldighiero degli Elisei perdette nella sua puerizia : nientedimeno confortato da' parenti, e da Brunetto Latini valentissimo uomo, secondo quel tempo, non solamente alla letteratura, ma agli studj liberali si diede; niente lasciando indietro, che appartener potesse a rendere l'uomo singolare ed illustre. Nè per tutto questo si racchiuse in ozio, nè privossi del secolo; ma vivendo e conversando con gli altri giovani di sua età, costumato ed accorto e valoroso ad ogni esercizio giovanile si trovava ; intantochè in quella battaglia memorabile e grandissima, che fu a Campaldino, ei giovane e bene stimato si trovò nell'armi combattendo valorosamente a cavallo nella prima schiera, dove portò gravissimo pericolo. Dopo questa battaglia tornato Dante a casa, agli studj più ferventemente che prima si diede, e nondimanco niente tralasciò delle conversazioni urbane e civili. In sua giovanezza prese moglie, e fu una gentildonna della famiglia de' Donati, chiamata per nome Madonna Gemma, dalla quale ebbe più figliuoli. Ben è vero che sin da' più teneri anni erasi innamorato perdutamente di Beatrice, figliuola di Folco Portinari, donzella di singolari virtù e di rara bellezza; fa quale avendo nel più bel fiore dell' età sua abbandonato questa vita mortale, lasciò Dante in un estremo cordoglio; nè mai, sinchè visse, si potè dimenticare di lei : anzi, per eternarne la memoria, la introdusse sotto nome di Bice nella sua grand'Opera. Intanto cominciò ad essere adoperato negli uflicj della Repubblica; e pervenuto al trentesimoquinto anno, fu creato de' Priori, non per sorte, come s' usò dappoi, ma per elezione, come in quel tempo si costumava di fare. Da questo priorato nacque la cacciata sua, e tutte le cose avverse ch' egli dovette sostenere nella sua vita, secondochè egli medesimo scrive in una sua lettera. Perciocchè essendosi in Firenze acceso il foco delle fazioni Bianca e Nera, e trovandosi perciò la città tutta sollevata e sospesa, si tenne certo trattato per la parte de' Neri, che per opera di Papa Bonifazio VIII. si facesse venir Carlo di Valois, de' Reali di Francia, a pacificare i cittadini, e a riformare lo stato della Repubblica. Il che scopertosi dall' altra parte de' Bianchi, misero la città a romore; e, prese l'armi, n'andarono a' Priori, accusando questa deliberazione fatta

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